Tex: La Frustata – Un romanzo a fumetti riguardo il sapore della vendetta

Arriva finalmente il nuovissimo numero di Tex Romanzo a fumetti, che ci riporta nel Messico e nelle sue terre desolate. Una storia che arriva dopo un’attesa di più di un anno e dopo un ottimo A Sud di Nogales e lo strepitoso Texone, La Vendetta delle Ombre. La storia ha dalla sua tutti i punti di un racconto moderno capace di narrare le vicende da una prospettiva diversa dalla solita. Tex La Frustata rappresenta un ottimo acquisto per tutti gli appassionati, nonostante non sia perfetto né dal lato narrativo, né da quello grafico. Partiamo però con l’ordine.

La storia scritta da Pasquale Ruju ha il suo solito andamento. L’inizio ci mostra da subito il villain principale della vicenda, Diego Portela, crudele e desideroso di una vendetta molto personale. L’uomo si ricorda il momento in cui fu condannato a morte per la fustigazione. Il fato vuole che la sua vita fosse risparmiata e con un incantesimo le sue pistole sono infallibili. Un uomo tanto pericoloso quanto determinato nel portare avanti la sua sete di vendetta.

Dall’altra parte abbiamo Tex e il suo pard Kit Carson diretti verso un gruppo di uomini che trasportano dell’argento ottenuto in modo illegale. Tutte le tracce porteranno i due ranger in una hacienda gestita dall’uomo dal pugno di ferro, Alvarado, di cui però vedono solamente il funerale. La figlia, Blanca, appare come una donna forte, nonostante un’apparenza angelica e debole. Nello stesso istante arriva però anche Diego Portela, pronto a scatenare la propria vendetta contro una famiglia in lutto.

Ruji imbastisce una storia interessante, dai toni cinematografici ed epici. Abbiamo ogni elemento per un racconto malleabile e fatto ad hoc per appassionare ogni tipo di lettore. I personaggi non vengono rovinati da una scrittura veloce che si concentra in una quarantina di pagine. Diego è un villain con un animo ferito e annientato dall’odio, ma Ruju rivolta alla fine la situazione, che apparirà sotto una luce completamente diversa. I temi narrativi non lasciano un solo momento di respiro e anche i tanti dialoghi accrescono il desiderio di scoperta.

Si tratta quindi di una storia perfetta? Assolutamente no. Ci sono molti elementi che stridono e che in realtà potevano essere curati meglio. Probabilmente figli di un formato troppo povero di pagine. In alcune occasioni è facile vedere degli errori temporali oppure di semplice costruzione logica. Un gruppo di soldati, difficilmente non riuscirà a sentire in un bosco il carro pieno d’argento con Tex per dirne una. Si tratta però di difetti che troviamo in quasi tutte le opere e in realtà, non rendono il titolo meno bello.

Le matite di Mario Milano accompagnano i testi in modo inequivocabilmente epico. Abbiamo dalla nostra una costruzione tipicamente francese di vignette, con un Tex che sembra volerci dire “Bounjour” da un momento all’altro. Ciò che manca nello splendido stile di Milano è una migliore espressività del protagonista, che si ritrova con un volto pressoché uguale per tutta la durata del volume. Le scene d’azione hanno un gusto tipicamente cinematografico e in alcuni punti l’ispirazione a diversi attori è fin troppo evidente. Un buon omaggio per ogni amante del genere western.

Gli ambienti in cui si muovono i personaggi sono pieni di vegetazione, di vita e di colori. Forse è la parte che mi ha colpito di più, lasciandomi in alcuni punti la sensazione di voler scoprire cosa si celi oltre la coltre d’alberi in una determinata vignetta. Milano quindi crea una storia che nonostante un Tex di pietra, ci trasporta nel pieno far west, con tanto di birra scadente e scazzottate gratuite.