Intervista a Giorgio Salati, lo sceneggiatore di Brina Ogni amico è un’avventura

La casa editrice Tunué ha pubblicato il nuovo volume con le avventure di Brina, la gattina che abbiamo imparato ad amare. Ve ne ho parlato in una recensione un po’ di tempo fa, ma questa volta voglio proporvi una breve intervista a Giorgio Salati, lo sceneggiatore del fumetto.

  1. Ciao Giorgio e benvenuto su HavocPoint. Raccontaci come nascono le avventure di Brina?

Ciao e grazie dell’accoglienza.

Brina è nata qualche anno fa, quando durante le vacanze in montagna è scappata la mia gatta. Mentre la cercavo per i boschi mi dicevo: “Se riesco a ritrovarla ci scrivo sopra una storia”. E così è nato il primo volume “Brina e la Banda del Sole Felino”.

  • Un animale è ovviamente un perfetto modo per i ragazzi per imparare qualcosa e divertirsi leggendo. Come mai hai scelto come protagonista un gatto e non un cane?

Eh eh, vedi risposta sopra. È ispirata alla mia gatta!

  • La vita di Brina è piena di avventure e amicizie sempre nuove. Ho percepito quasi una voglia di uscire, di fare delle nuove amicizie e di iniziare qualche avventura senza un motivo preciso (sono giovane dentro). Era uno dei tuoi intenti questo o si tratta solamente di una mia percezione?

Be’, con il volume “Brina – Ogni amico è un’avventura” io e Christian abbiamo cercato di veicolare l’idea che ogni volta che conosci una persona nuova entri in un mondo nuovo. E scoprire un mondo nuovo equivale a vivere un’avventura… da qui il titolo. Quindi sì, non mi dispiacerebbe che dopo il periodo di isolamento che stiamo vivendo i ragazzi (dentro e/o fuori) si sentano spronati a uscire e fare amicizie. Non dimentichiamo che le scuole sono chiuse da più di 3 mesi perciò ai ragazzi sono venuti a mancare drammaticamente i momenti di socialità routinaria che tanti adulti hanno invece potuto lentamente recuperare.

  • Quanto è difficile scrivere una storia dedicata a un pubblico molto giovane?

Dipende. Scrivendo per i ragazzi ormai da 17 anni posso dire di essere piuttosto allenato. Allo stesso tempo però non ti puoi mai sedere sugli allori: devi sempre essere aggiornato su ciò che i ragazzi leggono/guardano/vivono altrimenti rischi di scrivere con toni che equivarrebbero a quelli che per noi sono i testi del Corrierino dei Piccoli anni ’40.

Quello che sostengo spesso è che scrivere per i ragazzi è scrivere per tutti, mentre scrivere solo per gli adulti per certi versi può risultare più limitato. Se gli adulti si basano principalmente su un linguaggio razionale, i ragazzi recepiscono invece specialmente quello emotivo. Un genere di linguaggio che però è facilmente recepito anche dagli adulti. Basta guardarsi i migliori film Pixar con i diversi livelli di lettura, per farsi un’idea: in quel senso è davvero scrivere per tutti.

  • Ci sono dei libri che consigli ai giovanissimi di leggere per imparare qualcosa o per puro intrattenimento?

Che domande… Topolino! Volendo restare nella stessa collana di Brina, consiglio vivamente “Fiato Sospeso” di Sualzo/Vecchini e “Viola Giramondo” di Turconi/Radice. Lievi più che leggeri, divertenti ma profondi.

  • Ci saranno sicuramente alcuni ragazzi e ragazze che dopo aver letto qualche fumetto o libro vorranno provare a scriverne uno proprio. Che consigli daresti al giovane pubblico a tal proposito?

Un piccolo problema che ho riscontrato spesso negli elaborati dei ragazzi nei contesti di laboratori di narrazione o fumetto è che si tende a voler saltare alla fine il più in fretta possibile, sviluppando poco la parte centrale della storia (che è effettivamente quella più faticosa da realizzare). Bene, sappiate che se con un inizio avvincente avete agganciato il lettore e che con un finale a sorpresa vi sarete guadagnati il suo rispetto, è con lo sviluppo centrale che potete davvero fare i fuochi artificiali. Impegnatevi molto a sviluppare la vicenda, dare svolte inaspettate, far fallire e poi evolvere i vostri protagonisti. Trasformerete una storia “carina” in “fantastica”.

  • Tre fumetti che ti hanno cambiato il modo di percepire quest’arte?

Urca, ce ne sono a pacchi.

“Topolino Noir” era la raccolta delle storie di Tito Faraci. Quando l’ho letta frequentavo la Scuola del Fumetto e scoprire che anche nei fumetti Disney si potesse scrivere un certo genere di storie è stato per me un’epifania.

“Watchmen” e “Batman: The Killing Joke” scritti da Alan Moore mi hanno fatto veramente capire cos’è una struttura narrativa relativamente a un fumetto, non roba sterile da manualetto di sceneggiatura, ma qualcosa di completamente interiorizzato in ogni atomo del tuo corpo (stile Dr Manhattan!).

Poi “Maus” e “Calvin & Hobbes” sono tra i fumetti che hanno cambiato la mia percezione di come si possono fare i fumetti e della profondità che vi si può infondere.

  • Grazie mille per il tempo dedicato. A presto.

Grazie a te e saluti ai lettori di HavocPoint!