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Dynasty Warrior: Origins – Recensione

Giacomo Lambertini 25 Febbraio 2025Recensioni . Videogiochi Articolo

La serie Dynasty Warrior ritorna con un capitolo originale, capace di riproporre al pubblico il genere dei Musou che, negli ultimi anni ha saputo far conoscere al pubblico diversi titoli intriganti dal punto di vista narrativo. Essendo un genere tipicamente adatto al mondo del singolo giocatore, risulta essere estremamente adatto a raccontare una trama piuttosto coinvolgente e lunga.

Il capitolo Origins va a proprorre un contesto storico tanto importante, ma sconosciuto ai più in occidente in quanto si va a conoscere, con le dovute eccezzioni per un prodotto d’intrattenimento, la ribelione dei Turbanti Gialli avvenuta in Cina verso la fine del secondo secolo dopo cristo. Questo ha permesso di creare un prodotto squisitamente adatto, come nel mio caso, ama divertirsi e rilassarsi con tanti combattimenti senza guardare che cosa fa qualcun’altro.

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Non voltare le spalle a nessuno

Il contesto narrativo è un qualcosa di già visto in altre produzioni, ma non per questo risulta ridondante oppure poco appagante anzi, durante le mi ore passate davanti all’Xbox Series X ( disponibile anche per PS5 e PC) devo dire che il titolo si fa accompagnare molto bene attraverso la trama. Il protagonista è uno spadaccino abilissimo ma senza memoria, il quale viaggia fra le prefetture cinesi in cerca di risposte.

In una delle tante città/cittadine percorse dall’anonimo protagonista, si vedrà partecipare ad una delle tante rivolte per via della scarsità di cibo, che dura già da troppo tempo in Cina. Proprio da questo contesto nasceranno i rivoltosi chiamati Turbanti Gialli, nominati così per degli stendardi dell’omonimo colore, i quali hanno come obiettivo quello di rovesciare l’imperatore della dinastia Han, e di distribuire equamente le proporzioni di cibo presente nel territorio sottratte con la forza dall’esercito regolare.

Da questo contesto Shao Yu, nome di fantasia che ho dato al protagonista ma variabile asseconda dei gusti delle persone, incontrerà Guan Yu il quale lo inviterà nel suo gruppo per le sue attitudini guerriere. Questo è solo l’inizio di una storia all’interno di un avvenimento estremamente importante, e più grande rispetto a quello che ci possiamo solo immaginare in quanto la Cina che conosciamo oggi è passata proprio da questo avvenimento storico.

La squadra che vince non si cambia

Un aspetto che non muta nel mondo dei videogiochi, se non migliorando e affinando i movimenti e le azioni dei personaggi, è proprio il mondo dei Mosou il quale è un genere che per fortuna si è allargato nel corso degli anni. Lo stile di combattimento è abbastanza simile a molti altri prodotti pubblicati nel corso degli anni, i primi nomi che mi vengono in mente è Hyrule Warriors pubblicato giusto pochi anni fa, e i vari capitoli Warriors della serie Fire Emblem.

Quando si raggiunge un’area da combattimento si potrà collocare i personaggi in base alle loro classi, asseconda di come combatteranno i vari elementi nel mondo di gioco. Il sopracitato Guan Yu è un abile condottiero, che utilizza armi pesanti e che si muove più lentamente rispetto a Zhou Cang che maneggia una tipologia di arma più leggere e meno potente rispetto al collega sopra citato, ma estremamente più agile.

Per fortuna il cambio di classe – che risulta essere una novità per la saga – è abbastanza semplice da sostituire, in quanto è strettamente legato all’arma che utilizziamo da una semplice spada, passando da una lancia fino a moltre altre che avremmo modo di conoscere nel corso dell’esperienza. Normalmente i nemici che affronteremmmo saranno in enorme vantaggio numerico, ma saranno facili da sconfiggere mentre i capitani oppure i generali saranno di tutt’altra pasta.

