Port Royale 4 – Il commercio nel mare continua

Ricordo che un tempo passavo ore e ore a costruire, commerciare, combattere, preparare i miei eserciti e ovviamente divertirmi. Tanti giochi strategici hanno caratterizzato il nostro passato e solo ora mi rendo di quanto bella era la mia infanzia. Le giornate a casa le passavo con i svariati titoli strategici (oltre i punta e clicca) talvolta giocando le partite libere atte solamente a fare un po’ di casino o per delle sperimentazioni. Ebbene, una delle perle, Port Royale, ha raggiunto finalmente il quarto capitolo e una nuova generazione di console (la current gen, non la nex gent). Pubblicato e sviluppato da Kalypso, si tratta di un titolo che ci mette davanti alle forze navali, al commercio e al rum in quantità industriale.

Randy Dandy-O!

Port Royale 4 si apre nel più classico del modi, con un tutorial. Un grande ed esaustivo modo per conoscere ogni frammento del percorso che dovremo fare all’interno del gioco. Questo è forse uno di quei tutorial necessari e ben congegnati, mai pesanti o stressanti o noiosi ed è già una gran vittoria.

Davanti a noi si apre quindi un percorso che ci porterà in quattro direzioni diverse. Sono infatti quattro le fazioni che potremo servire e quattro sono i governatori da dover accontentare. Noi ovviamente potremo scegliere in modo del tutto libero la nostra via e questa potrebbe spaziare da un normale mercante a quello del pirata (o piratessa). Una scelta che comunque andrà a condizionare il tipo di gioco che dovremo attuare e che soprattutto ci metterà davanti a una partita completamente diversa dalla precedente.

Il commercio è la base del gioco ed è interessante come la domande e l’offerta siano di primaria importanza in base al tipo di luogo. Si tratta di una legge semplicissima, ma che nel mondo reale, delle volte, viene dimenticata dalle persone che parlano di vendite sui social. Dovremo capire dove bisognerà vendere un determinato oggetto e per farlo ci sono molti modi. Prendiamo ad esempio una grande città, piena di persone benestanti (ma anche di poveri ovviamente) dove i beni di prima necessità abbondano per chi può permetterseli. Come nella vita reale, a quelle persone bisognerà vendere degli oggetti che nulla hanno a che fare con la vita, ma piuttosto con il semplice lusso. L’esempio che potrei usare è l’azienda Hermes, adatta solo a chi non ha alcun problema ed in grado di spendere 7300 euro per una borsetta Constance oppure delle cifre molto più alte per una Birkin o Kelly.

Dovremo quindi sì essere molto bravi nel capire come agire in delle determinate occasioni. Ovviamente, però, ci saranno i viaggi da fare attraverso le isole, ma non solo. Bisognerà lottare contro i pirati e per questo avremo bisogno di una flotta con dei capitani capaci di governare delle navi. Un percorso lungo e complesso, che potrebbe portarvi alla morte in modo veloce. Il gioco è infatti molto punitivo e da pochissimi margini di errore.

I combattimenti a griglia sono però noiosi. Va detto subito per evitare alcun fraintendimento. Battaglie semplicistiche in cui  l’IA è prevedibile al 100% dopo pochissimi combattimenti di prova. Da questo punto di vista, poteva sicuramente essere un titolo più profondo dal lato delle battaglie e non solo da quello del commercio, dove eccelle senza se e senza i ma. In linea generale, si denota una lentezza in molte azioni e alcuni punti sono fin troppo banali.

Drunken Sailor

Graficamente Port Royale 4 è un piccolo gioiello. Giocandoci sembra di sentire la salsedine e se siete maggiorenni, accompagnate la giocata con una buona bevuta a base alcolica. Ottimi i dettagli, la cui cura è veramente immensa e anche i più piccoli dettagli sono curatissimi. Ottimo il mare, realistico e smeraldino e cosi anche la nostra nave.

La colonna sonora si sposa bene con il gioco e ricorda tanto l’estate, il mare e le onde. Si tratta insomma di un tipico Port Royale con dei difetti, ma anche dei piccoli miglioramenti.