Pathologic 3 – Recensione

Pathologic 3
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Se c’è una cosa che Pathologic ci ha insegnato, è che la sofferenza è una forma d’arte. E con Pathologic 3: Quarantine, la demo standalone che ha anticipato l’uscita del gioco completo (avvenuta il 9 gennaio 2026), Ice-Pick Lodge ci ricorda che non hanno smesso di odiarci. O forse ci amano troppo, in quel modo contorto che solo chi ha camminato per le strade infette di Town-on-Gorkhon può capire.

Questa volta non siamo l’Haruspex, il macellaio sciamanico costretto a tagliare corpi per trovare risposte. Siamo Daniil Dankovsky, il Bachelor, l’uomo di scienza, il narcisista che crede di poter sconfiggere la morte con la logica. E Pathologic 3 prende questa premessa per distruggerla, pezzo dopo pezzo, davanti ai nostri occhi.

La demo Quarantine ci getta subito nel nuovo incubo: non più la mera sopravvivenza fisica (fame, sete, sonno), ma quella mentale. La nuova meccanica Apathy/Mania è il cuore pulsante dell’esperienza. Dankovsky non è solo un avatar; è un uomo che sta crollando. Se la barra scende verso l’apatia, si muove come uno zombie, fatica a parlare, si trascina. Se sale verso la mania, corre frenetico, perdendo dettagli cruciali. Gestire questo equilibrio è stressante quanto cercare cibo, e il gioco non ti spiega come farlo. La soluzione? Droghe, interazioni ambientali bizzarre (calciare un bidone della spazzatura per frustrazione? Fatto) e dialoghi che oscillano tra il delirio e la lucidità.

Pathologic 3

La vera novità di gameplay è il sistema di diagnosi ospedaliera. Non basta più dare una pillola a caso e sperare. Bisogna esaminare i pazienti, incrociare sintomi, escludere malattie. Sembra un Dr. House infernale, dove i pazienti mentono, i sintomi si sovrappongono e la peste cambia regole ogni giorno. Nella demo è “facile”, ma l’implicazione per il gioco completo è terrificante: sbagliare diagnosi significherà condannare innocenti (o colpevoli, chi può dirlo?).

La grande rottura con il passato è la meccanica del viaggio nel tempo. Sì, avete letto bene. Dankovsky può riavvolgere la giornata, al costo di una risorsa rara. Sembra un tradimento della filosofia punitiva della serie, ma è una trappola: poter rifare le cose significa che il gioco può permettersi di essere ancora più crudele, mostrandoti conseguenze disastrose (rivolte, distretti sterminati) solo per farti tornare indietro e provare un’altra strada, sapendo che ogni scelta ha un prezzo.
Il sistema di ordinanze aggiunge un livello gestionale: decidere razionamenti, leggi marziali, quarantene. È il potere che Dankovsky ha sempre desiderato, e che ora lo schiaccia.

Visivamente, il gioco mantiene quell’estetica sporca, teatrale e opprimente che è il marchio di fabbrica. Ma è tecnicamente grezzo: bug, typo, glitch sono parte del pacchetto. Eppure, quando Dankovsky guarda la città con il suo monocolo metaforico, vedendo gli abitanti come numeri su un grafico, l’impatto artistico è devastante. La scrittura è più cinica che mai: dove l’Haruspex cercava di connettersi con la città, il Bachelor la disprezza. E alla fine della demo, la disprezzerete anche voi.

Pathologic 3

Pathologic 3 non vuole essere “divertente”. Vuole essere indimenticabile. Quarantine è solo un assaggio di un gioco che promette di essere più nichilista, complesso e meta-narrativo dei precedenti. Se amate sentirvi piccoli, impotenti e intellettualmente sfidati, questo è il vostro gioco dell’anno. Per tutti gli altri: state lontani, per il vostro bene.

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