Un sistema di combattimento migliorato

Rispetto ai capitoli precedenti si è visto un miglioramento tecnico, non tanto legato allo stile grafico che è rimasto di altissima fattura, ma da un punto di vista dei controlli di movimento/lotta i quali mi hanno colpito positivamente. Nel corso delle battaglie saranno presenti, come citato precedentemente, dei Capitani e dei Generali che conducono gli eserciti verso determinate aree da conquista.

Questo garantisce un buon equilibrio di sfida, passando da un numero elevato di soldati nemici ad un altro più limitato, che combatterà fino allo sfinimentocontro le forze alleate. In quest’ultimo scenario si entrerà nell’ottica del mondo RPG, dove la parata e il contrattacco – accompagnata poi dalle abilità speciali – saranno la principale risorsa delle lotte.

Come già affermato ritornano dai precedenti capitoli le “abilità speciali“, le quali saranno divise al massimo 4 per volta, che aiuteranno il giocatore contro un nemico più ostico. Riusciremmo a ottenere nuove peculiarità nel corso delle nostre scorribande, aumentando il livello del nostro personaggio che consentirà due caratteristiche inedite per la serie la prima nuove perizie, da modificare prima delle battaglie, e i punti abilità nell’apposita sezione del menu di gioco.

La colonna portante dell’esperienza

Bisogna dirlo un punto a favore del titolo è il gameplay che lo caratterizza, permettendo al giocatore di ricevere appagamento scontrandosi anche direttamente contro un singolo personaggio. Dalle esperienze ricevute dalle lotte otteneremmo dei punti abilità, riempiendo la barra d’esperienza come in un comune RPG.

Questo permetterà di sbloccare determinate attitudini per i combattimenti, passando da una nuova serie di combo fino al miglioramento dell’energia del protagonista, ma non è questa la novità effettiva del capitolo. Infati le destrezze saranno divise in base alle caratteristiche, come l’utilizzo delle armi fino alla resistenza e molti altri aspetti che ci invoglierà il giocatore a continuare a lottare contro le varie organizzazioni.

Perché infatti un aspetto che a me è piaciuto molto è il fatto che, possiamo scegliere quando iniziare una missione principale, in quanto la storia è organizzata in capitoli dove bisogna rispettare i livelli di turno. Un po’ sulla scia degli ultimi Assassins Creed, e della serie Dynasty Warrior, se si affronta un antagonista con un livello troppo alto bisognerà allenarsi in altri scontri, effettuati con le lotte casuali della mappa di gioco oppure delle missioni secondarie, queste ultime consegnateci dai tanti personaggi del roaster del gioco.

Divertente in ogni dove

Sono un giocatore che preferisce puntare al divertimento, piuttosto che sulla moda passeggera del momento, non ce nulla di male in questo contesto ma preferisco prendere le mie passioni con il mio tempo e se oggi non riesco a giocare, pazienza ci guardiamo il giorno successivo. Dynasty Warior Origins fa esattamente questo lavoro, senza pretendere al giocatore di migliorare costantemente nelle tante ore di gioco.

Durante la battaglie, ultima caratteristica ma non oltre, saranno presenti delle missioni secondarie all’interno di una battaglia oltre a vincere lo scontro, da aprire un portone per far passare gli alleati fino a far scoprire che un unità nemica ci sta attaccando, per accerchiare le forze alleate. Il tutto condito con animazioni convincenti e uno stile grafico, che ricorda molto i Manhua per alcune situazioni.

La traduzione italiana è precisa ed è convincente, mentre il doppiaggio è limitato momentanemente nel giapponese, cinese e inglese con le voci dei doppiatori convincenti sotto tutti i punti di vista. Alla fine dei conti Dynasty Warrior Origins convince, inserisce alcune funzioni innovative per la serie e perché no proporre qualcosa di diverso dal mercato moderno dei videogiochi.

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Tags: Dynasty Warrior, origins

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