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Ebola Village non è solo un gioco, è una domanda esistenziale: cosa succede quando un singolo sviluppatore russo decide di fare la sua versione di Resident Evil con il budget di un panino e un titolo che sembra un clickbait medico? La risposta è un mix di jank assoluto, ambizione commovente e divertimento involontario che, contro ogni logica, riesce a intrattenere.
Uscito il 23 gennaio 2026 su console (PS4/5, Xbox, Switch) dopo il debutto su PC, questo survival horror firmato indie_games_studio (sì, si chiamano davvero così) non nasconde le sue influenze. Anzi, le urla. Interfaccia, inventario, puzzle e persino il font sembrano strappati di peso da casa Capcom, ma con un tocco sovietico e un po’ di follia artigianale.

Vestiamo i panni di Maria, una protagonista che affronta l’apocalisse zombie in Russia con un outfit che definire “impratico” è un eufemismo (micro-shorts tattici, ovviamente). La missione? Salvare madre ed ex marito in un villaggio remoto, ora infestato da non-morti, mutanti e creature che sembrano uscite da un incubo febbrile. La storia è un pretesto per esplorare location cupe, risolvere enigmi classici (“trova la chiave X per la porta Y”) e sparare a tutto ciò che si muove.
Il sistema di combattimento è… speciale. Mirare con il controller è un’impresa di fede, con un’accelerazione che rende ogni headshot un piccolo miracolo. Eppure, c’è soddisfazione: i nemici reagiscono ai colpi con un sistema di smembramento sorprendentemente dettagliato, perdendo pezzi di carne fino a mostrare le ossa. È grezzo, legnoso, spesso rotto, ma ha quel fascino da B-movie che ti tiene incollato.
Per circa 10 euro, Ebola Village offre 3-4 ore di un’esperienza che oscilla tra il “cos’è questa roba?” e il “ok, voglio vedere come finisce”. È pieno di difetti, traduzioni zoppicanti e voice acting che sembra registrato in una scatola di scarpe, ma c’è del cuore. È il lavoro di una sola persona che ama il genere e ci ha provato con tutto se stesso, creando un omaggio sgangherato ma sincero ai classici anni ’90.
Se cercate il nuovo capolavoro horror, scappate. Se invece avete nostalgia dei giochi “così brutti da essere belli” e volete supportare un dev solitario con un sogno (e tanti zombie), fatevi avanti. Portatevi però il disinfettante.










