Layers of Fear – Provato

Layers of Fear

Le tenebre regnavano ormai sovrane quando rincasai, vittima della pioggia incessante che minacciava di non dare tregua almeno sino alla mattina seguente. Erano già diverse notti che faticavo a prendere sonno, e sperai con tutto me stesso che il torpore dell’alcol e il canto della pioggia sui vetri potesse aiutarmi a farmi scivolare via per qualche ora. Tuttavia, debbo ammettere che il pensiero di abbandonarmi al dondolio imprevedibile di quelle correnti era da me bramato ma ripudiato al tempo stesso. Un uomo deve pur aver pace ogni tanto, anche se significa dare pieno potere all’utopia dei propri recessi più reconditi. Ma da qualche tempo ero stato ottenebrato da incubi terribili, tanto vividi che mi trovavo a dubitare della loro vera natura. Che quelle visioni indescrivibilmente spaventose fossero frutto della mia mente non vi era dubbio, ma ancor una domanda non trovava risposta: si trattava davvero sogni? Già da tempo quegli idioti ficcanaso dei medici mi avevano invitato più e più volte a considerare la possibilità che i miei nervi si fossero irrimediabilmente incrinati sotto il peso degli ultimi tragici eventi. Ma io sapevo o, per meglio dire, mi ero convinto di sapere cosa avrei dovuto fare per far cessare tutto ciò: dipingere. Avrei dovuto dipingere un quadro. Era da diverse settimane che avrei voluto farlo, ma qualcosa mi impediva di accennare la più piccola pennellata. Eppure la possibilità che, una volta portato a compimento quell’opera, tutto si sarebbe sistemato era decisamente allettante. Il mio maggiordomo aveva lasciato la chiave della sala ove solevo dipingere, a cui nessuno poteva avere accesso nel modo più assoluto, nel mio studio. Andai a prenderla e mi chiusi all’interno della mia sala creativa. Mi sedetti sulla sedia di fronte al cavalletto e rilessi un biglietto, che recitava: “Sei un professionista, non scordartelo! Dai poche pennellate e tutto procederà senza intoppi.” Desideravo ardentemente una bottiglia. Così mi alzai per andare a prenderla in cucina, e aprii la porta…

Layers of Fear (al momento in accesso anticipato) è il frutto del lavoro di Bloober Studio SA, studio di sviluppo indipendente fondato nel 2008 in Polonia da Peter Babieno e Peter Bielatowicz. Il genere horror per loro, stando alle informazioni diffuse dai Bloobers stessi, è sempre stato una preferenza naturale nel corso degli anni, un vero e proprio veicolo grazie al quale questa SH indie ha sempre cercato di portare alla luce vicende e meccaniche inusuali per questo genere videoludico. Nel caso di Layers of Fear (uscito su Steam negli ultimissimi giorni di agosto) ci troviamo di fronte a un titolo concepito in prima persona che prende spunto largamente, almeno per quanto riguarda le meccaniche di interazione, da Amnesia, con qualche sfumatura addirittura riconducibile alla tanto discussa demo di PT. Dopo tutte queste attribuzioni di ispirazioni di varia natura, tuttavia, è estremamente doveroso sottolineare come il titolo riesca comunque ad costruirsi un’identità tutta sua. L’elemento che salta subito all’occhio è il riferimento alla pittura e i quadri: essi saranno una costante onnipresente nel titolo, tanto da divenire addirittura elementi perturbanti in tutto e per tutto (e in più di un modo). Sin qui tutto chiaro. Ma noi chi impersoniamo? Un pittore alle strette ormai alla soglia del blocco creativo totale. I motivi? Molto personali (che non voglio assolutamente rivelarvi qui perché tengo molto che possiate scoprirlo da soli quando e se vorrete). Dove e quando si svolge? In un paese anglofono direi, ma il periodo è imprecisato. La nostra abitazione tuttavia è decorata e strutturata come una tipica del novecento. Ma questo paragrafo ha già alcuni scheletri e ragnatele sopra, quindi andiamo a incominciare!

