I Doni di Ananke – Recensione – Quando il destino diventa una prigione da cui fuggire

I Doni di Ananke

La questione del credo è una delle più antiche e potenti che l’umanità conosca. Da sempre riesce a creare alleanze, a generare titubanze e, soprattutto, a mettere in discussione tutto ciò che diamo per scontato: le nostre scelte, i nostri legami, persino la nostra identità. Ed è proprio questo il terreno fertile su cui germoglia I Doni di Ananke, il nuovo fumetto firmato da Sabrina Gabrielli ed edito dalla casa editrice Tunuè. Un’opera capace di rapire dall’inizio alla fine e, chissà, di lasciarti con qualche domanda di troppo in testa mentre chiudi l’ultima pagina.

Partiamo dalla cosa che salta all’occhio per prima: la veste grafica. Abbastanza appariscente da catturare subito lo sguardo, ma con quel tocco di eleganza che la rende unica nel suo genere. E se sei di casa da queste parti, sai già quanto tenga alle cose fatte bene. Gabrielli porta il suo stile inconfondibile: quel minimalismo caldo e delicato che abbiamo imparato ad apprezzare, dove ogni segno conta e niente è lasciato al caso. I colori non sono decorativi, sono narrativi. Cambiano in base al luogo, al momento, al personaggio — una scelta tutt’altro che secondaria, che trasforma la tavolozza in un vero e proprio strumento di racconto. Su tutto, spicca il lavoro fatto attorno alla figura dell’Oracolo: una costruzione visiva densa, capace di trasmettere sacralità e inquietudine in egual misura.

Immagina un mondo in cui non sei tu a decidere chi diventare. Qualcuno — o qualcosa — lo ha già stabilito per te, molto prima che tu potessi avere voce in capitolo. È in questo scenario che Gabrielli ambienta la sua storia, costruendo un universo fantasy dove il peso del destino non è una metafora, ma una legge concreta e implacabile. Al centro ci sono cinque persone che quella legge non riescono più ad accettare: un uomo che ha perso i ricordi e con essi il senso di sé, un bambino bloccato in un’infanzia che non finisce mai, una giovane donna schiacciata da un’eredità non scelta, una figura consumata dai propri sensi di colpa e una madre che si aggrappa disperatamente all’idea di poter riscrivere il futuro. Vite apparentemente lontane, eppure destinate a incrociarsi lungo lo stesso percorso di ribellione.

Quello che colpisce di questa storia è la sua capacità di non appiattire nessuno dei suoi protagonisti. Ognuno porta con sé una crepa diversa, una ragione diversa per ribellarsi, e Gabrielli li lascia respirare tutti, senza gerarchie. Gli intrecci narrativi e i salti temporali potrebbero disorientare, ma chi ha pazienza viene ampiamente ricompensato: il puzzle si compone lentamente, e quando i pezzi iniziano a combinarsi, la soddisfazione è genuina.

Quello che resta, chiuso il volume, è una domanda che il fumetto si rifiuta di rispondere al posto tuo: fino a che punto siamo davvero liberi? I Doni di Ananke è un fantasy intimo, a tratti fiabesco, che parla di memoria, colpa e autodeterminazione con una voce rara. Vale la pena ascoltarla.

I Doni di Ananke
Tag:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *