Daredevil: Battlin’ Jack Murdock – Recensione

Autore: Carmine Di Giandomenico (S/D); Zeb Wells (S)
Editore: Panini Comics Italia
Formato: 17cmX26cm; 128 pp. Colore
Prezzo: 13.00€

Mi chiamo Battlin’ Jack Murdock                                          

E sono qui per Combattere!”

Con questa frase ha inizio una delle opere più emotivamente tormentate della storyline del Diavolo Rosso di Hell’s Kitchen. Battlin’ Jack Murdock è una storia che fa quasi da monito a quella che sarà la vita di Matt Murdock: come suo padre, sarà destinato a soffrire e a lottare senza sosta con la speranza che, prima o poi, tutto possa andare per il meglio, ma tale meta è probabilmente troppo ambiziosa per la famiglia Murdock che vive nell’ossessione continua della lotta. Non importa contro chi. Nella loro vita, non vi sarà un fine ultimo ma solo la ricerca di esso. Tutto si spegnerà nella ricerca. Tutto sarà una Battaglia.

La “lotta” di casa Murdock non è limitata a pugni e calci (che comunque sono una tradizione tramandata da padre in figlio) ma si rivela una lunga e strenua  battaglia contro la vita e contro il destino. L’immensa tragedia moderna che viene trasposta su carta si snoda in un susseguirsi di eventi ai limiti della sopportazione umana. La sensazione di angoscia martellante pervaderà la lettura dei lettori più interessati: auguratevi di non stringere un rapporto di empatia con i personaggi dell’opera o il risultato sarà rappresentato da un peso immaginario che vi sobbalzerà sullo stomaco ad ogni frase e ad ogni vignetta rappresentativa del complesso mosaico psicologico di un padre-per-caso che dovrà imparare, non di sua sponte, ad essere il genitore che mai si sarebbe aspettato di dover essere.

Grafico dell’umana natura

“Decadenza”

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“Mio figlio è debole, quindi stasera devo essere debole. Per il mio ragazzo.”

L’opera sembrerà divisa in due enormi tronconi, ognuno caratterizzato da un certa sfumatura antropologica, andando a costituire una continuità che per comodità definiremo “Pre-paternità” e “Post-paternità”

Nella prima fase, l’uomo in primo piano, Jack Murdock appunto, darà prova più e più volte di uno stato d’animo crucciato da forze incontrollabili ed inesorabili. Lo spirito di adattamento e sopravvivenza lo porteranno a compiere azioni di cui si pentirà un secondo dopo, ma che non potrà evitare a causa di un temperamento che non si mescolerà, per niente bene, alle scelte etiche a cui sarà posto d’innanzi.

La prima parte dell’opera è costituita da ciò che in filosofia viene definito pars destruens: per accedere ad un nuovo step, serve annullare totalmente ciò che c’è stato e in questo caso, all’annullamento si arriva con la totale decadenza della virtù. La prostrazione della morale al bisogno, personificato da una società crudele e spietata con chi non sa adattarsi ai cambiamenti.

Decadenza evidenziata dall’aspetto fisico del protagonista: notevole il gap dalla situazione di atleta di pochi anni prima alla condizione di malavitoso obbligato, segnato e distrutto dall’alcool. Non conosce più la forza di voler tentare e si abbandona all’effimero conforto di un bicchiere di whisky scadente.

 

“Assestamento”

I traumi sanno essere i punti di passaggio più duri ma più efficaci per raggiungere una meta che ci proibivamo a prescindere. Ci basta nulla per subire uno shock e non sempre deve trattarsi di un evento catastrofico. In questo caso, a far riaccendere qualcosa all’interno di Battlin’ Jack Murdock, sarà una visita inaspettata di quello che sembrava essere ormai solo un piacevole ricordo sbiadito. E a fargli da “seguito” troviamo lui, il Trauma che scuoterà la vicenda dalla sua cupa immobilità, Matt “Devil” Murdock, ancora pargolo, che stretto tra le braccia della mamma, viene rivelato per la prima volta ad un padre ignaro di ciò che era nato da un amore così furtivo e sfuggente.

L’uomo cambia ma la vita rimane uguale, come se il tempo si muovesse solo dentro di lui restando immobile all’esterno. Il nostro protagonista sarà più che consapevole che la sua condizione non si addice alla paternità, o almeno alla formazione di un individuo tranquillo e agiato. Più volte, nel racconto, a predominare sarà proprio l’inettitudine di un uomo schiavo dei vizi effimeri della vita, che, incapace di crescere un ragazzo, raggiunge comportamenti degni di un individuo ignorante e prepotente.

Ma il mondo non smette mai di cadere. Matt Murdock, con una mossa eroica, salva un uomo da morte certa ma perde la vista. E un altro blocco di responsabilità cade sulla schiena di Jack che, da solo, dovrà salvare il suo piccolo mondo da pericoli interni ed esterni.

“Rivoluzione”

La teoria del Rasoio di Occam afferma che la verità non sta per forza nell’instancabile ricerca ma che, anzi, possiamo trovarla proprio sotto il nostro naso. La soluzione più semplice, spesso, può rivelarsi la più corretta. Alla luce di ciò, come rispondere alla domanda: “Come farà Jack Battlin’ Murdock a venire a capo di questo susseguirsi di situazioni indecenti?”?

