Joker: Killer Smile – Recensione

Uno dei personaggi villain più strani, malvagi, pazzi e fuori di testa è sicuramente Joker. Il nemico di Batman per eccellenza e in generale la rappresentazione del caos e della follia, ma anche profondo e macabro come pochi altri. La sua voglia del male è cosi elevata da renderlo un pericolo per tutti, anche per i propri alleati ed è totalmente imprevedibile. Inutile dire che negli anni precedenti in molti hanno provato a tracciare un vero e proprio identikit, dando una origin story o cercando di entrare in quella mente cosi vorticosa e imprevedibile. In pochi sono però riusciti a dare quel qualcosa in più capace di rendere onore all’intera figura di Joker, parlando di fumetti ovviamente (senza toccare il cinema o videogiochi). L’ultima opera scritta da Jeff Lemire e disegnata da Andrea Sorrentino, Joker: Killer Smile, con il suo primo numero funziona.

Joker è in prigione e non sembra molto triste di trovarsi lì. Davanti a uno specialista parla di quel che prova e sopratutto della felicità. Il suo concetto delle risate, dell’essere felice e di dare gioia a tutti. Avrete ormai capito che nessuno di questi concetti è minimamente benefico o volto a dare della vera felicità. Ascoltare Joker non è però come ascoltare uno stupido che confessa i propri crimini al poliziotto. Piuttosto è come essere guidati su una strada ben precisa da un burattinaio. Si pensa di condurre il gioco, ma in realtà si è burattini di uno scherzo crudele.

La storia di Jeff Lemire cerca di mostrarci il lato calcolatore di Joker, quello che credi d’aver visto, ma poi t’accorgi che non è affatto cosi. Joker ha quella strana capacità di insinuarti in testa dei pensieri e delle idee, che come un cancro andranno ad espandersi di continuo fino ad esplodere. Questo è Joker e Lemire gli da una voce potente, tranquilla, pazza, ma allo stesso tempo attento ai dettagli e delicato in certi punti. Una narrazione diretta e precisa che non si perde in chiacchiere, ma va dritta al punto.

Andrea Sorrentino è un disegnatore italiano e con Lemire ha già lavorato su Gideon Falls. Stavolta ha deciso di dare un tocco in più al lavoro, costruendo una sua Gotham. Una città che si avvicina all’immaginario di una vera e forse anche vista nei vari film usciti negli ultimi anni. Sono state abbandonate le architetture gotiche a favore di qualcosa di realistico, che potremmo trovare in una qualsiasi metropoli. Lo stesso manicomio sembra quello vero e non quello classico che ci immaginiamo. A dare vita ai testi ci pensa il tratto di Sorrentino, preciso, ma mai noioso. La sua visione del personaggio è tanto interessante quanto reale, ma tutto ciò da un ulteriore senso d’inquietudine. Non troverete azione in questo volume, ma piuttosto una guerra psicologica, che andrà dal manicomio verso casa. Le inquadrature mettono in risalto le ottime espressioni facciali e tutto risulta essere quasi perfetto.

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