Blacksad: Under the Skin – Recensione della versione Playstation 4

Blacksad: Under the Skin

Ci sono alcuni fumetti che pur partendo come un prodotto adatto a un pubblico ristretto diventano dei veri e propri cult all’interno del panorama mondiale. Blacksad è proprio cosi, partito in piccolo (nonostante i due nomi altisonanti che si celano dietro la sua creazione: Juan Díaz Canales e Juanjo Guarnido) e diventato qualcosa di inaspettato, ma la sua bellezza giustifica tutto. Un mondo noir in puro stile hardboiled che personalmente adoro (come adoro il genere poliziesco e ogni sottogenere derivante dal giallo). In Blacksad fumettistico trovai tanti momenti che rimarranno dentro il mio cuore, ma non è solo un bel racconto su un detective, no. Si tratta di una critica al razzismo, alla delinquenza, ai problemi di svariato tipo ed è chiaro che per non ricevere troppi proiettili sotto casa (si scherza) è meglio non utilizzare gli umani come protagonisti. Al loro posto vengono utilizzati degli animali antropomorfi ed è pazzesco quanto questo funzioni a meraviglia.

Inutile dire quindi che il solo annuncio di Blacksad sotto forma videoludica fece salire l’hype all’interno di ogni particella del mio corpo. Ho atteso molto più del dovuto e ho perfino dimenticato di attendere questo gioco, che alla fine è arrivato nei nostri salotti grazie a Microids e Pendulo Studios. Ho atteso un giorno prima di scaricarlo (colpa del viaggio a Praga) ed era un giorno brutto perché pioveva, il vento tagliava il volto con le sue raffiche e la musica jazz risuonava troppo debole all’interno della mia Alfa Romeo. Eccomi però, pronto a dire la mia su di un titolo che attendevo, di cui mi sono dimenticato e che alla fine ha ritrovato me.

Blacksad: Under the Skin

Un suicidio sospetto

Come ho detto prima, Blacksad è ambientato all’interno del mondo governato dagli animali antropomorfi. Ognuno rappresenta in un certo senso la propria nazione e personalità e in questo si sente subito il forte gioco di ironia e critica verso il mondo reale. Le frasi iniziali del gioco sono praticamente le stesse che troviamo anche nel fumetto ed è chiaramente un bel regalo per i fan che hanno atteso e alla fine acquistato quest’opera.

Nel proprio ufficio Blacksad è intento a pensare, mentre il traffico scorre ovattato fuori dalla finestra. Un’improvvisa visita dal marito della sua cliente lo sveglia dal proprio pensiero e lo catapulta nel mondo del dolore. Il primo tenta infatti di stendere questo gattone a terra, ma fallisce miseramente e dopo una sequenza QTE ci viene data la possibilità di scelta durante il dialogo e le risposte cambieranno parzialmente quello che sarà il futuro del gioco. La storia però si concentra sulle vicende di Black e di Sonnia Dunn, una giovane donna che ha appena perso il proprio padre in quello che potrebbe essere un suicidio, ma ovviamente qualcosa non quadra.

Sarà quindi questa la missione del gatto nero, che dovrà investigare su quest’uomo morto e di capire i suoi segreti più oscuri. Un viaggio senza ritorno in argomenti più scottanti degli anni 50, che vengono dipinti con la giusta crudeltà e colori, proprio come in un film o romanzo hardboiled. I personaggi vengono descritti in modo coerente con il mondo, ma è chiaro che si tratta di una storia avvenuta dopo gli avvenimenti fumettistici e fa davvero strano ritrovare alcuni personaggi sotto altri nomi. Il problema maggiore poi è che manca quell’epicità che andava a crearsi con il proseguire degli eventi all’interno della controparte cartacea. Ovviamente la colpa sta più in me che nel gioco stesso, ma l’aspettativa di avere un gioco capace di stare sul pezzo non è stata ripagata. Al contrario, la partita è davvero piena di tempi morti che vanno ad attenuarsi solo in alcuni frangenti, ma manca quel legame che dovrebbe unire tutti i pezzi narrativi senza perdersi in chiacchiere. Almeno non in questo tipo di gioco.

