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Ci sono fumetti che leggi e dimentichi nel giro di qualche settimana. E poi ci sono quelli che ti restano addosso, che tornano in mente nei momenti più inaspettati, che ti fanno venire voglia di rileggere tutto dall’inizio appena arrivi all’ultima pagina. Disney Italia apre il 2026 con una storia che appartiene senza dubbio alla seconda categoria. Paperone in Atlantide è una storia in quattro parti scritta e disegnata da Fabio Celoni — lo stesso autore che tre anni fa mi aveva già conquistato con Il Destino di Paperone. Anche stavolta, arrivato all’ultima pagina, ho avuto subito voglia di ricominciare da capo.
Celoni è uno di quegli autori rari che disegnano e scrivono con la stessa padronanza. Le sue storie hanno una qualità cinematografica difficile da spiegare a parole: si percepisce già dalla prima vignetta, in quel modo in cui composizione, luce e colori lavorano insieme per costruire un’atmosfera prima ancora che arrivi una parola di testo. Con Il Destino di Paperone aveva già dimostrato di poter costruire qualcosa di più ambizioso del normale albo Disney: una storia con un’anima, con un ritmo tutto suo, con una cura visiva che rimandava a certi graphic novel d’autore. Qui lo conferma e rilancia con ancora più sicurezza. Si avverte chiaramente che aveva qualcosa da raccontare, un’architettura narrativa pensata con pazienza. E si vede, vignetta dopo vignetta.

La premessa è semplice ed efficace: Paperone vuole trovare Atlantide. Il motore narrativo è il solito — l’ingordigia che non conosce limiti — ma una tempesta ha altri piani per lui, e il naufragio lo porta proprio nel luogo cercato. Nel frattempo, Paperino, Qui, Quo e Qua partono alla sua ricerca, incrociando segreti, piani malvagi e un nuovo nemico che non ti aspetti. La struttura a doppio binario funziona molto bene: l’avventura non si ferma mai, ma c’è sempre spazio per qualcosa di più rispetto a una semplice corsa contro il tempo. Paperone, in questa storia, non è solo il taccagno avido che tutti amiamo: è anche un uomo capace di meravigliarsi, di sentirsi piccolo davanti alla grandezza di ciò che lo circonda.
Quello che mi ha entusiasmato di più è la sensazione netta che questa storia sia solo il primo capitolo di qualcosa. Una nuova organizzazione antagonista fa la sua comparsa — originale, pericolosa, con obiettivi che vanno ben oltre il solito schema del cattivo di turno — e Celoni lascia volutamente dei fili aperti. Ci sono domande senza risposta, personaggi che sembrano destinati a tornare, un universo narrativo che si intravede oltre i margini della pagina. Il messaggio è chiaro: seguiti in arrivo. E io non potrei essere più contento di aspettarli, perché nel fumetto Disney italiano è raro trovare qualcuno che pensi in termini di saga con questa lucidità e questa ambizione.
Sul piano visivo, Celoni raggiunge in questa storia alcune delle sue vette più alte. Già la prima vignetta — il mare in tempesta, il vascello che lotta contro le onde, Paperone al timone ritagliato contro un cielo minaccioso — dice tutto su quello che ci aspetta. Gli ambienti di Atlantide sono resi con una ricchezza di dettagli che ti fa quasi sentire parte di un mondo a portata di una mano. I colori non sono mai semplicemente decorativi: cambiano temperatura a seconda dell’emozione della scena, guidano il lettore con discrezione, senza che se ne accorga. È drammaturgia visiva del livello più alto — il tipo di lavoro che distingue un bravo disegnatore da un grande autore completo.
L’unica riserva: in alcuni passaggi centrali la narrazione è un po’ compressa, e un capitolo in più avrebbe giovato alle spiegazioni. Ma si tratta di un appunto minore, di fronte a un lavoro che per il resto funziona con grande coerenza e bellezza. Paperone in Atlantide è, ad oggi, il miglior fumetto Disney del 2026 e la conferma definitiva che Celoni è uno degli autori più importanti del panorama Disney italiano contemporaneo. Se amate i fumetti dei paperi, non potete davvero perdervelo. E se ancora non li frequentate, beh: questa potrebbe essere l’occasione giusta per iniziare.









