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I motivi per giocare The Witcher 3: Wild Hunt nel 2018

Posted on 17 Marzo 201815 Marzo 2018

Iniziare un gioco non è una passeggiata. Diffidate da chi vi dice il contrario, perché non lo è affatto. Dover cominciarne uno nuovo richiede tempo, costanza e determinazione. Inutile quindi dire che spendere molte ore per un gioco poco meritevole non è salutare per noi e per il nostro tempo libero. Ho quindi pensato e ripensato a uno di quei titoli che qualcuno potrebbe non aver ancora giocato, ma che procura ancora dei brividini nei paesi bassi ai fan. Un gioco di ruolo che ha avuto le capacità di darci una narrazione probabilmente senza precedenti, creando il modello perfetto che anche gli altri dovrebbero seguire per le missioni secondarie. Se quindi siete indecisi sul giocare o meno The Witcher 3: Wild Hunt, allora seguite la mia piccola guida sui motivi per iniziarlo nel 2018 (e negli anni a venire).

La trama
Geralt di Rivia è uno strigo bello tosto e come personaggio principale all’interno del mondo videoludico è probabilmente tra i più interessanti e vivi. La storia che andremo a vivere vedrà coinvolte le forze del bene del male, ma in modo diverso. Alla fine sono termini molto relativi e su questo si gioca spesso e volentieri tutta la narrazione (sopratutto nel secondo capitolo, dove possiamo decidere se uccidere o meno il nemico finale per via delle sue azioni). Lo stesso Geralt è un personaggio che non sempre fa la buona azione e spesso e volentieri quella ha un doppio fine (economico o erotico). Se desiderate vivere una storia davvero longeva e scritta in maniera poderosa allora questo è il gioco che fa per voi.

L’open world
Un altro motivo per giocare a The Witcher 3: Wild Hunt è sicuramente l’enorme mondo nel quale ci ritroveremo. Non si tratta del classico open world dove tutto esiste solo per dare un senso della pienezza. In questo caso il mondo è perfettamente vivo e sembra che tutto esista per una ragione precisa. Anche il ragazzino che salta nella pozzanghera canticchiando le canzoni contro l’impero ha un suo senso e cosi moltissimi PNG, che ci dicono qualcosa di preciso, senza annoiare mai. Una casetta al centro bosco potrebbe contenere qualche lettera che magari sbloccherà una quest o semplicemente dirci qualcosa sulla vita delle persone che ci abitavano. Tutto esiste per una ragione e quando il mondo di gioco è cosi grande, la voglia di esplorare ogni suo centimetro diventa immensa.

Il sistema di combattimento
Questa è una parte un po’ spinosa in quanto c’è qualcuno che effettivamente lì trova non adatti al titolo e poco funzionali. Però c’è da dire che in verità le battaglie di The Witcher non hanno niente da invidiare a quelle degli altri action. Per certi versi, tra l’altro, abbiamo la componente del target nemico che ci riporta un po’ nel mondo dei Souls e di Bloodbourne, evitando fastidiose riprese manuali della camera (che in molti giochi rende tutto più difficile e estenuante). La componente action poi prevale grazie a delle acrobazie che permettono a Geralt di padroneggiare non solo la spada, ma anche delle movenze veloci che ci porteranno dietro al nemico in un istante. Modellando bene l’albero delle abilità è possibile creare uno stile di combattimento spettacolare e senza precedenti e volendo, diventando praticamente invincibili anche contro un esercito, ma per quello serve anche una grande conoscenza di pozioni e magie.

Le missioni secondarie
Potrebbe sembrare stupido come motivo, ma è chiaro che le missioni secondarie in un videogioco sono molto importanti. La cosa assume un valore maggiore poi quando abbiamo a che fare con un titolo open world, che dovrebbe intrattenerci per un centinaio di ore. Capita che in taluni giochi le missioni secondarie consistono nell’andare dal punto A al punto B e fare il ritorno, mentre altre volte capitano le missioni in cui bisogna semplicemente uccidere persona X. Tutto ciò ovviamente non aiuta ad allungare la longevità, ma al contrario, stanca il giocatore dopo pochissimo. Con The Witcher 3: Wild Hunt questo non capiterà mai. Le missioni secondarie sono strutturate in modo articolato e ramificato, nascondendo una ministoria in ognuna di essere. Si tratta di qualcosa che permette al giocatore di iniziare a fare le secondarie senza pensarci due volte, ma sopratutto, dimenticando anche la quest primaria. Godersi le tantissime missioni secondarie permetterà un’immersione pressoché totale all’interno del mondo di gioco.

La grafica
Il gioco non è nuovo, questo è palese. Ha ormai qualche anno alle spalle ed è chiaro che non possiamo aspettarci una componente grafica simile a quella di Horizon Zero Dawn. Nonostante questo però, abbiamo a che fare con un titolo che vede nella grafica un perno incredibilmente possente. Le foreste a tratti possono sembrare vive se le si attraversa e la quantità degli oggetti sullo schermo giustifica alcuni piccoli difetti. Anche i personaggi principali sono realizzati in modo certosino (cosa che non posso dire dei paesani) e la maestosità narrativa si mostra in modo implacabile durante i dialoghi. Nell’insieme è facile dimenticare degli anni passati e godersi questo gioco come se fosse uscito solo ieri.

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