In Your Dreams – Continua a Sognare: L’Animazione che Osa Parlare al Cuore

I vertici di Warner Bros. difendono Joker: Folie à Deux. In Your Dreams
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Finalmente sono riuscito a recuperare In Your Dreams – Continua a Sognare, il nuovo film d’animazione targato Netflix, diretto da Alex Woo e co-diretto da Erik Benson. I due hanno anche firmato la sceneggiatura, dimostrando quella coerenza di visione che si percepisce in ogni fotogramma. Ebbene, dopo la totale delusione de Gli Sporcelli, sono rimasto genuinamente colpito da questo film di cui si parla troppo poco, ma che meriterebbe molta più cassa di risonanza.

Parto subito dicendo che la storia affronta temi maturi, difficili e tremendamente attuali, ma lo fa con un tocco delicato che raramente si vede nell’animazione contemporanea. Non c’è quella pesantezza didascalica che affligge molte produzioni moderne, né quella superficialità che tratta argomenti complessi come se fossero semplici ostacoli da superare con un sorriso e una canzone.

Molti frammenti potrebbero magari richiamare qualche altro film—è inevitabile nell’animazione moderna, dove tutto sembra già visto. Ma qui si sente la freschezza, il desiderio sincero di dire la propria senza sembrare un disco rotto che ripete formule collaudate. C’è un’anima, una voce autoriale che emerge tra le convenzioni del genere.

In Your Dreams

La protagonista potrebbe apparire, a prima vista, come una tipica ragazzina odiosa con un fratellino un po’ particolare. È facile cadere in questa trappola di giudizio nei primi minuti di visione. Ma alla fine tutto si rivela per quel che è davvero, e quella che sembrava superficialità si trasforma in stratificazione emotiva. Tutto ha un senso, ogni comportamento apparentemente inspiegabile trova la sua ragione d’essere, e tutto diventa più bello e doloroso che mai.

È in questo rovesciamento di prospettiva che il film mostra la sua vera forza: la capacità di farti ricredere, di farti vergognare dei tuoi pregiudizi iniziali, di farti capire che dietro ogni comportamento difficile c’è sempre una storia che merita di essere ascoltata.

In una produzione in cui si sente palpabile l’animo di chi ci ha messo le mani, il punto dolente a mio avviso resta una CGI troppo anonima, quasi standardizzata. Le figure sono sì curate nei dettagli, ma sembrano essere uscite da un film dei primi anni 2000, quando la tecnologia stava ancora trovando il suo linguaggio visivo. C’è quella patina di “già visto” che non rende giustizia alla freschezza narrativa.

A parte i capelli. I capelli sono uno spettacolo visivo che mi ha letteralmente rapito. La resa delle ciocche, il movimento naturale, il modo in cui catturano la luce—è un lavoro di animazione sublime che dimostra come, quando c’è attenzione al dettaglio, la CGI può ancora stupire. Che dire… sono un tipo strano, lo ammetto, ma quei capelli sono poesia in movimento.

Mi hanno colpito profondamente anche le espressioni facciali dei personaggi. Sono molto più vivide, sfumate e capaci di trasmettere emozioni autentiche rispetto a tanti altri prodotti dei più grandi studi cinematografici. C’è una comprensione della microespressione, di quei piccoli movimenti che rivelano i pensieri nascosti, le emozioni represse, i conflitti interiori.

In un’epoca in cui molti film d’animazione sembrano avere personaggi con tre espressioni base—felice, triste, arrabbiato—vedere questa ricchezza emotiva è stato un sollievo. Gli animatori hanno capito che l’emozione non sta solo negli occhi lucidi o nel sorriso largo, ma in quella piega della bocca, in quel battito di ciglia, in quel momento di esitazione prima di parlare.

Continuerò a ribadire, con la testardaggine di chi ci crede davvero, che questo appiattimento dovuto alla CGI che ormai non ha né arte né parte mi sta profondamente sul razzo. Non è una questione di nostalgia per l’animazione tradizionale—è una questione di identità visiva, di coraggio stilistico, di volontà di distinguersi in un mare di prodotti che sembrano usciti dalla stessa fabbrica.

La CGI è uno strumento magnifico quando viene usata con visione artistica, ma troppo spesso diventa una scorciatoia verso l’omologazione. In Your Dreams soffre parzialmente di questo problema, ma almeno tenta di compensare con momenti di autentica bellezza visiva e con un’animazione delle espressioni che fa la differenza.

Fatto sta che questo film va visto. Va visto da adulti che hanno dimenticato cosa significa sognare e avere paura allo stesso tempo. Va mostrato ai propri figli o nipoti perché affronta tematiche che li riguardano direttamente, senza infantilizzarli o proteggerli eccessivamente dalla complessità della vita. E magari va visto insieme, perché è uno di quei rari casi in cui “film per tutta la famiglia” non è un eufemismo per “prodotto annacquato che non offende nessuno”.

Perché In Your Dreams – Continua a Sognare è un film profondo, quasi terapeutico. È il tipo di storia che ti lascia qualcosa dentro, che continua a lavorare sottopelle anche dopo i titoli di coda. È un film che parla di dolore, elaborazione, accettazione e crescita senza mai scadere nella retorica o nel sentimentalismo facile.

In Your Dreams

In un panorama cinematografico saturo di sequel, reboot e prodotti calcolati al millimetro per massimizzare il ritorno economico, In Your Dreams rappresenta una piccola oasi di autenticità. Non è perfetto—quella CGI anonima resta una spina nel fianco—ma è sincero, coraggioso e necessario.

Netflix ha tra le mani un gioiello che meriterebbe una promozione migliore, più visibilità, più conversazione. Perché film come questo, che osano trattare il pubblico con intelligenza ed empatia, sono sempre più rari.

E forse, proprio per questo, sono sempre più preziosi.

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