Future State: Dark Detective – Recensione

La settimana scorsa è partita la Future State di DC Comics e tra alti e bassi mi sono divertito a leggerne i contenuti. Una linea divertente che ci mostra un futuro distopico controllato da un nemico chiamato il Magistrato. Come sappiamo Tim Fox ha preso il posto di Bruce e sinceramente speravo nella morte definitiva di Bruce Wayne. Almeno in Future State sarebbe stato interessante vedere il vero Batman scomparire per sempre, ma cosi non è stato. Cosi ecco uscire Future State: Dark Detective, che però nonostante tutto mi è piaciuto per diversi motivi.

La prima storia di Mariko Tamaki, Dan Mora e Jordie Bellaire ai colori è quella più esplosivo. Ci viene mostrato un prima e un dopo della presunta scomparsa di Bruce. In una Gotham futuristica, quasi cyberpunk, vediamo camminare un Bruce ormai cambiato, ma ancora grintoso. La rabbia continua a guidarlo, mentre vediamo sprazzi del suo passato.

Mariko Tamaki ci sa fare e il suo lavoro lo fa più che bene. Nonostante il mio desiderio, ho apprezzato le gesta di Wayne e il suo voler combattere nonostante tutto. I testi si sposano perfettamente con il personaggio, dimostrando una grande conoscenza di questo. Si tratta proprio di una storia veloce e forte, come il calcio di Bruce dato con tutta la sua potenza. Dan Mora dal canto suo ci delizia con il suo stile cosi futuristico, preciso e delicato in certi punti. Il suo ottimo lavoro funziona però ancor meglio grazie ai colori di Jordie Bellaire. Un mix di psichedelia cibernetica che picchia violentemente le pupille e penetra fin dentro il cervello. Questa storia ci mostra perfettamente Gotham futuristica e soprattutto stupisce, colpisce, ci fa sorridere.

La seconda storia è firmata da Matthew Rosenberg, Carmine di Giandomenico e Antonio Fabela e segue le vicende di Grifter e anche quelle di Cole Cash. Potrebbe sembrare strano sentire questi due nomi separati, ma bisogna capire che si segue due vicende di un personaggio diviso in due. Rosenberg crea una storia dai toni meno cupi della precedente e con meno mordente forse. La storia di Grifter comunque funziona e attira il lettore fino all’ultima pagina senza alcun problema. Questo è un grande pregio visto poi l’ottimo lavoro svolto da Carmine come disegnatore. Reduce dall’ottimo periodo trascorso con Flash, il disegnatore italiano da il meglio di sé e si scatena con una forza dirompente. Cinetismo a gogo che va a imbellire le scene d’azione quasi cinematografiche. I colori di Fabela accompagnano perfettamente Carmine in modo superlativo. L’unica nota dolente è proprio la carenza d’azione.