 

Layers of FearDipingere una menzogna

Layers of Fear si può considerare, in una certa misura, un racconto gotico (al momento incompleto) ben riuscito. L’equilibrio degli eventi, e come essi si succedono, è ben calibrato, risultando in un’esperienza con una certa carica “orrifica”. Scrivere racconti del terrore efficaci e spaventosi è tutt’altro che facile. Prima di poter infrangere o corrompere qualcosa, come è facile intuire, bisogna necessariamente costruirlo; allo stesso modo, è necessario “tessere” uno sfondo di routine credibile e ben congegnato, pronto per poter essere imbevuto dalla forze sovvertitrici in agguato. La parola “tessere” non è scritta a caso, in quanto lo stesso scrittore (oggi) estremamente popolare di Providence Howard Phillips Lovecraft paragona, in una lettera del 17 ottobre 1930 scritta a Clark Ashton Smith (anch’egli scrittore), il proprio approccio alla creazione di una novella gotica a quella di un “tessitore di imbrogli” (hoax weaver).

Potremmo approfondire parecchio la questione, ma ho divagato abbastanza. Vi basti sapere che Layers of Fear funziona alla grande sotto questo punto di vista (e anche meglio di alcuni suoi “concorrenti”). L’inizio è, appunto, quotidiano. Anzi, più che quotidiano. Oserei addirittura definirlo molto intimo e anche accogliente. La vostra abitazione, con molte stanze estremamente ricche di dettagli e oggetti, sarà il vostro prezioso rifugio in una nottata di tempesta. Bello essere a casa vero? Il camino, il divano, lo studio, la libreria ricca di volumi, la cucina. E invece… TAC! Anzi no. Il “TAC!” l’avrebbe fatto un tessitore sbadato e impaziente (un po’ come Amnesia). Il titolo della Bloober Studio SA invece procede per gradi, contando le gocce del liquido corrosivo che attende solo di intaccare quel frammento di normalità concepito con tanta minuzia esclusivamente allo scopo di ridurlo a brandelli.

 

Layers of Fear
Caldo e accogliente. Per ora.

Effetto chiaroscuro

Nella primissima fase di gioco Layers of Fear, quindi, ci muoveremo liberamente all’interno dell’abitazione, scoprendo i primi indizi che, via via, ci aiuteranno a cercare di inquadrare la vicenda del pittore maledetto in cui il titolo ci catapulta. A tal proposito, desidero approfondire un attimo la maniera in cui entreremo in contatto con queste informazioni. Possiamo dividere gli indizi in due tipologie ben distinte: documenti scritti e oggetti. Nel primo caso si tratta, banalmente, di materiale testuale proposto ai giocatori in svariate forme: lettere, appunti personali, messaggi scritti a mano e trafiletti di giornale (no, mi spiace: le date sono sistematicamente omesse). Nel secondo caso, invece, avremo la possibilità di ascoltare dei brevi monologhi del protagonista non appena andremo a interagire con determinati oggetti (che, nel mentre, potremo liberamente girare per notarne i dettagli). Giocando noterete presto come molti di questi indizi (soprattutto per quanto riguarda quelli testuali) siano presenti in gran parte nei cassetti della mobilia presente nel gioco. Tale elemento è degno di menzione, in quanto permetterà ai più curiosi di scoprire qualcosina di più sull’antefatto inerente al protagonista, senza negare al tempo stesso ai più “impazienti” di godersi semplicemente l’esperienza ansiogena e legata agli elementi “orrifici” (cosa che comunque personalmente sconsiglio largamente).

 

Layers of Fear
Un esempio di documento scritto. Date e nomi propri sono tassativamente oscurati.

