NBA 2K21 – Recensione

L’anno 2020 è stato drammatico per una moltitudine di ragioni che tutti conosciamo. Abbiamo però vissuto un altro momento, certamente meno drammatico per l’umanità, ma di forte impatto emotivo; la morte di Kobe Bryant. La sua scomparsa è piombata sul mondo sportivo (e non solo) come un fulmine a ciel sereno, sconvolgendo tutti fan della pallacanestro. Non importa se si tifa i Lakers o i Golden States Warriors (come nel mio caso) perché una scomparsa cosi grande pesa come un macigno e fa riflettere.

Con questa premessa, quindi, è chiaro che un NBA 2K21 ha una valenza maggiore per il peso della scomparsa di un grande sportivo, un grande essere umano e anche un buon scrittore (è molto breve come lista, ma serve unicamente per farci rendere conto). Dopo aver lavorato molto sul mio personaggio, bestemmiato con una camera facciale peggiore di sempre, eccomi a parlarvi del nuovo capitolo di una delle simulazioni sportive migliori di sempre.

Vi avverto che nel corso della lettura, troverete dei piccoli paragrafetti dedicati ai fumetti, film e libri che potrebbero aiutarvi a immergervi in questo mondo cosi magico.

Una storia interessante

Inutile negare che la modalità carriera sia quella più ricercata dai giocatori di tutto il mondo. Non solo ci permette di vivere una storia interessante, ma è quella che ci fa immergere in un universo online fatto di altri giocatori. Partiamo dal principio però, altrimenti il rischio di perderci sarà troppo alto.

Si parte con la classica creazione del personaggio, che per me ogni anno è un trauma da non sottovalutare. Tralasciamo l’applicazione ballerina e la necessità di provare a rifare la stessa cosa per decine e decine di minuti, anche se è chiaramente un problema. Durante la scansione, la camera prende la mia barba e la trasforma in una parte del mio volto, rendendolo in questo modo grottesco e particolarmente brutto (non che sia un fotomodello). Ho tentato con la scansione per un numero smisurato di volte e usciva sempre qualcosa di indicibilmente brutto e insensato. Tra l’altro, l’applicazione stavolta ha perso ogni suo fascino senza la modalità GM, senza i tornei e sei le carte.

La storia prende il via in modo particolarmente cinematografico e mette subito in chiaro chi siamo e chi era nostro padre. Un grande atleta che ha sempre trattato il figlio come un mezzo fallimento, qualcuno senza una spina dorsale e spinta. Insomma, un ragazzo che dentro ha la rabbia e la volontà di dimenticare il genitore e di farsi una strada propria, cosa non sempre facile. Anzi, non lo è mai.

La storia si snoda attraverso il percorso universitario, con dei personaggi parecchio interessanti e una scrittura matura e diversa dal solito. Alcuni attori hanno poi un’importanza incredibile e parliamo di Djimon Hounsou (Guardians of the Galaxy), Michael Kenneth Williams (The Wire) Jesse Williams (Grey’s Anatomy e Detroit Become Human), Mireille Enos (World War Z) e anche alcuni sportivi come Damian Lillard e Zion Williamson.

Sorpassato questo punto della carriera, ci troveremo in un nuovo campetto, pieno di persone e di attività. Come ogni anno, le attività da fare sono tantissime ed è facile imbattersi in una bella partita online in puro stile street, ma senza le acrobazie. In ogni caso, bisogna dire che i CV (la moneta del gioco) è ancora presente, ma non più cosi opprimente e i suoi effetti sono più blandi rispetto a prima.

Da Guardare: The Last Dance

La docu-serie targata Netflix, The Last Dance, è un viaggio attraverso il basket degli anni 90, quando Jordan dominava la scena. Si tratta di un ottimo modo per conoscere alcune delle personalità più importanti e influenti del mondo della pallacanestro. Iniziare ad amare il basket oppure continuare a farlo è possibile con quest’opera.

In una vasca da bagno

Come abbiamo visto in precedenti capitoli, ci sono altre modalità da sfruttare e ovviamente si parte dalla classica “Gioca Ora”. Questa comprende altre sottosezioni classiche e viste ormai in tutti i capitoli, ma con l’aggiunta nuovamente del WNBA. La lega dedicata alle donne si presenta in bella vista e con grande piacere posso dire che quest’aggiunta è perfetta per tutti gli appassionati della pallacanestro.

Avere un po’ di diversità è necessario, ma soprattutto è necessario inserire la parte femminile all’interno di uno sport che non esiste unicamente per un pubblico maschile.