La risposta sta in una pacca morale sulla spalla, da parte di un personaggio che, per volontà alterne, rimane in disparte per tutta l’opera, non facendo parlare molto di sé, eccetto nel finale. Si arriva alla conclusione che tutto quello che serve e basta al nostro protagonista, è la speranza, speranza da parte sua in se stesso e speranza da parte di altri verso lui. Tutto ciò che basta è sapere che, almeno per qualcuno, stiamo facendo la cosa giusta.

Si raggiungerà una rivitalizzazione dell’intero tessuto narrativo, dapprima sfaldato, forse a voler seguire empaticamente le vicende di Jack. Si schiuderà per noi un’epifania che non riuscirà a farci non soffrire, ma che saprà condire la sofferenza con un tenero sorrisetto di complicità triangolare tra autore, lettore e protagonista dell’opera. Sebbene di positivo avremo ben poco, il finale saprà ridarci la tanto agognata speranza che sapevamo che avremmo raggiunto ma, nella quale, avevamo iniziato a credere meno di quanto la conoscenza della vita dei Murdock ci porti a sapere.

Autori

Narrazione

La tecnica narrativa utilizzata è inusuale ma ben congeniata; tutta la storia sarà infatti basata su continui flashback Daredevil Battlin’ Jack Murdockche andranno a rivelare vari aspetti di trama e di psicologia caratteriale che serviranno ad inquadrare l’opera e a darle il giusto respiro man mano che le situazioni si intersecheranno.

Ai testi troviamo infatti il nostrano Carmine Di Giandomenico (che già aveva lavorato alle testate più prestigiose della Marvel come Vendicatori, Fantastici Quattro,Thor, Iron man ecc.),  coadiuvato da un brillante Zeb Wells (già conosciuto per varie storie su Spider-Man, tra cui il capolavoro Dottor Octopus: Anno Uno), che sbalordiscono nell’imbastire una vicenda che ogni appassionato di Daredevil adorerà per la familiarità e il rispetto con cui gli avvenimenti   sono trattati e non snaturati. Il loro grande merito sta nel far girare la storia su una non-trama: la vicenda che occupa il presente narrativo è una e una sola, che inizia e finisce in pochi minuti reali ma che, narrativamente, diventano giorni interi visto che, quello che dovrebbe un contorno fatto, appunto, di flashback e ricordi, diventa il vero succo dell’opera. I livelli narrativi-temporali si alternano per creare una linea temporale che inizia nel presente, torna al passato e si ricongiunge col presente, fino al finale, nel quale, al Presente si uniscono accenni di Futuro; un futuro che non viene approfondito ma che ogni lettore, in un modo o nell’altro, già conosce e ama.

Disegni

Il tratto grafico è eccellente e pulito nonostante non sia anatomicamente perfetto. Si nota la ricerca di un’imperfezione voluta per rappresentare al meglio quanto l’animo dei vari personaggi sia frastagliato. Le figure appaiono squadrate, con contorni marcati e segnati dalla decadenza della morale che le pervade.

È squadrato Jack, l’uomo con l’animo più tormentato di tutto il racconto; è squadrato Matt, vittima innocente di una successione di peccati; è squadrata Maggie, madre particolare e non all’altezza della situazione che, seppur rappresenti solo una comparsa nell’opera, è importantissima per lo sviluppo psicologico del protagonista;  poi c’è Josie, l’unica figura “rotondeggiante” dell’intera storia, non perché sia particolarmente pura ma semplicemente perché è forse l’unica che rappresenti vagamente il rispetto di valori universali  e che dia un respiro speranzoso al testo.

I colori che predominano, come in ogni opera del Diavolo che si rispetti, sono il Rosso e il Giallo, colori accessi rivisitati in una chiave smorta, quasi alterati da un filtro Seppia, che li invecchia e li rende malinconici e portatori di sventure umane, almeno sino al finale, dove per una necessità psicologica, devono lasciare spazio al nero che si prende la briga di annullare, lentamente, tutto ciò che è stato.

Finale stoico, definito da un continuo raccapriccio grafico e onomatopeico che ridarà speranza al futuro di Hell’s Kitchen.

In conclusione…

Opera pregna di citazioni al mondo del Diavolo Rosso, psicologia e abilità narrativa. Si farà fatica a non intristirsi per tutta la durata della narrazione che saprà rendervi partecipe di un continuo dramma moderno in cui non ci sarà un’alternanza netta tra stati d’animo ma che presenterà più che altro variazioni sul medesimo tema psicologico. Una degna storia esplorativa della mentalità di Matt Murdock attraverso l’esplorazione delle sue origini, tramite la figura del maledetto padre Jack Battlin’ Murdock, che, col cuore pregno d’amore  andrà incontro alla sua fine consapevole che quello è solo l’inizio di qualcosa più grande.

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“Mi ricordo la prima volta che mi hai affrontato. Sono tuo padre Matt, ma non sono né un santo né un eroe, lo capisci?”

“Devi seguire il tuo istinto ora, Matt, sei un uomo e sono molto orgoglioso di te”

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