Martin Mystere - Le nuove avventure a colori - Recensione

Martin Mystere: Le Nuove Avventure a Colori! – Recensione

Miniserie in 12 volumi
Editore: Bonelli Editore
Ideazione e supervisione: Alfredo Castelli
Cura Editoriale: Giovanni Gualdoni

Martin Mystere è una delle serie più amate della Sergio Bonelli Editore, la più importante casa editrice italiana nell’ambito fumettistico, una serie che ha segnato il passaggio da storie d’avventura classiche come Ken Parker e ovviamente l’intramontabile Tex (creato dal padre di Sergio Bonelli, Gianluigi) al mondo della fantascienza e del mistero di Nathan Never e Dylan Dog i quali personaggi, tra l’altro, vivono nello stesso universo di Martin e in alcune occasioni interagiranno anche con lui (o con sue versioni alternative e cloni robot ma questa è un’altra storia).

Appena si è saputo di un nuovo ciclo di storie su Martin Mystere, a colori per giunta, i fan hanno cominciato a sudar freddo, ricordando bene il tentativo fallito fatto con Dylan Dog, ma leggendo i primi due numeri hanno dovuto, felicemente, ricredersi: Martin torna nella veste del giovane e affascinante professore che indaga l’impossibile eppure è anche diverso dal solito.

Non un remake, non un reboot, non un prequel né un ultimate ma un po’ tutte queste cose insieme“. Così dice il sito della Sergio Bonelli Editore e mai parole furono più vere diciamo noi: il progetto ideato e supervisionato dal grande Alfredo Castelli (l’originale creatore di Martin Mystere che ne ha curato le storie negli “ultimi” trentadue anni) è stato curato da Giovanni Gualdoni, a capo di una squadra di validi sceneggiatori esperti del fumetto (non per nulla si sono soprannominati i Mysteriani) e da disegnatori nuovi i quali avevano lavorato poco o nulla sulle storie del detective dell’impossibile.

Martin Mystere - Le nuove avventure a colori

Qui però stiamo rimanendo troppo sul vago, dando soltanto informazioni generiche sulla collana in se piuttosto che sulla storia quindi addentriamoci subito nella trama: tutto ha inizio nel castello (si, intendiamo proprio castello!) di un vecchio e pericoloso criminale, Harri de Leon, il quale, durante un party sontuoso nel suo castello a Lugano, in Svizzera, chiede al professor Mystère di autenticare un opera d’arte di cui è venuto in possesso (il tutto ovviamente in maniera lecita, è ovvio!): una parte degli studi di Leonardo da Vinci per la sua monumentale opera perduta “La Battaglia di Anghiari”.

Il taglio moderno della storia è da subito evidente: ambientato ai giorni nostri (se la cosa non fosse evidente da tutta la tecnologia moderna presente già nelle prime vignette, come gli smartphone ad esempio, il riferimento ai Kardashian nella prima pagina credo dissolverà ogni dubbio) e con nemici molto più realistici: al posto del diabolico Mister Jinx troviamo il pericoloso Harri de Leon, il quale si definisce da solo un “collezionista di singolarità” e per questo brama tanto possedere l’opera perduta di Leonardo. Tutto questo fa storcere il naso al buon Martin che ritiene quindi giusto ingannare il vecchio e rubargli l’opera d’arte scappando per cunicoli nascosti (che lui conosce grazie ai suoi studi dettagliati) e rocambolesche fughe in auto, sulla falsariga dei polizieschi americani, aiutato dal suo più fedele amico, il suo eterno compagno di avventure, il buon vecchio Max!

Possiamo già intuire cosa state pensando in questo momento, capiamo il vostro senso di smarrimento e l’indignazione per la mancanza di uno dei comprimari storici del buon vecchio zio Martin ma dobbiamo ammettere che in una storia, in un universo, dal taglio realistico come questi un uomo di Neanderthal che grugnisce come il nostro amato Java non è adatto, non può appartenergli, Java appartiene al mondo delle pistole a raggio, il mondo del buon vecchio zio Martin che conosciamo e non di questo nuovo e giovane Martin Mystere, ed ecco allora un personaggio tutto nuovo pronto sia per lui e per noi: Max, un uomo dal passato avventuroso che aiuta il professor Mystère non per denaro o per qualche debito morale ma mosso dall’amicizia e dall’affetto che prova per Martin. Certo, devo ammetterlo, anche noi all’inizio abbiamo avuto difficoltà ad accettare la mancanza di Java ma vi promettiamo che dopo le prime pagine adorerete Max, che ha tra l’altro la bellezza di non essere soltanto una spalla comica o un fido pard (senza nulla togliere ai miei adorati Groucho e Kit Carson) ma un personaggio a tutto tondo, fondamentale per la salvezza di Martin.

