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Havoc PointHavoc Point 2026

S.E.M.I. – Side Effects May Include – Recensione

Posted on 12 Gennaio 202612 Gennaio 2026

C’è qualcosa di irresistibilmente sbagliato in S.E.M.I. – Side Effects May Include, e forse è proprio questo il suo fascino. Ti ritrovi chiuso in una clinica sperimentale insieme ad altri tre pazienti — pardon, complici — e il tuo unico obiettivo è scappare… possibilmente tutto d’un pezzo. Ma in un gioco in cui ogni pillola è una roulette russa di superpoteri e disastri, “scappare” diventa rapidamente sinonimo di “sopravvivere al caos che hai appena scatenato”.

Realizzato dal piccolo team indie Two Horn Unicorn, S.E.M.I. rientra in quella categoria di esperienze co-op disordinate e irresistibili, sul solco di Human Fall Flat o Totally Reliable Delivery Service, ma con un’ambientazione da commedia nera medica che le dà un gusto tutto suo.

Non c’è una trama tradizionale, solo una serie di “stanze di terapia” da completare risolvendo enigmi, disinnescando trappole e malmenando guardie con qualsiasi cosa ti capiti a tiro: ventose, pesci, mestoli giganti, palloni da calcio. Il gioco è più Scarica Adrenalina 101 che Grey’s Anatomy.

Alla fine di ogni sessione, un “referto medico” ridicolizza le vostre performance: chi si è lanciato addosso ai compagni, chi ha perso la testa (letteralmente), chi ha sperimentato sulla propria pelle le cosiddette “complicazioni farmacologiche”. È una trovata geniale, un piccolo epilogo ironico che chiude ogni partita con una risata.

Le pillole sparse sul campo servono a recuperare sanità mentale – leggasi “salute” – ma anche ad attivare effetti collaterali imprevedibili: fiammate improvvise, raggi laser dagli occhi, crescita e miniaturizzazione à la Alice in Wonderland. E poi ci sono sindromi come “Bipolar Force” o “Laser Astigmatism” che trasformano le tue abilità in veri e propri scherzi cosmici. Non sai mai se diventare un Dio del Caos o un’entità fatta di sfortuna pura.

Tra un livello e l’altro, puoi spendere le caramelle raccolte (yes, lollipops come valuta ufficiale) ai distributori automatici per acquistare “medicine” che promettono aiuti miracolosi… promesse tradite nove volte su dieci.

Chiariamo: S.E.M.I. non è un gioco “rifinito”. È volutamente scoordinato, con comandi un po’ goffi e collisioni balorde. Ma è proprio questa fisica impazzita a generare momenti esilaranti: gente che plana senza controllo, che rimbalza come palle di cannone umane, che incastra la testa nel soffitto e serve di trampolino agli altri per fuggire.

Il tutto è condito da un’estetica pulita e colorata, con corridoi asettici e luce sparata a mille, in contrasto totale con il pandemonio che i giocatori innescano. I modelli ragdoll e i colori pastello fanno sembrare questo inferno un video educativo degli anni ’80 — fino a quando qualcuno ti colpisce con un pesce congelato.

L’audio è una colonna sonora di bizzarrie: distributori che suonano la sigla di Tetris, allarmi che gracchiano jazz glitchato, rumori ambientali degni di un esperimento sovietico. Il voice chat funziona “come può”: a volte troppo piano, a volte a volume esplosivo, perfetto quindi per calare il gruppo nel mood da “ospedale psichiatrico in rivolta”.

Sì, ci sono bug. Pazienti incastrati nelle pareti, collisioni fantasma, telecamere ubriache. Ma qui il confine tra errore e scelta di design è sottile: spesso il glitch diventa il motore della comicità.

S.E.M.I. – Side Effects May Include non vuole essere un gioco “perfetto”: è un esperimento sociale mascherato da co-op slapstick, un concentrato di battute, fisica folle e poteri incontrollabili. È la prova che non serve una storia solida per creare momenti memorabili – bastano un gruppo di amici, una valanga di errori e tanta autoironia.

Se ti piacciono titoli come Gang Beasts, Overcooked o Phogs, preparati: S.E.M.I. è pronto a farti ridere, bestemmiare e gridare “NON PREMERE QUEL PUL—” subito prima di saltare in aria.

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