Disciples: Domination – Recensione

Disciples: Domination
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Un’ode al fantasy classico per i nostalgici e i nuovi arrivati

Se c’è una cosa che il mercato videoludico del 2026 ci sta insegnando, è che il classico non muore mai; si evolve. E proprio quando pensavamo che il genere CRPG avesse toccato il suo apice recente con giganti come Baldur’s Gate 3, ecco che Disciples: Domination arriva a ricordarci che c’è spazio per tutti sotto il sole (o meglio, sotto le nuvole cupe di Nevendaar). Non cercate qui la complessità narrativa di Larian Studios; questo titolo, sviluppato da Artefacts Studio e pubblicato da Kalypso Media, strizza l’occhio più ai veterani di Heroes of Might and Magic che ai puristi del d20.

La storia riprende le fila di Disciples: Liberation (2021), ma non temete se avete saltato il capitolo precedente. Il gioco fa un ottimo lavoro nel rimettervi in pari: vestite i panni di Avyanna, regina ascesa e ora tormentata, richiamata dall’esilio autoimposto per salvare un mondo che sta, letteralmente, andando a rotoli. Il nemico? Una forza maligna che corrompe le terre e un’antica setta che risveglia vecchi rancori.
Il plot è un “best of” del fantasy: elfi diffidenti, nani (finalmente tornati come fazione giocabile!), non-morti, demoni e umani religiosi fino al fanatismo. La scrittura, pur solida nella macro-trama, inciampa a volte nel dettaglio: dialoghi un po’ piatti e un doppiaggio che oscilla tra il convincente e il teatrale forzato potrebbero far storcere il naso ai palati più fini. Ma il fascino del “potere logora chi non ce l’ha” (e anche chi ce l’ha, a quanto pare) rimane intatto.

Disciples: Domination

Dove Domination brilla davvero è nel combattimento. Dimenticate le percentuali oscure e le meccaniche nascoste: qui tutto è chiaro, leggibile e dannatamente soddisfacente. Il sistema a griglia esagonale torna più in forma che mai, con una novità che cambia le carte in tavola: la meccanica Push & Pull.
Non si tratta solo di fare danni; ora potete spingere i nemici contro ostacoli, trappole o persino altri avversari per scatenare reazioni a catena devastanti. È come giocare a scacchi, ma con palle di fuoco e orchi che volano giù dai dirupi. La gestione delle unità (fino a 10 in campo più 3 di supporto nelle retrovie) richiede pianificazione: posizionamento, debolezze elementali e iniziativa sono le chiavi per non finire macellati.

Fuori dalla battaglia, vi aspetta la gestione di Yllian, la vostra capitale volante. Qui il gioco indossa il cappello da gestionale leggero: raccogliete risorse, potenziate edifici per sbloccare unità migliori e, soprattutto, gestite la politica.
Il nuovo sistema di Grievances (Lamentele) vi mette di fronte a scelte morali e politiche nelle vostre sale del trono. Volete favorire l’Impero o i Dannati? Ogni decisione ha un peso sulle vostre alleanze e sui bonus che riceverete. È un tocco di “simulatore di regnante” che aggiunge profondità senza appesantire il ritmo.

Su PC e console current-gen (PS5, Xbox Series X/S), il gioco si comporta bene. I requisiti sono accessibili, rendendolo giocabile anche su macchine non proprio all’ultimo grido e persino su Steam Deck. Qualche glitch grafico e audio può capitare (specialmente nelle mappe con tempeste di ghiaccio, a quanto pare), ma nulla che rompa l’esperienza. L’art direction è dettagliata, con ambienti che spaziano da foreste in rovina a montagne infernali, anche se il design dei personaggi rimane fedele (forse troppo?) ai canoni della serie.

Disciples: Domination

Disciples: Domination non rivoluzionerà il genere, ma è un titolo onesto, solido e divertente. Con una campagna da circa 40 ore, offre il giusto mix di esplorazione isometrica, combattimento tattico e gestione strategica. È perfetto per chi cerca un’esperienza “AA” curata, magari da giocare a piccole dosi tra un blockbuster e l’altro.
Se amate pianificare le vostre mosse, costruire eserciti e sentirvi una regina (o un re) con troppi problemi e troppi nemici, Nevendaar vi aspetta. E questa volta, i nani sono dalla vostra parte.

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