Due chiacchiere con i creatori di Samuel Stern

Samuel Stern

La casa editrice Bugs Comics a gran sorpresa ha deciso di pubblicare una serie a fumetti dedicata solo al mondo delle edicole, Samuel Stern. Un fumetto particolare del quale vi parlerò in futuro, ma per ora, vi presento l’intervista ai due creatori, Gianmarco Fumasoli e Massimiliano Filadoro.

Domanda: Ciao e benvenuti sulle pagine di HavocPoint. Iniziamo con la domanda primaria. Come è partita l’idea per la creazione di Samuel Stern?

Risposta: Samuel nasce dalla nostra necessità di leggere un fumetto d’intrattenimento che non si perda troppo nei meandri delle denunce sociali o di tematiche modaiole che cambiano di mese in mese; un fumetto dove la storia, l’intrattenimento e il piacere di scappare per 30/40 minuti dalla nostra realtà sia la benzina principale che ne muova il motore.

D: Visto il suo potere, possiamo definirlo un esorcista 2.0?

R: In realtà le “doti” particolari di Samuel non sono assimilabili a superpoteri, ma capacità prettamente umane, simili a quelle di alcuni sciamani, che avendo conosciuto nel profondo i lati oscuri dell’esistenza hanno la possibilità di aiutare le persone che ne sono vittime. È il concetto antropologico del “guaritore ferito”. Comunque è un esorcista a tutti gli effetti, questo è vero.

Samuel Stern

D: Da creatori della storia, come vivete l’argomento religione e qual è il vostro pensiero riguardo la possessione?

R: Abbiamo molto interesse per l’aspetto religioso dell’esistenza umana, nelle sue varie declinazioni. Crediamo che il rapporto con il “sacro”, indipendentemente dalla convinzione dell’esistenza di un principio divino o della sopravvivenza della coscienza post mortem, sia una parte imprescindibile della vita umana. Le religioni sono state sicuramente strumento del potere e hanno causato molte sofferenze, questo è innegabile; ma sono state anche altro, e pensiamo sia semplicistico ridursi a definirle antiche superstizioni. Magari soprattutto da quelli che fanno di altre ideologie, come lo scientismo o l’ateismo militante, alla fin fine un altro tipo di credo. Troviamo la possessione un argomento affascinante e spaventoso al tempo stesso. Essendoci, per ovvie ragioni, documentati molto sull’argomento, ci interessano soprattutto quei casi appartenenti a quella zona di confine dove il fenomeno può poter essere affrontato indipendentemente nelle due modalità, quella psicologica-scientifica o quella soprannaturale. La possessione poi è anche una metafora molto potente di aspetti dell’esistenza umana, che chiama in causa la responsabilità delle azioni, il concetto di bene e di male, insomma, roba grossa…

D: La storia è ambientata nel nostro mondo. Samuel non fa parte dei lavoratori presso la chiesa e nonostante questo esercita una professione che non sarebbe totalmente approvata dalla chiesa. Vedremo mai qualche autorità che lo vorrà contrastare?

R: Molto probabilmente. Lo stesso operato di Duncan O’Connor non è proprio ben visto da tutti i suoi confratelli, ed è probabile che prima o poi qualcuno cerchi di metterli i bastoni tra le ruote.

D: Questa è una serie sfida per la Bugs Comics in un momento cosi drammatico in cui versano le edicole. La vostra scommessa è tanto grande quanto azzardata. La risposta social del primo volume è stata abbastanza grande. In futuro vedremo altre opere dedicate alle edicole?

R: Partiamo dal fatto che non crediamo che la crisi delle edicole e la crisi del fumetto da edicola siano due problemi distinti. Il fumetto in edicola non funziona perché difficilmente oggi arriva in quello specifico punto vendita un fumetto popolare. “Popolare” non come accezione negativa del termine ma come tipologia di racconto. Umberto Eco diceva che esistono due tipologie di racconti: quello aperto, che si basa sul bagaglio culturale di chi scrive e che obbliga, chi legge, ad avere un’esperienza specifica per comprenderne i contenuti; e poi il racconto chiuso che, al contrario, è un racconto che ha una sua identità specifica, che sa da dove parte e dove vuole arrivare e non lascia spazio a grossi dubbi. Comunque la risposta è “si”. Se Samuel funziona, arriverà anche altro.

D: Bugs Comics ha iniziato questo approccio con Samuel Stern e il nuovo approccio alla pubblicazione. Come lo vedete il futuro della casa editrice tra qualche anno?

R: La speranza è che Samuel Stern accompagni la BUGS in una crescita continua che è poi il motivo per cui siamo qui. Dal 2015, anno di esordio editoriale della BUGS, abbiamo sempre puntato a cambiare pelle (fumetterie, librerie, BUGS Academy e ora edicole) per non rimanere fermi e cercare di adattarci a un mercato in continua crescita. Samuel è il prossimo passo, al quale ne seguiranno tanti altri.

Samuel Stern

D: Come mai avete deciso di ambientare la storia in Scozia piuttosto che in Italia? In fondo la chiesa ha un ruolo maggiore qui.

R: Una volta abbiamo letto un articolo dove si parlava di archetipi narrativi legati ai luoghi. Nell’articolo si mettevano a raffronto le cittadine americane – illustrate in quei gioielli che sono i racconti di Raymond Carver – con realtà a noi geograficamente più vicine come saline o miniere, ad esempio, descritte dai novellieri siciliani. Ebbene, paradossalmente (ma neanche tanto), realtà talmente specifiche come queste ultime le sentiamo più lontane, mentre l’atmosfera sospesa di un american diner sulla Highway 66 oppure una strada affollata di New York, pur non essendoci mai stati, è un’ambientazione a noi più abituale per immaginarci storie. La Scozia è una terra di leggende e di fantasmi, perfetta per quello che vogliamo raccontare. Inoltre, nulla toglie che prima o poi il buon Samuel un viaggetto a Roma se lo possa fare.

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Comunque è interessante la scelta Only Digital.
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Ed ecco il design di Playstation 5. Non so ancora cosa dire.

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