Konami torna con un nuovo incredibile capitolo di una delle saghe di maggior successo dal titolo Castlevania: Belmont’s Curse. Sarà riuscita a far tornare i fan di vecchia data e attirare nuovi giocatori? Scopriamolo in questa recensione.
Prima di mettere mano al gioco completo, Konami aveva annunciato ai primi di ottobre l’uscita della demo in modo da far provare il nuovo titolo sviluppato da Evil Empire e Motion Twin.
Decisi quindi di provare la demo e, una volta portata a termine decisi di cancellare il salvataggio per poter riniziare da capo il gioco una volta ottenuto il gioco completo. La demo permette comunque di mantenere i progressi della partita salvata e continuare da dove vi eravate fermati.
Negli ultimi anni il genere Metroidvenia non è mai passato di moda anzi, persino sviluppatori Indie con grandissimo successo sono riusciti a riportare a galla il genere, vedi ad esempio titoli come Hollow Knight, il sequel Silksong e così via.
Per chi non conoscesse il genere (anche se ne dubito), ci troviamo di fronte a un’avventura in 2D in cui esplorazione e backtracking la fanno da padrone. La mappa si sviluppa tra percorsi orizzontali e verticali, passaggi da sbloccare e zone da esplorare più volte, tornando sui propri passi man mano che si acquisiscono nuove abilità.
Il gioco è ambientato a Parigi, in Francia, nel 1499, esattamente 23 anni dopo gli eventi raccontati in Castlevania III: Dracula’s Curse. Rose Belmont, figlia dell’eroe Trevor Belmont, parte alla ricerca di mostri da sconfiggere mentre esplora le strade di Parigi e il castello di Dracula, utilizzando una varietà di armi e abilità, tra cui la sacra frusta “Vampire Killer”.
La prima cosa che colpisce è senza dubbio lo stile grafico: sembra di giocare dentro un cartone animato, con una direzione artistica che sprizza stile da tutti i pori. Ma bando alle ciance, parliamo di gameplay.
Come già accennato in precedenza, ci troviamo di fronte a un action in 2D che ci permette di esplorare diverse aree della mappa, tutte ben diversificate e ambientate nella suggestiva cornice di Parigi.
La protagonista è Rose Belmont, un’agile combattente che si farà strada tra orde di mostri grazie a un arsenale di armi che andremo a sbloccare nel corso dell’avventura.
Ad accompagnarci non poteva mancare l’iconica frusta, uno strumento fondamentale non solo per raggiungere piattaforme e zone altrimenti inaccessibili, ma anche per agganciare determinati nemici e affrontarli in combattimento.
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Per chi non è abituato a questo genere di giochi o a un certo livello di difficoltà, l’esperienza potrebbe risultare inizialmente un po’ ostica, anche se, a conti fatti, non è nulla di troppo impegnativo. Già il primo boss, però, richiede un minimo di studio: bisogna imparare a riconoscere i suoi movimenti, capire quando è il momento giusto per attaccare e schivare i colpi al momento opportuno. È quindi normale aver bisogno di diversi tentativi prima di riuscire a sconfiggerlo. La difficoltà non diventa mai particolarmente frustrante, ma il gioco mette subito le cose in chiaro: non siamo di fronte a un titolo da affrontare a occhi chiusi.
I boss sono tutti ben caratterizzati e variegati, ognuno con le proprie peculiarità. Una volta sconfitti, verranno “imprigionati” nelle carte dei tarocchi di Rose, permettendoci di sfruttare le loro abilità per eseguire mosse spettacolari.
Nel corso dell’avventura avremo modo di sbloccare diverse armi, che ci permetteranno di personalizzare il nostro stile di combattimento scegliendo quelle più adatte alle nostre preferenze. A questo si aggiunge il sistema delle reliquie che, se combinate tra loro, possono attivare effetti particolarmente potenti, sia in attacco che in difesa, offrendo diverse possibilità per adattare il nostro approccio agli scontri.
Se c’è una cosa che non mi ha convinto del tutto, è la gestione della mappa. Avrei preferito la presenza di un indicatore che mostrasse la direzione da seguire per proseguire nella missione principale. Considerando le dimensioni della mappa, infatti, mi è capitato inizialmente di imboccare la strada sbagliata, ritrovandomi ad affrontare nemici troppo ostici e morendo ripetutamente. A un certo punto mi sono chiesto se stessi semplicemente esplorando una zona che non ero ancora pronto ad affrontare.
D’altra parte, questa scelta lascia al giocatore una grande libertà di esplorazione, rendendo la scoperta delle varie aree un aspetto piacevole e mai stancante. Si tratta quindi di un compromesso: da un lato si perde un po’ di immediatezza, dall’altro si guadagna un senso di scoperta che contribuisce al fascino dell’avventura.
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I punti di salvataggio sono rappresentati dagli specchi, che non solo permettono di salvare i progressi, ma ripristinano anche la salute, il mana e le boccette curative. Inoltre, interagire con essi consente di aggiornare la mappa, rivelando le zone che non avevamo esplorato precedentemente.
Nel complesso, ho trovato ben bilanciata la loro distribuzione. Alcuni specchi sono forse un po’ distanti tra loro, ma nella maggior parte dei casi si riesce a raggiungerli senza troppe difficoltà. Si rivelano quindi fondamentali soprattutto quando ci si ritrova a corto di salute e di risorse curative.
Arrivati a questo punto della recensione, è il momento di soffermarci sulla componente grafica di Castlevania: Belmont’s Curse, che avevo già accennato nelle prime righe. Il comparto visivo è semplicemente impressionante: una vera gioia per gli occhi, grazie a uno stile artistico accattivante e ricco di personalità.
Le animazioni dei personaggi e dei nemici sono curate e ben realizzate, ma a lasciare davvero il segno sono soprattutto gli splendidi scenari di Parigi, caratterizzati da una cura per i dettagli davvero notevole. Anche il design dei personaggi merita una menzione, con modelli esteticamente molto riusciti e, diciamolo, decisamente bellocci!
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In conclusione, Castlevania: Belmont’s Curse è un capitolo riuscito, capace di conquistare non solo i fan storici della serie, ma anche chi si avvicina per la prima volta al mondo di Castlevania. Sono davvero contento che Konami abbia deciso di riportare in vita questo storico franchise dopo così tanto tempo, e spero che questo sia solo l’inizio di un nuovo capitolo per la saga.
Noi ci leggiamo alla prossima recensione! Grazie per essere arrivati fin qui e per aver dedicato un po’ del vostro tempo alla lettura.
