Playdate: Quando il Cinema Diventa un Guilty Pleasure Inconfessabile

Playdate
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A volte, alcuni film sono così brutti, ma talmente brutti da oltrepassare la soglia del sopportabile e trasformarsi in qualcosa di paradossalmente divertente. Playdate è uno di questi miracoli della mediocrità. Scritto da Neil Goldman—sì, quello di Scrubs, American Dad e Community, che evidentemente deve aver avuto una giornata particolarmente storta—e diretto da Luke Greenfield, questo è un film da guardare con il cervello spento, tolto dalla testa e messo su un qualche comodino lontano. Magari in un’altra stanza. Possibilmente in un altro edificio.

Insomma, un film tanto dimenticabile quanto stupidamente, inspiegabilmente divertente.

Il Cervello Non è Invitato a Questa Festa

Sempre se non cercate un divertimento intelligente, ovviamente. Perché qua siamo al livello delle scoregge dei vari Natale a…, di quelle battute sui suoceri che si sentono da trent’anni, di quella comicità che fa ridere nonostante tutto il nostro essere intellettuale ci dica che non dovremmo. È il trionfo del trash consapevole, o forse inconsapevole—non sono sicuro quale delle due opzioni sia peggiore.

Kevin James e Alan Ritchson insieme sono divertenti, questo devo riconoscerlo con una certa dose di vergogna. C’è una chimica tra i due che funziona, probabilmente perché entrambi sembrano perfettamente consapevoli di essere in un film orribile e hanno deciso di abbandonarsi completamente all’assurdo. E forse è proprio questo a far ridere: la totale assenza di pretese, l’accettazione gioiosa della stupidità.

E devo ammettere, con tutta l’onestà possibile, che ho riso di gusto durante tutto il film. Ho riso di quelle risate involontarie, quasi colpevoli, che ti scappano quando sai perfettamente che ciò che stai guardando è spazzatura ma in qualche modo riesce comunque a colpire il tuo senso dell’umorismo più primitivo e reptiliano.

Playdate

Perché ricordiamocelo ancora una volta, e questo è importante: il cinema può essere anche solo intrattenimento. Non ogni film deve essere Quarto Potere o aspirare a vincere la Palma d’Oro. A volte basta far ridere, anche stupidamente, anche senza dignità artistica. E sotto questo aspetto limitato e specifico, Playdate funziona.

Eppure, la storia. Oh Dio, la storia. La sceneggiatura è stata chiaramente scritta da una scimmia dopo una tripla dose di una qualche sostanza psicotropa particolarmente potente. Perché altrimenti non riesco a spiegarmelo minimamente. Non c’è logica, non c’è coerenza, non c’è nemmeno il tentativo di fingere che ci sia una struttura narrativa sottostante.

Cioè, perfino ChatGPT 2.0—quello buggatissimo delle prime versioni—avrebbe potuto scrivere una storia migliore, con dialoghi più credibili e personaggi meno monodimensionali. E lo dico senza alcuna ironia: un algoritmo avrebbe fatto un lavoro superiore.

Hai presente il film Postal di Uwe Boll? Sì, proprio quello. Quello tratto dal videogioco nel quale puoi usare un gatto come silenziatore, urinare sulle persone e fare tante altre cose “simpatiche” che metterebbero in discussione la tua salute mentale. Ecco, quel film—generalmente considerato uno dei peggiori nella storia del cinema—ha una sceneggiatura forse migliore, più coerente e meglio strutturata di quella di Playdate.

Spero di essermi spiegato con sufficiente chiarezza. Quando stai paragonando negativamente qualcosa a un film di Uwe Boll, hai raggiunto il fondo. E poi hai continuato a scavare.

La regia… Beh, anche lì c’è da dire che si tratta di un film fatto per non si sa quale motivo recondito. Cioè, ok la commedia che diverte in qualche modo masochistico, ma davvero non riesco a capire come sia potuto uscire questo robo su Prime Video. Qualcuno da qualche parte ha visto questo progetto e ha detto “Sì, finanziamolo. Questo merita di esistere.”

Chi voleva riciclare i soldi? Chi aveva perso una scommessa? Chi doveva un favore a qualcuno di importante? Altrimenti non me lo spiego. Non c’è alcuna visione registica, nessun tentativo di elevare il materiale (per quanto impossibile), nessun guizzo di creatività visiva. È girato come un episodio televisivo mediocre, ma con un budget leggermente superiore sprecato in modi incomprensibili.

Insomma, se volete passare del tempo con un film stupido, divertente in modo completamente involontario e assolutamente privo di qualsiasi senso o valore artistico, allora potreste considerare Playdate come opzione per una serata in cui non avete voglia di pensare. Nemmeno un po’. Nemmeno per sbaglio.

Se invece volete qualcosa di divertente ma leggermente meno stupido, meno insultante per l’intelligenza umana… puntate su Ricky Stanicky. Che ovviamente è stupido anche quello, non fraintendetemi. Ma è uno stupido di qualità superiore, uno stupido che almeno prova a essere qualcosa. Mentre Playdate è stupido e basta, senza attenuanti né ambizioni.

Playdate è il film perfetto per quando avete avuto una giornata talmente pessima che volete spegnere completamente il cervello e abbandonarvi all’intrattenimento più basico possibile. È comfort food cinematografico della peggior specie: ti sazia sul momento, ti fa sentire vagamente in colpa dopo, e domani non ricorderai nemmeno cosa hai mangiato.

Ma ehi, a volte è esattamente quello di cui abbiamo bisogno. Non sempre possiamo permetterci di essere cinefili raffinati. A volte basta ridere per Kevin James che fa la faccia buffa.

E se questo vi rende esseri umani peggiori, almeno sarete esseri umani peggiori che hanno riso.

Forse.

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