Starfield

Bethesda ha insegnato a milioni di giocatori ad amare un intero genere. Basterebbe dire Skyrim per far venire i brividi, poi aggiungere Fallout e vedere quella stessa persona impazzire. Almeno per me funziona così, più o meno. Quindi è ovvio che quando ho saputo di Starfield, la mia attesa era alle stelle — letteralmente. Peccato che alla launch fosse disponibile solo su Xbox e PC, mentre questo povero sfigato possedeva solo una PlayStation 5. Ma come si suol dire: le cose belle si aspettano, e adesso — tre anni dopo l’uscita originale, con due espansioni e un aggiornamento rivoluzionario alle spalle — il momento è finalmente arrivato anche per noi.

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Quello che ci aspetta è, essenzialmente, un Fallout nello spazio. E no, non è un insulto: è la descrizione più onesta e diretta possibile. Si parte come minatore spaziale — con tuta e laser, che già cambia le cose — e ci si ritrova proiettati in una caccia galattica ad artefatti misteriosi che attraversa fazioni, pianeti e galassie intere. La storia principale prende rischi narrativi insoliti per Bethesda, incluso un New Game+ che invece di essere un semplice riavvio diventa parte integrante del racconto. È un’idea brillante che ti lascia a bocca aperta la prima volta, e che migliora ad ogni run successiva.

Starfield

Come per ogni titolo Bethesda, la visuale è in prima persona — quella che abbiamo imparato ad amare e che risulta perfetta per immedesimarsi in un mondo spaziale enorme, dove ogni angolo nasconde qualcosa. L’esplorazione funziona meglio ora che mai: puoi impostare una rotta, attivare il pilota automatico con il nuovo aggiornamento Free Lanes e alzarti dal sedile per craffare, gestire l’inventario, parlare con l’equipaggio. Chi ha giocato la versione originale del 2023 sa quanto le schermate di caricamento spezzassero il ritmo. Ora non è più così. È la differenza tra sentirsi un passeggero e sentirsi davvero il capitano di una nave spaziale.

Il combat è soddisfacente, specialmente nelle sequenze a gravità zero — combattere a bordo di stazioni abbandonate fluttuando tra i corridoi è uno dei momenti più riusciti del gioco, e lo rifarei ogni volta. I combattimenti spaziali, tra scudi, motori e cannoni da bilanciare in tempo reale, danno la giusta dose di adrenalina. Abbordare navi nemiche — disabilitarle, entrare, eliminarle — è altrettanto soddisfacente e lo trovi a fare anche quando non sarebbe strettamente necessario.

Il problema è che per ogni cosa che funziona bene, ce n’è un’altra che zoppica. La gestione dell’inventario è caotica: risorse su risorse che si accumulano in liste interminabili, con 1800 libbre di materiali da portarsi dietro quando la capienza è di 200. I compagni parlano troppo, ripetono le stesse battute, ti rincorrono con conversazioni personali una dopo l’altra. Il sistema economico è piatto — tutto si vende allo stesso prezzo ovunque — e fare il trader semplicemente non paga. Non è un gioco senza difetti, ma è uno di quei giochi che, nonostante i difetti, non riesci a smettere di giocare.

Graficamente Starfield sorprende rispetto ai precedenti titoli Bethesda, ma non sposta i parametri della concorrenza contemporanea. I pianeti sono vasti, gli interni delle navi curatissimi, e certi scorci stellari ti fanno dimenticare per un momento dove sei. Eppure, la tecnologia sottostante mostra qualche anno sul groppone: le conversazioni in prima persona, con personaggi che ti fissano con animazioni facciali ancora un po’ legnose, tradiscono un motore che ha bisogno di aggiornarsi.

Su PS5 il gioco gira splendidamente, con opzioni tra 30, 40 e 60 fps. Su PS5 Pro si raggiunge la versione console più rifinita in assoluto, con la modalità enhanced che fa un passo avanti visivo percepibile, specialmente su display VRR. Ma come ci ha insegnato Bethesda — e Skyrim ne è la prova vivente — la grafica non è tutto. E anche qui, il mondo costruito supera ampiamente la tecnologia che lo sostiene.

Ho viaggiato, ho lottato, ho riso e ho stretto alleanze. E la mia avventura nello spazio profondo non è ancora finita — me lo sento. Starfield non è il capolavoro assoluto che Bethesda ci ha abituati a sperare, ma è un viaggio enorme, pieno di possibilità, di sorprese e di quella magia un po’ ruvida che solo questa software house sa regalare. Forse non all’altezza dei predecessori illustri, ma comunque un grande gioco — soprattutto ora, nella sua forma più completa e rifinita. Meglio tardi che mai, PlayStation.

Starfield

Autore

Nato già con il pad in una zampa e un fumetto nell'altra. Si dice che sia stato allevato da Kojima in persona, ma altre voci parlano di Nolan Bushnell. Come Lobo, odia i bravi ragazzi e tutto ciò che è decente, ma adora le belle donne (come Lobo). Polemico e acido, ma anche gentile e morbidoso. È qui per dire la sua... su tutto e tutti.

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