A proposito di elementi spaventevoli: in che modo Layers of Fear è riuscito non di rado a farmi saltare sulla sedia per poi irrompere in un sorriso a denti stretti (come ad ammettere un “Bravo, me l’hai fatta”)? Le strategie che utilizza non sono particolarmente innovative, ma riesce a sfruttarle in maniera talvolta magistrale. Una su tutte? La deformazione dell’ambiente circostante in tempo reale. Sarà proprio questo l’inizio della lenta discesa verso il perturbante, sempre più intensa via via che procederemo. A volte sarà sufficiente girarci verso qualcosa di nostro interesse per scatenare una ristrutturazione istantanea ma terribilmente silenziosa di ciò che si trova alle nostre spalle. Non mancheranno naturalmente le apparizioni “a sorpresa”, da me solitamente odiate ma che in questo caso non solo ho tollerato ma addirittura gradito (alcune sono talmente ben congegnate che vi prenderanno alla sprovvista anche a rigiocarlo subito dopo il primo assaggio). Tali manifestazioni dell’insolito, inoltre, sono amplificate dal fatto che la primissima fase del gioco, quella ancora esclusivamente votata al quotidiano, sia stata arricchita da alcuni piccoli “incidenti” casalinghi che potrebbero strappare un balzo di sorpresa, ma che, alla fine, sono comunque relegati nella sfera del “normale”. Cominceremo quindi a convincerci che, se queste sono le sorprese in serbo per noi, non ci aspetti nulla di così spaventoso. Ed è proprio questo il mezzo con cui tutto il resto, da lì in poi, avrà una carica ansiogena maggiore. Di più non desidero anticiparvi, se non che il titolo non può vantare l’etichetta di survival horror. Tale aspetto è dovuto al fatto che il protagonista (e noi in quanto giocatori) non sarà mai vulnerabile in senso stretto, ma semplicemente al centro degli eventi fuori dal comune che lo (e ci) circonderanno. Layers of Fear, tuttavia, pur rinunciando a questa prerogativa quasi sempre presente nel macro-genere, dimostra che come sia possibile sorprendere e coinvolgere senza essere ostaggi di un arsenale limitato e di una barra della vitalità (un po’ come in Year Walk o Neverending Nightmares, per citare un paio di titoli recenti e un poco limitrofi).

 

Conclusione

Layers of Fear si dimostra un titolo molto efficace nel suo voler comunicare una vicenda a “spizzichi” (come anche la tradizione letteraria vuole) e catapultarci in un’ambientazione perennemente cangiante, minacciosa e perturbante. Inutile dire come l’esperienza si dimostri molto efficace al suo massimo se usufruita tramite cuffie e preferibilmente nelle ore serali o notturne. Il comparto audio si dimostra all’altezza, riuscendo a delineare alla perfezione addirittura le sensazioni provate dal protagonista: se la paura avesse un suono, probabilmente sarebbero quelli proposti.
Unica nota dolente? Come anticipato il titolo è uscito in Accesso Anticipato, e sono riuscito a completarlo in circa un’oretta e mezza. Tuttavia l’obiettivo principe del team polacco è proprio quello di arricchire il gioco con altri scenari, in modo da ottenere un titolo un po’ più ricco e completo per il futuro. Al momento è quindi disponibile un’anteprima di ciò che potrebbe essere, e, per essere l’inizio, non c’è davvero male! Le meccaniche sono semplici ma senza risultare riduttive, e, allo stesso tempo, Layers of Fear lascia a noi decidere quanto ci importa del nostro personaggio (rovisterete nei cassetti o no?). Gli sviluppatori, inoltre, hanno precisato come alcuni elementi della storia siano stati volutamente omessi al fine di tenere i giocatori nel dubbio in attesa del prodotto finito (il prezzo attuale di 9.99 € andrà ad aumentare con l’aggiunta di ulteriori caratteristiche).
“E la storia com’è?” Come già specificato, essa si trova negli indizi disposti lungo il gioco, e mi sento di confidarvi solo che è ricamata a regola d’arte sulla tradizione gotica letteraria, tanto da far venire in mente mostri sacri quali Edgar Allan Poe. Gli sviluppatori puntano il dito subito sulle patologie legate alla psiche, ma a noi appassionati del genere piace fare illazioni: è un sogno o la realtà? Questo è uno dei cardini della narrativa di Poe, ma è ancora presto per decidere quanto la sua influenza sia presente. Egli, infatti, talvolta alla fine salva i suoi protagonisti. Se invece finirà tra le grinfie della follia più totale, bé, il gentiluomo di Providence è decisamente un candidato molto forte. Ma abbiamo spettegolato abbastanza. Ora mi rivolgo a te, lettore: sei pronto a rendere il luogo da te considerato sicuro il fulcro di tutti i tuoi terrori?

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