Danganronpa 1.2 Reload – Recensione

Danganronpa è, senza ombra di dubbio, una delle visual novel più seguite e attese sia in Oriente che in Occidente. Molto vicino a titoli come Phoenix Wright e il Nonary Game, Danganronpa si dimostra essere un ottimo punto di partenza per chi, per la prima volta, si approccia ad una visual novel. Grazie a NIS America, siamo riusciti ad analizzare non solo il gioco in sé (di cui vi abbiamo già parlato in un’altra recensione), ma anche questo rifacimento per PS4.

Il gioco altro non è che un mistery pieno di segreti da svelare poco per volta, partendo dai casi all’interno dell’opera espandendosi fino a mettere in dubbio il mondo stesso dov’è ambientata la vicenda. Makoto Naegi è, di fatto, il ragazzo più fortunato del pianeta. Grazie ad una lotteria, è riuscito a vincere l’ingresso alla più prestigiosa scuola del pianeta, l’Accademia del Picco della Speranza. Quando però mette piede nell’edificio, un improvviso capogiro lo costringe a cadere a terra svenuto. Al suo risveglio, si ritroverà all’interno della scuola, in una classe deserta e piena di telecamere. Solo poco dopo capirà che, insieme ad i suoi nuovi compagni di corso, è stato intrappolato in una gabbia infernale dove, per uscire, dovrà uccidere uno dei suoi amici senza farsi scoprire…

Una trama forte nella sua debolezza

La premessa della trama è abbastanza semplice, per certi versi anche banale. Tante persone rinchiuse in un edificio, dei misteri e degli assassinii. Ma allora dove prende la sua forza? Ovviamente, il primo gioco si basa interamente sull’atmosfera e sui misteri non tanto dietro agli omicidi, ma dietro alla scuola stessa, che si rivelerà essere più enigmatica del previsto. La narrazione veloce e mai stancante è accompagnata da un gameplay solido che ha posto le basi per il successo del titolo. I processi infatti sono un ottimo metodo per affascinare e non affaticare il giocatore nella lettura, ponendo dei minigiochi sempre più complessi che, seppur non difficili, riescono comunque ad intrattenere. Nel secondo titolo il livello ludico si alza ancor di più, rinnovando alcuni giochi e aggiungendone altri. Tutto questo è stato riportato perfettamente in questo rifacimento per console fissa, adattando perfettamente i comandi del gioco a quelli del nostro controller.

Nonostante l’adattamento si sia rivelato un successo, ciò non mina la leggera delusione nel non vedere nessuna particolare aggiunta al titolo, se non una nuova grafica per i trofei. Non vi è niente che renda questo gioco veramente importante da comprare per chi lo possiede magari su pc o su console portatile. Tuttavia, per chi non si è mai approcciato alla serie, l’acquisto di questa Reload è un obbligo quasi morale, visto che permette di avere due ottimi titoli ad un prezzo più che onesto. L’upscaling invece non è deludente, soprattutto per quanto riguarda le illustrazioni: essendo molto belle e ben definite, sono un ottimo materiale per screenshots da usare come desktop o copertina di qualche social network. Il gioco, tuttavia, non propone logicamente una grafica al passo con i tempi, ma questo sicuramente non ha importanza ai fini del titolo stesso, quindi è una problematica che può tranquillamente essere ignorata.

Ovviamente, essendo un mistery, l’attuare un nuovo gioco dopo aver concluso la prima run non è proprio il desiderio di tutti. Certo, i trofei ti spingono a ripetere alcune parti del gioco, magari anche solo per massimizzare il legame con i personaggi e gustarsi tutte le deliziose scenette comico/romantiche a loro dedicate, ma sapendo già la soluzione ad ogni caso non si sente il bisogno vero e proprio di ricominciare. Tralasciando un primo titolo piuttosto spoglio di contenuti extra, il secondo non delude, includendo una lettura più che interessante (Danganronpa IF) e un paio di minigiochi che possono allungare brevemente la vitalità del gioco.

La bellezza del mistery

Danganronpa HTH si rivela essere un buon inizio per la serie, ma i casi piuttosto banali e facilmente intuibili minano la potenza dell’opera, inginocchiandosi davanti ai più accaniti lettori di gialli. Il cast di personaggi, seppur di per sé interessante, non è neanche l’ombra di Danganronpa 2 Goodbye Despair, di gran lunga più interessante e contorto. Questo vale sia per i casi che i personaggi, visto il palese miglioramento della scrittura di entrambi. Il personaggio stesso di Nagito è il più riuscito della saga, che è talmente contorto da confondere ed affascinare il giocatore. Chiaki è semplicemente l’eroina definitiva, il personaggio perfetto per il suo ruolo. S

Senza dubbio, pure i doppiatori hanno fatto un lavoro egregio nella versione giapponese, dall’Hanazawa sul personaggio di Chiaki alla Ogata su Nagito. Stessa cosa non posso dire del doppiaggio americano, molto più approssimativo e poco appassionante. Purtroppo, l’unica vera pecca è l’antagonista principale, decisamente mal sviluppato e irritante. Il design di Komatsuzaki si rivela essere invece vincente e soprattutto bello da vedere, arricchendo gli sprites dei personaggi di espressioni molto forti ed in linea con la loro personalità. Il punto forte dal lato tecnico di questo gioco è sicuramente il comparto sonoro, decisamente ben studiato e con varie bgm orecchiabili che si adattano perfettamente alla situazione, sottolineando soprattutto la follia durante le “punizioni”.

[stextbox id=”alert” caption=”COMMENTO FINALE”]Danganronpa 1.2 Reload riesce ad essere divertente e interessante, adattandosi perfettamente alla PS4, non tradendo le aspettative. Il suo lato da Dating Sim vi darà la speranza che vi porterà verso la disperazione dei processi, amalgamando una serie infinita di emozioni ad ogni capitolo. Sicuramente, uno dei giochi mistery più intriganti e coinvolgenti in circolazione, insieme ai già citati Zero Escape e Ace Attorney. La presenza di alcuni errori di battitura ogni tanto non mina certo la traduzione inglese, che rimane comunque ottima e ben adattata. Un ottimo acquisto.[/stextbox]

Sull'autore

Gabriele Gemignani

Gabriele Gemignani

Dare la propria opinione è importante. Ascoltare quella degli altri lo è anche di più, del resto, due teste funzionano meglio di una, anche se vanno in contrasto.

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