Ratatan, il ritmo di Patapon non basta a tenere tutto insieme

Ratatan

Ci sono giochi che riescono a conquistarti ancora prima di aver capito esattamente cosa stai facendo. Ratatan è uno di questi. Basta guardare i suoi personaggi buffi, le animazioni esagerate e quel mondo pieno di colori per ritrovarsi con un sorriso stampato in faccia. Poi parte la musica, cominci a premere i pulsanti a tempo e ti rendi conto che dietro questa apparente leggerezza si nasconde un gioco decisamente più impegnativo di quanto sembri.

Il legame con Patapon è evidente, e non potrebbe essere altrimenti: Ratatan nasce proprio con l’intenzione di raccoglierne l’eredità spirituale, riproponendo quella formula in cui il ritmo diventa uno strumento per comandare un piccolo esercito. Non controlliamo direttamente le nostre truppe, ma impartiamo ordini attraverso sequenze di pulsanti da eseguire seguendo la musica. Attaccare, saltare, difendersi e sfruttare le abilità speciali richiede concentrazione, perché basta perdere il momento giusto per ritrovarsi in difficoltà.

Ratatan

All’inizio bisogna prendere le misure con un sistema che non perdona troppo facilmente. La vera sfida consiste nel riuscire a tenere insieme tutto: osservare i nemici, anticipare le loro mosse, controllare la situazione sul campo e, contemporaneamente, mantenere il ritmo. Quando le cose funzionano, però, Ratatan riesce a regalare momenti davvero soddisfacenti. Entrare in sintonia con le proprie truppe, concatenare i comandi correttamente e attivare il Fever dà quella sensazione di controllo che ripaga gli sforzi. Peccato che alcune meccaniche risultino un po’ rigide, soprattutto per quanto riguarda il tempismo degli input, che richiede di premere i pulsanti leggermente dopo il battito. Una scelta che può avere le sue ragioni tecniche, ma che non sempre si sposa bene con la sensazione di suonare insieme alla musica.

Il comparto artistico è probabilmente uno dei motivi principali per cui vale la pena dargli una possibilità. Tutto è vivace, colorato e pieno di personalità. I personaggi hanno un’espressività irresistibile, mentre le animazioni delle truppe e le proporzioni assurde dei boss contribuiscono a rendere ogni scontro uno spettacolo. Anche il sonoro fa la sua parte, grazie a musiche orecchiabili e a quelle vocine stridule che accompagnano gli ordini e le azioni dei nostri piccoli guerrieri. C’è un contrasto divertente tra il loro aspetto tenero e la brutalità degli scontri, ed è proprio questa combinazione a dare al gioco una personalità tutta sua.

Naturalmente, tutta questa vivacità può diventare anche un problema. Durante le battaglie succedono parecchie cose contemporaneamente e non è sempre facile capire dove concentrare l’attenzione. Bisogna seguire il ritmo, ma anche osservare quello che accade sullo schermo, e qualche volta si finisce per lasciarsi distrarre dalle animazioni proprio quando sarebbe necessario essere più precisi.

La struttura roguelite aggiunge un ulteriore livello di complessità. Ogni tentativo ci porta attraverso una serie di ambientazioni, stanze e scontri che culminano in battaglie contro boss piuttosto impegnativi. Nel frattempo possiamo raccogliere potenziamenti, ottenere nuove armi e migliorare le capacità delle nostre truppe. Una parte dei progressi viene persa quando una spedizione fallisce, ma le risorse accumulate permettono di tornare al punto di partenza più forti e meglio equipaggiati.

Ratatan

Sulla carta è un sistema che dovrebbe invogliare a riprovare, e in parte ci riesce. Anche una sconfitta può lasciare qualcosa di utile per il tentativo successivo, mentre la possibilità di modificare l’equipaggiamento e scegliere tra diversi Ratatan offre una discreta libertà strategica. Il problema è che questa struttura finisce per mettere in evidenza alcuni limiti della formula. Ricominciare da capo dopo una sconfitta può essere frustrante, soprattutto quando la difficoltà è già elevata e la fortuna nella distribuzione dei potenziamenti può influenzare sensibilmente l’esito di una partita.

