Alla Ricerca di Nemo (2003) – Recensione

Genere: Animazione, Avventura, Commedia
Regia: Andrew Stanton, Lee Unkrich
Durata: 100 minuti
Produzione: Walt Disney Pictures, Pixar Animation Studios
Distribuzione: Buena Vista International Italia
Uscita: 2003

L’avvento del nuovo millennio è stato per Pixar un periodo d’oro. Le sue produzioni avevano al tempo riscontrato non pochi elogi dalla critica e dal pubblico. E Alla Ricerca di Nemo è uno di questi: a distanza di più di una decade, non ha ancora perso la sua lucidità. È una pellicola senza tempo, altresì premio Oscar per la varietà succulenta che offre. Pellicola che ha rappresentato l’inizio di un periodo di transizione ad una fase adulta della Pixar.

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Nemo, il pesce pagliaccio

Marlin è un pesce pagliaccio e iperprotettivo, un pesce rimasto vedovo con un unico figlio: Nemo, il piccolo nato con una pinna atrofica. Il padre, stracolmo di paura e turbamenti, accompagna il pesciolino al primo giorno di scuola. Insorgendo alle esortazioni dal padre, Nemo alimenta il desiderio dell’indipendenza e fugge nel pieno oceano, venendo successivamente catturato da un sub per essere trasportato poi fino a Sidney. Marlin, disperato, si imbatte nella sfiduciosa ricerca del figlio scomparso. Il senso di disorientamento lo avvilisce ma, insieme alla buffa Dory, alla rana pescatrice Scorza, fino al terzetto Bruto, Randa e Fiocco e allo stravagante pellicano Amilcare, Marlin cercherà di superare gli ostacoli al fine di ritrovare il piccolo Nemo.

Fin dal primo momento che guardiamo Alla Ricerca di Nemo, ci accorgiamo che il suo tema centrale è la relazione tra genitore e figlio. Ne è il motore della storia, visto che il nastro magnificherà il bel rapporto conquistato tra i due. Questo perché la perdita della madre del protagonista, ha sradicato il comportamento del padre, tanto da fargli essere molto apprensivo nei confronti del figlio. E se aggiungiamo la malformazione della pinna destra, questa sciagura gli ha installato, poi, ancor più spirito di protezione. In piena tradizione, comunque, siamo di fronte ad un’animazione pertinente a tutti, con un insegnamento morale: far riflettere all’adulto sul gestire splendidamente il ruolo di padre, liberarsi dalla compulsione e dalla assennatezza, formando pedagogicamente il bambino.

C’è da dire che, a volte, l’azione si rallenta notevolmente, causando una lieve paralisi alla storia, che si ostina a non muoversi velocemente come desideremmo. Bisogna considerare che il ramo visivo di Alla Ricerca di Nemo era ed è tuttora è degno di esempio, in quanto arricchisce gli scenari e rende le sequenze più dinamiche e sconvolgenti. Da pochi anni a questa parte, tuttavia, è stata implementata la tridimensionalità, il che sottointende una maggior profondità relativa alla visione del film.

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Commento finale

Questo insieme di elementi vengono sollevati in modo sottile da colpi di scena, sempre con buon umore. Vale la pena ricordare, tuttavia, che il successo proviene in disparte da Andrew Stanton, con l’ausilio di Lee Unkrich, secondo la quale sono riusciti a diversificare la narrazione per tutti i tipi di spettatori. Perché, dopo Alla Ricerca di Nemo, la scia percorsa da Pixar continua impavida la scalata verso un successo più alto.

Sull'autore

Luigi Fulchini

Studente e uno dei fondatori di HavocPoint.it. Scrive di videogiochi.

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