Resident Evil Requiem – Recensione

Due figure in un ambiente piovoso. Resident Evil Requiem

Ci avrete fatto sicuramente caso, la serie principale di Resident Evil è composta da trilogie. Quella dell’epoca PS1 che per buona pace dei nostalgici è di gran lunga la peggiore, era caratterizzata da controlli tank e telecamera fissa, uno scomodo purgatorio al quale, per fortuna, i remake stanno ponendo rimedio; successivamente gli anni d’oro dell’innovativo Resident Evil 4, pioniere della visuale sulla spalla, seguito dal decente quinto capitolo e da un indecente sesto.

Dal settimo all’ottavo capitolo Capcom ci ha proposto la visuale in soggettiva per mettervi nei panni di Ethan, un uomo “normale”, senza addestramento, ma spinto solo dalla propria motivazione in un mondo di mostri dal quale emergerà profondamente cambiato… Secondo tale ragionamento, questo nono capitolo, Resident Evil Requiem, o Re9uiem se vogliamo, dovrebbe chiudere il cerchio e la trilogia. Lo fa, in parte.

Sangue giovane

La storia di Ethan si è conclusa alla fine di Village, quindi a prestarci i suoi occhi stavolta sarà Grace Ashcroft, una giovane agente dell’FBI, figlia di Alyssa, una sopravvissuta agli eventi di Resident Evil Outbreak. Pur essendo un’agente addestrata, Grace è specializzata in analisi e rapporti amministrativi, con nessuna esperienza in ambienti di combattimento. Il suo capo, dimostrando tatto ed umanità, la introdurrà indirettamente agli orrori della Umbrella mandandola ad investigare su un cadavere nello stesso albergo in cui ha subito un terribile trauma.

In pochissimo tempo, insieme a lei, ci troveremo catapultati in un terribile incubo, di quelli di cui solo la Umbrella è capace. Nei panni di Grace, quello di Resident Evil Requiem è un mondo nel quale le forze contro di te sono soverchianti; saremo la preda, e sarà solo la scaltrezza, la strategia, e la prontezza decisionale a poterci tirare fuori.

Sangue boomer

Ma Resident Evil Requiem non è solo la storia di Grace. Quando in Biohazard e Village mi trovavo nei panni di Ethan mi sono spesso trovato a chiedermi se sarebbe arrivata la cavalleria, magari nei panni di un ex S.T.A.R.S. o di uno dei veterani della saga, beh sembra che Requiem mi abbia ascoltato: parallelamente a Grace, impersoneremo anche Leon Kennedy, un po’ invecchiato, ma più letale che mai. Per differenziare lo stile di combattimento, l’impostazione di default, che potremo comunque modificare a piacimento, vede invece per Leon una visuale a spalla, come quella della seconda trilogia dopo le migliorie del remake di Resident Evil 4.

Leon avanza come un Cavaliere dell’Apocalisse (zombi), le sue munizioni sono più abbondanti, ha una grande scelta di armi, un sistema di lotta corpo a corpo efficace, una parata e mosse finali ambientali. Il distacco con Grace, le cui armi più efficaci sono ad uso singolo, è netto, e non solo nelle sequenze d’azione. Grace affronta gli orrori di Requiem come una persona normale, la sua attrice (e anche la sua doppiatrice italiana) lascia trasparire l’angoscia, lo stress e il peso emotivo, e a differenza di un veterano ammazzamostri come Leon, non potrà scrollarselo da dosso con un paio di battute da film di serie B.

Eredità pesante

Pur essendo una delle saghe horror più amate, Resident Evil ha avuto dei capitoli mediocri, il più recente dei quali è stato il già citato sesto episodio. Era facile ai tempi di Biohazard produrre un capitolo migliore del predecessore, ma Capcom all’epoca si superò dando vita ad uno dei giochi più amati dai fan. Village è stato un degnissimo successore, quindi per Requiem le aspettative erano alte. Eppure, anche stavolta si sono superati. 

Resident Evil Requiem è nato già perfetto, con una qualità che nei titoli moderni spesso si vede solo dopo anni di patch e cura, ammesso che ci sia la voglia di continuare a supportare il gioco. Resident Evil 9 è curato in maniera certosina, è un’opera in cui è palese la cura, l’impegno e le capacità degli sviluppatori, oltre al rispetto che hanno per i giocatori. Nessun bug, nessun crash, nessuna sbavatura. La grafica è incredibile, ma anche se non lo fosse stata, non sarebbe cambiato nulla; davanti a un lavoro del genere, il graficone sembra un semplice vezzo.

La tela del ragno

Ok, i protagonisti funzionano, le meccaniche pure, ma la trama? Nemmeno in questo verremo delusi, ve lo assicuro. Grace è inizialmente intenzionata solo a sopravvivere e scappare, ma le rivelazioni che riceverà doneranno a lei e a noi un valido stimolo per andare avanti, mentre con Leon saremo motivati dalla volontà di distruggere tutto ciò che è rimasto. Si gioca un bel po’ col fattore nostalgia, ma non in maniera molesta. Visiteremo nei panni di Leon, a distanza di trent’anni, luoghi ormai iconici nella saga, e vedremo come il tempo è stato inclemente anche con essi.

Gli antagonisti sono notevoli, e credibili, se non dimentichiamo che stiamo giocando una saga piena di scienziati pazzi, mostri e umani potenziati artificialmente. Anche se lontani dagli ormai iconici Jack Baker e Alcina Dimitrescu, i due antagonisti principali hanno carisma e coerenza, e anche se non offrono una grande sfida, è piacevole vederli interagire tra loro e con i nostri protagonisti. D’all’altra parte, i boss secondari fanno il loro lavoro, spezzando il ritmo e offrendo scontri variegati e stimolanti.

Macchine da scrivere

Resident Evil Requiem dura mediamente tra le 12 e le 17 ore. È un peccato andare di fretta, quindi godetevelo e fatelo come più vi piace. La difficoltà normale non è punitiva come in altri capitoli, ma il titolo resta godibile in qualsiasi declinazione: facile, in prima persona, in terza persona, con salvataggi moderni o old school usando nastri e macchine da scrivere, Requiem è un’esperienza consigliata a qualsiasi giocatore a cui piaccia l’horror. Non manca nemmeno un doppiaggio completamente in italiano che non ha nulla da invidiare a quello riservato alle grandi produzioni hollywoodiane.

Non ho davvero nulla di negativo da dire su questo Requiem. Capcom ha dato una lezione alle software house concorrenti, dimostrando ancora una volta come si guadagna la stima e il rispetto delle community dei giocatori.

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