Blacksad: Under the Skin
L’immensa qualità delle texture

Fails

Mi duole davvero ammetterlo, ma purtroppo il gioco non è riuscito a fare un buon compito per quanto riguarda la parte grafica. Sia chiaro, non mi aspettavo di trovarmi davanti a un gioco realistico in quanto lo studio è piccolo e il budget è limitato. Speravo però di trovarmi davanti almeno a un compitino e in parte è cosi, ma solo in parte. I modelli poligonali dei personaggi conquistano solo per quanto riguarda i personaggi importanti, mentre gli altri sono piuttosto dimenticabili. Blacksad si muove con una legnosità degna del peggior Ent che si sia mai visto e ovviamente cosi anche tutti gli altri. Se però i personaggi sono realizzati perlomeno in modo decente, i fondali non brillano certo per la cura, anche se qui non posso far altro che arrabbiarmi con gli sviluppatori. Fin troppo spesso i fondali sono totalmente pixellati e non si capisce nemmeno cosa si sta guardando per davvero. Si trattava in fondo di mettere degli sfondi renderizzati, ma camminando per le vie si nota benissimo un palazzo realizzato bene e quello dopo uscito direttamente dall’epoca Playstation 1. Va bene che la console Sony ha compiuto i 25 ed è il momento di festeggiare, ma cosi forse è troppo. Per quasi tutto il tempo ero convinto (e lo sono tutt’ora) che il gioco sarebbe uscito molto meglio con un leggero tocco di cel shading in modo di dare vita al mondo di gioco.

Il comparto sonoro fa invece il suo compito senza troppe pretese, ma la parte più succosa è sicuramente la colonna sonora vera e propria. Il jazz (quasi sempre il cool) che suona in modo rilassante delle malinconiche melodie piuttosto trascinanti. Questa è una parte che personalmente ho apprezzato durante la mia partita, ma sarà che sono un amante di questo splendido e variopinto genere musicale.

Blacksad: Under the Skin
Altra qualità in piena vista

Corri… ah… no

Dal lato del gameplay in questo caso parliamo di un gioco piuttosto comune per il genere, ma con qualche piccola accortezza che personalmente ho apprezzato. Tralasciando il classico spiegone dei tasti, che tanto verrebbe skippato da ogni lettore (bastano già i noiosissimi tutorial videoludici), vorrei invece fiondarmi sugli aspetti fondamentali. Blacksad è un tronco che cammina e questo è stato già detto prima, ma ovviamente non ho ancora detto che il protagonista non può correre e per spostarsi si è sempre obbligati a camminare lentamente. Per fortuna che ci pensa il jazz a far perdere tempo. Oltre i classici QTE, il gameplay si basa sulla raccolta degli indizi e della soluzione dei problemi. Proprio quest’ultimo tassello rappresenta una piccola e piacevole novità. Raccolti abbastanza indizi, potremo aprire la parte mentale di Blacksad e unire alcuni indizi per arrivare a delle conclusioni. Si tratta di un modo interessante per far ragionare il giocatore in un gioco piuttosto guidato come quelli a cui siamo già abituati da tempo. Su Playstation 4 non ho avuto molti bug oltre le compenetrazioni e un puntamento davvero pessimo. Su pc i giocatori se la passano peggio e mi dispiace per loro.

In 10 ore circa terminerete la vostra partita a Blacksad: Under the Skin e chissà, forse ne rimarrete anche entusiasti, ma in ogni caso ricorderete una cosa. Un rimando cosi lungo non è quasi mai positivo e si rischia di andare verso una strada più oscura piena di buche. Peccato, poteva essere una piccola perla da ricordare e tramandare, ma cosi è solo un buon gioco con tantissimi difetti.

Blacksad: Under the Skin
No, ma va bene cosi
Blacksad: Under the Skin
  • 5.5/10
    - 5.5/10
5.5/10

Commento Finale

Blacksad: Under the Skin è un gioco che attendevo da molto, ma purtroppo le aspettative non sono state rispettate. La trama è interessante, ma una narrazione lenta e sfasata la rende poco godibile, mentre il gameplay  classico ha alcune chicche interessanti. Il punto più basso riguarda il lato tecnica, lasciato troppo indietro rispetto alla concorrenza.

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