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Ormai è palese che molte persone della mia generazione amano vivere con il cuore avvolto nel nostalgico passato che non tornerà. È un po’ come la coperta di Linus, che tiriamo su per sentirci al sicuro, per dimenticare lo scorrere veloce di un tempo che non riusciamo più ad afferrare, e forse anche per rivivere quelle emozioni fatte di innocenza e spensieratezza.
Lo dico con molta sicurezza perché è esattamente ciò che cerco pure io. Quando ho visto l’annuncio di Syberia Remastered, quella scintilla sopita si è riaccesa. Un lampo improvviso di curiosità, affetto e malinconia: il desiderio di tornare in un luogo familiare, ma con occhi diversi. Perché Syberia non è solo un gioco, è un ricordo. E questa riedizione è l’occasione perfetta per rivivere un’avventura che, a distanza di vent’anni, conserva tutto il suo fascino — e che, grazie al lavoro di Microids, oggi può conquistare anche una nuova generazione di giocatori.

Per chi non conosce la saga, Syberia nasce nel 2002 da un’idea del fumettista e game designer Benoît Sokal. Nei panni di Kate Walker, una giovane avvocatessa di New York, il giocatore viene catapultato in un viaggio che parte dalle Alpi francesi e si allunga verso l’est Europa e oltre, fino a una mitica isola popolata dai mammut. Una storia che parla di scoperta, ma anche di fuga: dalla routine, dai doveri, da sé stessi. È un racconto profondo e poetico sul coraggio di lasciare tutto per inseguire un sogno — un tema che, oggi più che mai, risuona potentemente.
A colpirmi fin da subito in questa edizione Remastered è stato il comparto grafico. Tutto l’ambiente è stato ricostruito in 3D, donando nuova vita ai luoghi che ricordavamo in 2D prerenderizzati. Non è solo un “lifting” superficiale: la nuova resa visiva amplifica la sensazione di esplorazione, migliorando l’atmosfera e l’immersione. Kate Walker ha un volto nuovo, più realistico e coerente con i canoni moderni, ma senza tradire la sua essenza. I modelli poligonali, più raffinati, aiutano a dare profondità alle animazioni e ai dettagli ambientali.

Dal punto di vista del gameplay, i controlli mantengono l’anima classica del punta-e-clicca, ma con un’eccellente integrazione del pad, rendendo l’esperienza fluida e naturale anche su console. Giocarlo su PS5 è sorprendentemente piacevole: sembra quasi che il gioco sia nato per questo tipo di fruizione.
I filmati restano fedeli all’originale, con quella patina “d’altri tempi” che sa di pellicola usurata, e il doppiaggio è lo stesso della versione storica. Due scelte che, personalmente, ho apprezzato molto. Quelle voci, quell’atmosfera sonora inconfondibile: tutto contribuisce a restituire un’emozione autentica, quella lacrimuccia che arriva senza chiedere permesso.
Syberia Remastered non è solo un’operazione di restauro: è un ponte. Collega la memoria di chi c’era con la curiosità di chi scopre per la prima volta una delle avventure più poetiche del videogioco europeo. È il ritorno a un tempo in cui contavano la meraviglia, la lentezza, la curiosità. E forse è proprio questo, oggi, il suo valore più grande.










