Arcadia Volume 1: Mad World – Recensione

Le storie sono importanti, questo è un dato di fatto. Le storie hanno la potenza senza limiti, capace di travolgere le persone gli eventi e la storia. Attraverso queste riusciamo ad addentrarci all’interno di mondi che non ci appartengono e alla fine quei personaggi magici finiscono per vivere una vita eterna grazie a noi, al nostro condividerle sempre. Altre storie muoiono per far spazio ad altro, morendo a loro volta per sempre. In un certo senso, questo è stato uno degli argomenti di Nomen Omen, la serie italiana creata da Marco B. Bucci e Jacopo Camagni di cui ho parlato innumerevoli volte.

La serie ha portato avanti moltissime tematiche in realtà e nel farlo è finito per crearsi una sorta di piccolo universo narrativo che potrebbe in effetti continuare con tantissime altre testate. La serie madre deve però continuare e cosi, dopo i primi tre numeri, si cambia rotta e nome. Abbiamo davanti Arcadia #1, che appare fin dalle prime pagine con quella grande potenza che abbiamo visto nell’ultimo numero di Nomen Omen.

Il mondo è cambiato. Mutato in modo totalmente assurdo in un qualcosa di magico, inaspettato e catastrofico. Il mondo delle storie, dei personaggi che non dovrebbero essere qui si è unito al nostro in una danza vorticosa e colorata. Manhattan ha assunto un aspetto nuovo, diventando qualcosa di grandioso e prendendo il nome di Arcadia. Sul trono della città siede l’ormai cambia Becky, sopravvissuta grazie ad altre versioni di se stessa, viva grazie alla forza e dedizione, ma in tutto questo ha anche perso tanto. Ha perso delle persone care, ha perso la mentore e degli amici. Le sue perdite fanno però parte di un passato doloro da affrontare. Nel frattempo la giovane cerca di ricostruire una città nuova, fatta della sua stessa magia.

Non è solo Becky a essere cambiata insieme al mondo. Anche tutti gli altri sono cambiati e vivono in modo diverso dal solito. Qualcuno ha abbracciato il lato degli alleati di Taranis ed è pronto a combattere una vecchia amica. Questo primo numero è sì un preludio alla futura guerra, ma è anche un action davvero potente già a questo livello.

Marco B. Bucci è un narratore di grande talento e l’abbiamo capito già un po’ di tempo fa. Con questo numero viene preso l’universo di Nomen Omen, ingrandito e poi rispiegato. Tutto si collega in modo perfetto con il resto della storia, dando di punti di forza anche al libro The Fall. Becky appare sì una persona diversa, ma anche simile alla precedente ragazza di città che abbiamo conosciuto.

L’ammirazione della giovane donna per Macbeth la porta ad affrontare un lungo viaggio attraverso la storia del personaggio per farla tornare indietro dopo gli eventi del volume 3 di Nomen Omen. In quel momento arriva una parte interessante di solo testo. La forma letteraria prende vita e sostituisce il fumetto per un po’. Un ottimo escamotage per apprezzare ancora di più l’abilità di Marco.

I dialoghi si susseguono senza annoiare il lettore in nessun momento della storia e alla fine risulta essere facile appassionarsi anche ai personaggi meno rilevanti per la storia. Infine bisogna dire anche che tutta la storia è come un vero GDR, in cui i personaggio fanno le loro mosse per mettere i bastoni tra le ruote al nemico.

Ad accompagnare i testi ci pensa ovviamente Jacopo Camagni, il secondo padre della serie in questione. Il suo stile dal tratto più americano ha quella giusta capacità di colpire nel modo giusto e al momento giusto. I personaggi hanno una loro fisica e questa viene messa in evidenza senza alcun problema o titubanza.

Alcune tavole fatte d’azione perdono la classica staticità del fumetto, diventando qualcosa di molto più veloce e frenetico. Soprattutto verso la fine, abbiamo dei momenti parecchio emozionanti in cui vengono messi in mostra esattamente i punti più importanti della storia.

Come nel primo capitolo, anche qui alcune parti della storia sono disegnate a mo’ di acquarelli. Una piccola aggiunta veramente molto piacevole, che da la giusta delicatezza a quelle scene. In quei punti tratto diventa più impreciso, più fantasioso, delicato e con l’uso dei colori morbidi.