Girl From the Other Side #1 – Recensione

Girl From the Other Side Book Cover Girl From the Other Side
Girl From the Other Side
Nagabe
Fantasy
J-Pop
12.5x18
190

 

"Il mondo è diviso in due: la parte dei sani e quella dei malati, trasfigurati da un misterioso morbo in esseri contorti e mostruosi che con il semplice contatto fisico contagiano gli altri. Insieme a una di queste creature vive una bambina che non ha più un posto dove andare..."

Non lo negherò, mi sono preso il mio tempo per leggere il primo volume di Girl From the Other Side. Non che fosse particolarmente noioso, complesso o poco interessante. Al contrario, ho avuto invece difficoltà a capire il motivo per il quale sono riuscito a rileggere il volume più e più volte senza effettivamente averne il bisogno. Avevo capito tutto, non c’erano dubbi, incertezze o semplici vuoti di memoria. Però, sentivo che c’era qualcosa che mi attirava più del ritmo narrativo, più dei colpi di scena. E, purtroppo, ho dovuto impiegare molti mesi per riuscire finalmente a comprendere questa mia sensazione.

Una fiaba da un altro regno

Girl From the Other Side è un fumetto fantasy di Siùl. A Rùn, un autore piuttosto fresco nel panorama manga e che ci presenta un seinen molto particolare.
In un mondo a sé stante, una bambina si ritrova in compagnia da uno strano essere caprino, una creatura avvolta dal nero e incomprensibile. Come se venisse da un’altra realtà. Tuttavia, l’aspetto confonde, visto che tale essere è benevolo e gentile, e con grande pazienza accudirà la bambina in un misterioso regno silenzioso, che pare essere privo di vita… o forse no.

Una fiaba. È questo il modo migliore per definire questo fumetto. Creature magiche, bambini e bambine speciali, un’ambientazione medievale e un contrasto evidente fra luce e buio. Ma anche così, qualcosa non torna. Andando avanti con la storia, sia le comparse che i due protagonisti stessi, Shiva e il Maestro sembrano in qualche modo distanti dall’atmosfera della fiaba classica. Ed è lì che ho capito il primo grande punto di quest’opera: benché somigli a una fiaba, non lo è affatto. Bensì, è una linea parallela. Non si ferma solo a proporre una morale o a mostrare buoni o cattivi sentimenti. Il dualismo è spezzato da una terza variabile, il grigio, che avanza da una parte con una trama da film horror, dall’altra con la grande quantità di domande che sorgono a ogni vigneta.

Girl From the Other Side è pregno di mistero, qualsiasi cosa è questionabile, e anche l’elemento più certo viene messo in dubbio già dal primo volume. Questo mette molto alla prova il lettore, che è costretto costantemente a ricredersi su qualsiasi considerazione, portando quindi la voglia di leggere ben al di sopra di come sarebbe con una semplice trama avvincente.
Ma tutto ciò diventa chiaro alla prima lettura.
Cos’ha allora di speciale? Cosa mi ha fatto dire “no, devo rileggerlo”?

Immortalare un momento

La risposta era tanto semplice quanto scontata: la regia.
Abbiamo vari casi di regie dinamiche, che riescono a dare un ritmo interessante a qualsiasi scena, anche la più stupida, come in Prison School. In Girl From the Other Side si ha un altro tipo di regia, quella atmosferica. Soffermandosi molto sui dettagli, l’autore non si limita a mostrare una scena, ma lo fa tenendo in considerazione l’azione successiva del protagonista. Ogni inquadratura preannuncia l’azione successiva.
In un manga con un numero ristretto di vignette è vitale scegliere il frame giusto da mostrare al lettore, in modo non solo da fargli capire immediatamente cosa sta succedendo, ma farlo anche nel modo più bello possibile. Su questo, Girl From the Other Side ci riesce incredibilmente bene.

Benché i dialoghi siano abbastanza essenziali, nulla è fuori posto, e la direzione delle scene trascina il lettore tavolta dopo tavola senza che se ne renda nemmeno conto. Il lato artistico, dal canto suo, aiuta veramente tanto l’intero processo.
Uno stile semplice, quasi con un tono nostalgico, molto vicino ai libri illustrati occidentali soprattutto di fiabe. Un tratto non troppo pulito, ma che dà il giusto tocco di stile al design dei personaggi e ai fondali, che riempiano le scene con delle ambientazioni medievali molto simili a panorami e cittadelle italiane.

In definitiva, chiedo scusa per il ritardo, ma sono stato sinceramente spiazzato da questa opera che, dopo anche Made in Abyss e The Promised Neverland (guarda caso con protagonisti dei bambini), mi ha messo in testa l’idea che la Jpop sia in realtà guidata da dei malefici demoni caprini che vogliono succhiare tutti i miei soldi.
Quindi sì, leggetelo, compratelo e amatelo.

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