Black Hammer ’45 – Recensione

 Jeff Lemire come sceneggiatore ha la capacità di far incollare il lettore alle sue storie, facendolo sognare con i suoi personaggi. Il suo modo di narrare le vicende è diretto e naturale, come lo sono i comportamenti umani che avvengono tra i personaggi delle sue storie. Tra le varie opere che ha composto e delle volte disegnato c’è Black Hammer, una serie supereroistica molto particolare ed edita da BAO Publishing.

La serie narra le vicende di un gruppo di eroi impossibilitati nel lasciare un villaggio e negli anni le storie hanno visto nemici, eroi e personaggi mostrarsi per quel che sono. In un determinato momento i personaggi di Black Hammer hanno invaso il mondo DC con un crossover molto particolare. Attualmente è uscito sul mercato un volume spin-off ambientato verso la fine di un periodo buio, la Seconda Guerra Mondiale. Black Hammer 45’ è difatti una storia particolare che ci racconta un fatto completamente diverso da quello visto nella serie madre.

Il volume in questione si svolge in due linee temporali differenti. Da una parte abbiamo il presente dei protagonisti, ormai vecchi e in pensione, mentre dall’altra parte abbiamo il loro passato glorioso e bellicoso. Il gruppo noto come Black Hammer era un gruppo di americani pronti a combattere le forze naziste da un lato, mentre dall’altro lato vediamo l’esercito sovietico fare il capolino e distruggere tutto al proprio passaggio.

Una missione di salvataggio porta il team di Black Hammer a compiere una missione che a prima vista sembra essere suicida. La storia fa quindi avanti e indietro tra il passato e la gloria di un’età forte e bellicosa e il presente in cui la vecchiaia si mischia con la disperazione e la malinconia.

La storia di Jeff Lemire in questo caso vanta i testi di Ray Fawkes, che riesce solo in parte a dare vita ai personaggi. Durante la lettura c’è sempre quella sensazione di una mancanza. Le informazioni di base ci sono, ma ovviamente un albo di questo spessore poteva essere abbellito anche da una grande moltitudine di elementi supplementari. La volontà di tralasciare molti aspetti sociologici non è un vero difetto, ma si tratta di quel plus che poteva spingere la narrazione ancora più in profondità.

La storia di discosta in modo totale dal classico modo di concepire Black Hammer, ma parla comunque di eroi. Supereroi che rubano la scena alle persone normali, che danno la vita per il proprio paese e che vengono dimenticati. Eroi che possono distruggere e agiscono senza consultazione alcuna con il proprio capitano. Molti argomenti classici vengono quindi criticati, ma senza la causticità di una critica aspra.

Come lo stile narrativo e l’argomento, anche il disegno rispecchia in pieno il vintage di un periodo che non esiste più. Matt Kindt fa del suo meglio per avvolgere il lettore con una patina di antichità, regalando un tratto retrò e delle volte sperimentale. Aprire questo graphic novel è come fare un tutto nel passato per poi tornare con un sorriso nel nostro 2020. Kindt ha sempre avuto la bravura nel cogliere i momenti giusti, utilizzare le inquadrature e l’azione e anche stavolta non fa eccezione. La storia al livello grafico è quanto di meglio si possa desiderare.