Inoltre, non sempre la progressione riesce a trasformare davvero l’esperienza. Migliorare le armi e rendere le truppe più resistenti è piacevole, ma dopo diverse partite si rischia di avere la sensazione di ripetere gli stessi gesti senza che il gioco introduca abbastanza novità. Anche la varietà musicale e quella degli scontri potrebbero essere sfruttate meglio: quando ci si ritrova a eseguire ripetutamente le medesime sequenze, una meccanica inizialmente coinvolgente può diventare prevedibile.

C’è poi una particolarità che potrebbe dividere i giocatori: il nostro ruolo è soprattutto quello di coordinare l’esercito. Il personaggio principale non è sempre al centro dell’azione e, in molte situazioni, la strategia migliore consiste nel restare nelle retrovie e lasciare che siano le truppe a fare il grosso del lavoro. Questo approccio è coerente con l’idea alla base del gioco, ma può anche farci sentire più come degli spettatori che come i protagonisti della battaglia. La scelta del Ratatan, inoltre, sembra talvolta meno determinante di quella delle unità e dell’equipaggiamento che portiamo con noi.

Anche la storia non riesce a lasciare il segno. Non è tanto la semplicità della trama a rappresentare un problema, quanto il modo in cui viene raccontata. I dialoghi affidati soprattutto a brevi finestre di testo interrompono il ritmo delle partite e non sempre trovano il momento giusto per attirare l’attenzione. Quando siamo impegnati a evitare gli attacchi di un nemico, fermarci a leggere informazioni narrative non è esattamente il modo migliore per coinvolgerci nella vicenda.

Una volta completata la prima spedizione, ci si potrebbe aspettare una trasformazione più significativa dell’esperienza. Invece, le attività successive puntano soprattutto ad aumentare la difficoltà e a raccogliere risorse per migliorare ulteriormente l’equipaggiamento. Esistono nuovi obiettivi e sfide da affrontare, ma manca quella sensazione di scoperta che rende memorabile la fase avanzata di alcuni dei migliori roguelite. Ratatan ha una base interessante e offre strumenti per personalizzare le proprie strategie, ma non sempre riesce a sfruttarli per dare una svolta alle partite successive.

Resta comunque difficile negare il fascino di un progetto così particolare. Ratatan prova a riportare in primo piano una formula che non si vede tutti i giorni e la arricchisce con una produzione visivamente deliziosa, un’identità sonora riconoscibile e un sistema di combattimento che, quando entra in sintonia con il giocatore, sa essere davvero divertente. Non tutto funziona allo stesso modo e la ripetitività, insieme a una difficoltà talvolta eccessiva, rischia di allontanare chi cerca un’esperienza più fluida e immediata.

Il risultato è un gioco pieno di idee, capace di strappare sorrisi e offrire battaglie intense, ma anche un titolo che sembra trattenersi proprio quando avrebbe bisogno di osare di più. Per chi ha amato Patapon, ritrovare quella particolare combinazione di musica, strategia e personaggi fuori di testa sarà probabilmente sufficiente per lasciarsi coinvolgere. Per tutti gli altri, Ratatan rimane un’esperienza originale e meritevole di attenzione, anche se non riesce a trasformare tutte le sue buone intuizioni in una formula davvero irresistibile.

Ratatan

Di Nerd Cat

Nato già con il pad in una zampa e un fumetto nell'altra. Si dice che sia stato allevato da Kojima in persona, ma altre voci parlano di Nolan Bushnell. Come Lobo, odia i bravi ragazzi e tutto ciò che è decente, ma adora le belle donne (come Lobo). Polemico e acido, ma anche gentile e morbidoso. È qui per dire la sua... su tutto e tutti.