Divinity III: Stalinverso

Valiant Comics ha pubblicato parecchi eroi interessanti nel corso della sua vita editoriale. Personaggi che somigliavano a quelli presenti in DC Comics e in Marvel Comics, ma che allo stesso tempo si differenziavano in modo netto. Tra questo troviamo Divinity, che potrebbe sembrare una sorta di Dr. Manhattan, ma in realtà non lo è ovviamente. La sua storia ve l’ho raccontata in due recensioni e stavolta è arrivato il momento di affrontare un crossover con altri eroi, il meraviglioso e spaventoso allo stesso tempo, lo Divinity III: Stalinverso.

La premessa narrativa parte da un fatto particolare. L’universo è stato completamente resettato grazie a Divinity ed è sotto il controllo di una Russia ancora comunista. Putin, da presidente regna con il pugno di ferro e si avvale dei supereroi per uccidere tutti coloro che cercano in qualche modo di opporsi. Tecniche subdole che finiscono per uccidere una quantità spaventosa di persone innocenti. Qualcuno però ricorda il mondo di prima e cerca in tutti i modi di farlo tornare come prima. Si tratta della spia perfetta, NinjaK, che lavorando sotto copertura per il governo russo cerca di creare una propria squadra perfetta per sovvertire il nuovo ordine mondiale. Ad aiutargli on sarà un classico alleato, ma Harada, il villain che abbiamo imparato a conoscere grazie a Bloodshot. Intanto Divinity è rinchiuso con i pazzi e la sua memoria sembra non esistere più.

La sceneggiatura di Stalinverso, scritta da Matt Kindt è cruda e lo si nota fin dalle primissime battute. Si tratta di un racconto nel pieno stile della Valiant più matura e seria. Gli argomenti forse sono trattati con troppa fretta e quindi senza le dovute spiegazioni e approfondimenti, ma funzionano egregiamente. I personaggi si muovono senza alcuna difficoltà in un mondo diverso ed è diverte vedere le reazioni di alcuni buoni mentre sono soggiogati da un potere più grande di loro. La soluzione a tutto potrebbe essere buonista, ma da quella speranza di vedere un mondo migliore e rappresenta l’altruismo dei protagonisti.

Le matite di Trevor Hairsine e Renato Guedes dipingono un quadro complesso ed elaborato. I dettagli la fanno da padrona in un mondo freddo e dominato dal blu. I personaggi sono descritti nel loro modo più minuzioso, ma ovviamente rispettando quelli che sono i canoni di Valiant. Alcune scene d’aziono valorizzate dai protagonisti che la popolano, mentre altre risultano essere troppo dispersive per la lettura semplice.

Autore

Un non troppo giovane appassionato di tutto quel che ruota attorno alla cultura POP. Vivo con la passione nel sangue e come direbbe Hideo Kojima "Il 70% del mio corpo è fatto di film".

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