La musica ha una grande capacità di farci provare delle emozioni senza uscire da casa, senza accendere la tv e addirittura senza aprire gli occhi. Alcune melodie ci fanno sognare, emozionare e delle volte ricordare. Personalmente porto dentro me tante esperienze che vengono sprigionate in determinati momenti della mia vita. Spesso le colonne sonore riconducono i miei ricordi ai viaggi in macchina oppure quelli fatti a piedi, come in questo caso. E in questo caso parliamo di The Last of Us Parte II.

The Last of Us Parte II

Nei periodi estivi porto da anni l’abitudine di andarmene tra i monti a fare percorsi lunghi e tortuosi, in cerca di qualcosa. Un tipico viaggio inizia circa alle 5 del mattino, con la traversata sul bus verso una meta stabilità tempo prima. Lo scopo ovviamente è tornare a casa attraversando i monti solamente a piedi.

Arrivato alla cittadina di partenza, inizia il vero viaggio, con il sole ancora nascosto e il freddo che gela le ossa. Perché tra i monti, anche in estate fa freddo di notte. Ed è in quel momento che accade la magia, nella mia testa parte la colonna sonora di The Last of Us Parte II.

La main theme risuona lenta e paziente, come lo sono anche io. Il freddo della notte appena finita aleggia ovunque, dandomi un’ulteriore carica. La stessa melodia è un presagio per quei primi raggi del sole che riescono infine a mostrarsi, dandomi un timido buongiorno. La melodia principale del gioco ha in effetti qualcosa di magnetico, malinconico, ma allo stesso tempo quelle note donano speranza.

Con il brano It Can’t Last la mia discesa verso il primo punto di ristoro si fa sempre più veloce. Significa anche che non ho più alcun motivo di tornare al punto di partenza e che nessuno dei miei conoscenti potrà venire a prendermi. La strada si apre con dei sentieri larghi e morbidi, scoprendo il calore mattutino e finalmente la mia mente è in pace più totale. Si tratta di un momento colmo di una magia potente e antica, che personalmente ho sempre definito come il desiderio di sentirmi libero, senza alcuna limitazione.

Risuona Allowed to be happy e io sono ormai distante dal punto di partenza, ma ancora più lontano da quello d’arrivo. Mi separa ancora una via tra i boschi, una città e altri boschi dalla casa. C’è tanto da camminare, ma il cuore è leggero, rilassato.

Alla mia sinistra, tra il verde estivo, si staglia un fiume veloce e rumoroso. Avere un fiume vicino è sempre un bene durante le traversate lunghe. Un cancello chiuso in modo grossolano protegge l’ingresso su di un ponte di mattoni. Il verde delle piante selvatiche ha preso il sopravvento sui suoi colori originali e l’unica cosa distinguibile sono le rotaie, che partono da una parte del fiume per terminare dall’altra.

Con Beyond Desolation sono intento a salire. Una ripida salita che mi riporta verso le alture. Si tratta di un percorso che tantissimo tempo fa le persone percorrevano regolarmente, ma oggi è solo un sentiero per gli avventurosi camminatori. Tra la terra incolta, coperta d’erba verde e di rami caduti, è possibile scorgere i resti di quella che un tempo era un’abitazione piccolissima. Intanto il silenzio parla e mi dice di non fermarmi.

Chasing a Rumor è un patto tra e i miei piedi e la mia mente. Una fermata vicino a un ristagno d’acqua gelida come il ghiaccio e fresca come la prima brezza calda in primavera. Un luogo di ristoro che mi riporta ad avvicinarmi ancora di più alla natura. Il brano, con le sue note armoniose e ripetitive è la rappresentazione di una stanchezza prossima ad arrivare, della necessità di andare avanti senza sosta e di

Unbroken il brano del mio arrivo in città, la mia stavolta. La stanchezza è tanta ed è pesante come un macigno, ma i piedi vanno avanti. Una volta, si trattò della semplice inerzia, perché in effetti ero totalmente distrutto e stanco, ma non quella volta. Metro dopo metro, mi avvicino alla mia casa ed effettivamente questo si rivela il momento più duro in assoluto. L’ultimo chilometro si rivela essere pesante ed è sempre cosi. Tutte le volte. Per fortuna che alcune colonne sonore mi accompagnano come dei compagni fedeli in quei viaggi senza una vera metà.

Il viaggio attraverso i boschi e The Last of Us Parte II finisce qui.

Autore

r.kovalskiy@havocpoint.it

Un non troppo giovane appassionato di tutto quel che ruota attorno alla cultura POP. Vivo con la passione nel sangue e come direbbe Hideo Kojima "Il 70% del mio corpo è fatto di film".

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