Per il resto, si tratta di un more of the same per quanto riguarda le modalità di gioco. Si tratta di un male? Assolutamente no, ma personalmente mi manca in modo grande NBA All-Stars. Poter giocare con altri 9 giocatori era una chicca non da poco e per me rappresentava una bell’esperienza che se sviluppata meglio, sarebbe potuta essere lo zoccolo duro dell’esport.

Da guardare: Slam Dunk

L’anime tratto dal manga di Takehiko Inoue è un grande capolavoro d’animazione sportiva. Un vero e proprio punto di svolta per lo sport, mostrato per quel che è, ma anche per i suoi personaggi e i vari risvolti che si incontrano durante la visione. Si tratta di un anime che porto nel cuore anche perché è stato il principio del mio amore per la pallacanestro.

Spalding

NBA 2K21 si pone tra due generazioni e ovviamente quella in mio possesso è per la PS4. Si tratta quindi del limite raggiungibile dalle attuali console per il genere sportivo e bisogna fare alcune considerazioni. Il livello grafico nelle precedenti edizioni era già incredibile. Il dettaglio mostrava ogni minimo particolare, anche il sudore e quindi aspettare un salto di qualità enorme era impossibile.

Ci troviamo davanti a un titolo molto più pulito di prime e ogni angolo è stato giustamente smussato e abbellito. Ciò che forse manca un po’ è la qualità relativa i filmati, dove i dettagli peccano, ma la regia rende comunque idea del tipo d’opera che abbiamo davanti.

Il campo da gioco riflette ogni cosa, mostrando un realismo di luci e di dettagli da far paura. A tratti sembra di vedere una partita vera, ma poi è facile rendersi conto che è solo un gioco. In alcuni momenti, infatti, sembra che questo fascino realistico svanisca lontano lontano.

Da Leggere: Mamba Mentality

Questo libro è un modo perfetto per ricordare chi era Kobe Bryant e per capirne l’animo. La mentalità Mamba è ormai storia. La lettura di questo libro è obbligatoria per ogni appassionato della pallacanestro, senza se e senza ma.

Hey hey… DJ

Il comparto sonoro in un titolo sportivo ha due valenze. Da una parte abbiamo la parte relativa i suoni del gioco che servono per immergere il giocatore al mondo, mentre dall’altra parte c’è la questione della musica. La colonna sonora è una parte prettamente ludica, ma alcuni brani giusti rendono l’esperienza meno noiosa e più vivace.

Il sonoro durante le partite è pressoché perfetto. Il suono del pallone rimbomba nello stadio con una fragorosa potenza, mentre le scarpe degli atleti stridono sul terreno di gioco con la solita nota armoniosa. Tutto funziona a dovere e cosi anche la cronaca, che si differenzia bene in base al posto dove ci troviamo.

In alcune partite mi è capitato un bug in cui non c’erano suoni esterni e si sentiva solamente la palla, le scarpe e alcuni giocatori. Cosa che si è risolta con altre partite

Da Leggere: Real

Real di Takehiko Inoue è un manga che si distanzia da Slam Dunk e raggiunge delle nuove vette sportive, quelle dello sport in carrozzina. Il basket in carrozzina viene dipinto nel modo più realistico possibile ed è un vero e proprio piacere scoprirne i dettagli. La drammaticità potrebbe farvi aprire gli occhi.

Tira quel pallone

Il gameplay di un gioco mastodontico come NBA 2K21 necessità di un gameplay all’altezza. Lo abbiamo ottenuto? La risposta è un forse. Il gameplay lima i precedenti difetti o incongruenze e aggiunte inoltre un nuovo modo di tiro. Abbiamo sempre il caro e buon tasto quadrato per poter tirare il pallone, ma non solo. Il pro stick stavolta funge come un modo per lanciare, ma anche per direzionare la palla.

Bisogna puntare la direzione giusta e andare a tempo per riuscire a fare un canestro e ciò sulle prime potrebbe sembrare difficile, estenuante e stressante. Si tratta però di quel plus che è impossibile non apprezzarlo vista la profondità e quella sensazione di vittoria che si sente dopo un canestro messo a segno.

Era impossibile aspettarci di più quest’anno da NBA 2K e ora non ci resta che aspettare la nuova storia che verrà fuori con l’uscita del gioco su PS5.

NBA 2K21
  • 8/10
    - 8/10
8/10

Commento Finale

NBA 2K21 arriva sul mercato sul viale del tramonto e lo fa in modo splendido. Non rivoluzione le meccaniche dei precedenti capitoli, ma ne lima i difetti, portandone con se altri, minuscoli. La narrazione è semplice, ma coinvolgente e la parte relativa la carriera è ancora una volta la punta del diamanet del gioco.