I finali che non ci piacciono

Ogni storia ha un inizio, un proseguimento e un finale. Questa è la prassi di ogni storia, ma in realtà vale per tutto. Tutto nell’universo segue quel ciclo cosi ben strutturato da sembrare quasi invisibile. La narrazione ovviamente ci da la possibilità di vedere il finale delle varie storie che “stiamo vivendo” in quel momento. In fondo, come sarebbe una storia senza il suo finale? Personalmente detesterei una storia senza il finale, anche se ammetto che da piccolo scrivevo dei racconti che non avevano un vero finale, ma a quei tempi non mi importava molto di tutto ciò.

La narrazione, dicevo, ha un suo finale e noi lo affrontiamo di solito a spada tratta, pronti ad attaccare e a difenderci. Stiamo sempre sull’attenti per la paura di rimanere delusi e sistematicamente il timore si tramuta in realtà. Attualmente, purtroppo, viviamo nell’epoca buia in cui un giocatore, lettore o spettatore non si accontenta di dispiacersi per il finale della sua opera preferita, ma successivamente fa di tutti pur di mettere i bastoni tra le ruote a chi ha scritto un tale finale. Petizioni, minacce, insulti e chi più ne ha più ne metta. Possiamo definire tranquillamente questo momento storico come una sorta di “la caccia alle streghe” in versione digitale. Cerchiamo però di analizzare alcuni fattori e di capire come combattere la dilagante ondata degli sceneggiatori da bar, che in realtà spesso hanno le idee più geniali di quelle originali.

Perché certi finali fanno schifo?

Ammettiamolo, fin troppo spesso finiamo per odiare un finale. Che sia un videogioco, un film, un fumetto o un libro, il finale farà schifo quasi sicuramente e questo è un dato di fatto, ma altamente soggettivo. Questo però accade per un motivo preciso e va ricercato dentro di noi e la nostra percezione della storia. Dopo aver goduto di una storia per decine, se non centinaia, di ore, la facciamo totalmente nostra. I personaggi sembrano dei famigliari e ci sembra di conoscerli meglio dei registi, sceneggiatori e attori. La storia in fondo è stata messa a nostra disposizione, perché non prenderla del tutto? In fondo siamo stati noi a parlarne per ore con gli amici, a piangere le morti e fare mille grafici raffiguranti ogni mossa, frase, parola e anche passo compiuto in determinate occasioni. Possiamo quindi pretendere con tutta la forza il nostro finale perfetto; quello sognato tanto volte da sembrare vivido più della realtà stessa.

La risposta è che no, non possiamo pretendere e non dobbiamo pretendere. Bisogna capire che un racconto è la creazione di altri, autori che scrivono in primis per loro stessi e non per piacere a qualcuno. La storia è quindi scritta da delle persone che vivono i personaggi a modo loro, quello di chi li ha creati o li sta gestendo in questo momento. Persone onniscienti e onnipotenti nel loro modo, dove regnano con tirannia e prepotenza.

Seguendo questo basilare, ma efficace pensiero, ci accorgiamo che nella storia noi siamo solo degli spettatori passivi che devono godersi i suoi avvenimenti per quel che sono. Un finale è scritto in un certo modo perché cosi lo vedono le persone che hanno costruito le fondamenta del mondo che abbiamo amato. Ma perché quindi odiamo cosi tanto i finali?

La risposta sta nelle righe di prima. Perché il finale non nostro finisce per non rappresentare la nostra personale visione. Va detto da subito che scrivere un finale è dannatamente difficile. Potrei dire che scrivere un finale equivale all’affrontare un gigante armato di martello e pistola con un bastone di carta. Ci si ritrova davanti a tutto il trascorso, ai personaggi, gli eventi e i luoghi. Si guardano quei paesaggi deserti e si pensa, si pensa e si pensa ancora. A volte sono i personaggi a guidarci (come dice Haruki Murakami, che si lascia guidare dai personaggi durante la scrittura), mentre altre volte si tratta di scrittura metodica fatta di ragionamenti fatti con la cura matematica. Ma in qualunque modo, il finale è deciso dalle persone che hanno iniziato a narrare una storia, coloro che hanno condotto i personaggi e gli eventi e non nostra.

How I Met Your Mother

Purtroppo il pensiero che il finale di un’opera possa non piacerci sembra non toccarci minimamente e siamo sempre pronti a iniziare delle battaglie contro i mulini a vento. Pensiamo ai casi come quello di Mass Effect, How I Met Your Mother oppure il più recente e probabilmente becero relativo a Game of Thrones. Orde di fan arrabbiati che hanno deciso di creare proteste per rifare una stagione, senza conoscere come avviene la produzione e a volte senza conoscere quelle basi di sceneggiatura che servono per scrivere. Orde di fan che poi si sono incazzati con gli stessi sceneggiatori della serie, cercando di mettere subito dei paletti alle loro future opere, che in tal caso corrispondono a Star Wars. Altra battaglia, ma che a conti fatti non ha alcun senso di esistere.

Perché allora alcuni finali funzionano? La risposta è semplice, ma anche complessa. Da una parte vuol dire che per il nostro gusto personale il finale ha rispettato le nostre aspettative e il finale risulta essere più o meno simile a quanto abbiamo pensato. Altre volte invece sappiamo a priori che una cosa andrà in un certo modo. Per esempio, sappiamo dall’inizio che l’unico anello andrà distrutto e che il bene trionferà incontrastato. Non possono esserci dei finali alternativi. Nel mondo videoludico invece delle volte si cerca di riappacificare i fan regalando i finali multipli in modo da accontentare un po’ tutto, ma è una scelta altamente discutibile sotto troppi punti di vista.

How I Met Your Mother

Scrivi tu il tuo finale

Abbiamo quindi appurato di odiare i finali perché i personaggi non si comportano nel modo in cui noi abbiamo pensato per tanti mesi (o anni) e alla fine dei conti, non è tutto questo gran capolavoro. Dopo tanti anni ci accorgiamo che di certe opere ricordiamo di più l’inizio del finale e ciò è un po’ triste, ma del tutto naturale. Ma la domanda resta la stessa. Come facciamo ad apprezzare il finale tanto odiato? Le risposte sono due, ma probabilmente non piaceranno a molti.

La prima scelta è quella di accettare il finale di una storia per quel che è, rispettando chi ci ha divertito fino a quel momento. Questo è difficile da fare perché per l’appunto alla fine si crea un rapporto particolare con la storia e i suoi personaggi. In pochi ci riescono, ma dopo la prima volta diventa molto più facile accettare un diverso punto di vista e capire che non siamo noi a gestirla.

La seconda scelta è un po’ più drastica e ci obbliga a cambiare le carte in tavola, modificando la storia senza insorgere in proteste inutili. Basta prendere un computer o un quaderno e una penna per scrivere quello che per noi è il finale perfetto. Scriviamolo quindi il finale alternativo e no, non è una presa in giro.

Dovete considerare che a separare una fan fiction da un’opera ufficiale è solo e unicamente l’approvazione del publisher e dei boss. La vostra opera dedicata a un film, gioco, fumetto o altro potrebbe quindi essere qualcosa di incredibile, ma ovviamente non potrete guadagnarci. Però si tratta sicuramente di un modo più dignitoso dello sbraitare senza alcun fine.

Sceneggiatore

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