La storia a questo punto comincia a rivelare la sua trama complessa e tutt’altro che lineare: l’azione si sposta in Italia dove troviamo solo nuovi misteri (e anche un vecchio personaggio a noi caro), complotti, tentativi di omicidio da parte di mostri misteriosi, nemici vecchi di decenni rimasti nell’ombra e a ogni nuova scoperta ci saranno sempre nuovi misteri che porteranno a lotte contro nemici insospettabili e all’annuncio di nuovi, futuri orrori ancora peggiori.

Martin Mystere - Le nuove avventure a colori

Quindi, in poche parole, l’esperimento è riuscito? Per noi è si, e a pieno aggiungeremmo: la storia, grazie all’ampio numero di pagine, si permette di respirare, prendere i suoi tempi, per aiutare a comprendere la trama difficile e ben ragionata (dimostrando così che la Bonelli impara dai suoi errori) il diverso stile di disegno rispetto a quello a cui siamo abituati con Mystère è molto bello e ottimo per le scene dinamiche di lotta e fughe che si susseguono nell’intreccio narrativo, la storia è al cardiopalma, capace di creare grandi momenti di tensione e misteri inquietanti che verranno risolti grazie alla grande cultura e all’astuzia di Martin regalandoci momenti di pura goduria (un misto tra Hitchcock e Robert Rodríguez per intenderci e chi conosce Rodríguez sa di quali meraviglie stiamo parlando) e il tutto è ben raccontato da ottimi sceneggiatori che non risparmiano nemmeno qualche divertente citazione ogni tanto per smorzare il tono e far scappare un sorriso al lettore.

I personaggi, sia nuovi che vecchi, sono praticamente tutti ben caratterizzati ma due su tutti ci hanno fatto impazzire: la tenace e determinata dottoressa Arianna Doria, curatrice della Galleria degli Uffizi, la quale sembra avere un flirt forse non troppo amichevole con Martin e lo aiuta con le sue ricerche e Sergej Orloff!

Orloff si vede per poco, non è che una comparsa per ora, ma è stato reso in maniera perfetta: il suo modo di approcciarsi con Martin, minacciandolo con una pistola (e non con la sua arma a raggi “da vecchi fumetti” come lui stesso la definisce), il loro confronto in perfetto stile western e quel “è personale” che lascia intendere il tumultuoso passato che hanno avuto,  è stato per noi il momento in cui il fumetto ha fatto il salto di qualità dimostrando di non essere una semplice versione alternativa come tante ma di essere stato studiato nel dettaglio per rendere la storia il più apprezzabile possibile per i fan senza mai snaturare i personaggi.

E Martin? Che dire del buon vecchio, ora nuovamente giovane, zio Martin? Il geniale, affascinante Martin?

Martin c’è e in tutto il suo splendore: magari non ha la pistola a raggi e non possiede (forse) nessun terzo occhio ma è lui in tutto e per tutto, un uomo dalla grande cultura che crede che l’arte debba appartenere a tutti, un uomo attento ai dettagli, capace di uscire da ogni guaio con ingegno e astuzia, un uomo che affronta il paranormale con la logica e la ragione, un uomo all’eterna ricerca della conoscenza, insomma Martin Mystere! Forse c’è solo una differenza realmente importante: qualcosa è successo nel passato di Martin, qualcosa di grave, qualcosa che lo ha portato tre anni prima degli eventi narrati ad abbandonare il suo ruolo di detective dell’impossibile anche se l’impossibile non ha abbandonato lui.

Quale sarà la ragione? Lo scopriremo solo leggendo.

Martin Mystere: le nuove avventure a colori è una collana di dodici numeri che uscirà in fumetteria il tre novembre e il cinque in tutte le edicole a scadenza mensile, senza interrompere la serie classica.

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