Il 2026 è stato, senza dubbio, un anno incredibile per il mondo dei videogiochi e per tutti gli appassionati. Un anno che ci ha regalato titoli di grandissima qualità e che ha visto susseguirsi, mese dopo mese, uscite davvero importanti. Impossibile citarle tutte, ma basti pensare a giochi come Resident Evil: Requiem, Pragmata e 007 First Light, fino ad arrivare allo scorso settembre, che è stato letteralmente un susseguirsi di grandi uscite.
E anche ottobre non è stato da meno. Per tutti gli appassionati Xbox è finalmente arrivato il tanto atteso ritorno di Marcus Fenix e della sua banda, con l’esclusivo Gears of War: E-Day.
Ma dopo tanti anni, cosa significa davvero tornare a vestire i panni di Marcus Fenix? Scopriamolo in questa recensione!
Gears of War è una serie che ha regalato davvero tantissime emozioni, riuscendo ad appassionare generazioni di giocatori al genere dei Third Person Shooter. Ma soprattutto, è una serie che ha rivoluzionato il modo di vivere gli scontri introducendo un sistema di coperture diventato, nel tempo, un vero e proprio punto di riferimento per il genere.
Per chi non lo sapesse Gears of War: E-Day è un prequel del primo capitolo della serie “Gears of War” uscito nel lontano 2006 su Xbox 360.
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E-Day ci porta quindi indietro di quattordici anni rispetto agli eventi del primo capitolo, nel momento esatto in cui tutto ebbe inizio.
L’Emergence Day, il Giorno dell’Emersione, rappresenta infatti uno degli eventi più importanti e drammatici dell’intero universo di Gears of War: è il giorno in cui l’Orda delle Locuste emerge dalle profondità di Sera, dando inizio a una guerra che cambierà per sempre il destino dell’umanità.
A vivere in prima persona questo inferno troviamo due volti che i fan della serie conoscono molto bene: un giovane Marcus Fenix e Dominic Santiago. I due non sono ancora i veterani che abbiamo imparato a conoscere nel corso della saga e il loro rapporto, inizialmente segnato anche dalla perdita di Carlos Santiago, il fratello maggiore di Dom e migliore amico di Marcus, è ancora lontano dall’essere quello che diventerà.
La narrazione ci mette così direttamente nel cuore dei primi giorni dell’invasione, seguendo Marcus, Dom e la Squadra Bravo mentre cercano semplicemente di sopravvivere a una minaccia che nessuno aveva mai visto prima. L’azione si concentra sulla città di Kalona e si sviluppa nell’arco di tre giorni e tre notti, mostrando una Sera completamente impreparata davanti all’arrivo delle Locuste.
Ed è proprio questo uno degli aspetti più interessanti di E-Day: non siamo di fronte a una guerra già conosciuta, ma al momento in cui quella guerra nasce. Non ci sono ancora certezze, non ci sono anni di esperienza alle spalle e soprattutto non esiste ancora quella fratellanza che diventerà uno dei pilastri dell’intera saga. E-Day racconta quindi non soltanto l’inizio della guerra contro le Locuste, ma anche la nascita del legame tra Marcus e Dom.
Come da tradizione, la Campagna può essere affrontata completamente in single player, affidandosi ai compagni controllati dall’intelligenza artificiale, oppure in cooperativa insieme ai propri amici. È inoltre possibile aprire una lobby pubblica e affrontare l’avventura insieme a giocatori provenienti da tutto il mondo. Non è tutto, su console c’è anche la possibilità di giocare a schermo condiviso con un secondo controller.
Ho avuto modo di giocare la campagna in entrambi i modi, sia in single player che in cooperativa con gli amici, e devo dire che, per quanto mi riguarda, è proprio quest’ultima modalità a regalare le maggiori soddisfazioni. Tra una sparatoria e l’altra, qualche momento di tensione e, soprattutto, una risata dietro l’altra, il tempo passa davvero in un attimo. È proprio in compagnia che Gears of War: E-Day riesce a dare il meglio di sé, trasformando ogni scontro in un momento di puro divertimento.
Prima di iniziare la partita sarà possibile scegliere uno dei quattro personaggi principali e affrontare così l’intera campagna nei panni del proprio preferito.
Un’altra particolarità della modalità cooperativa è la possibilità di scegliere il livello di difficoltà individualmente per ogni giocatore. Questo significa che, all’interno della stessa partita, ogni compagno potrà affrontare l’avventura con una difficoltà diversa in base alle proprie preferenze. Nel mio caso, ad esempio, ho optato per la difficoltà “Normale”, mentre altri amici hanno preferito mettersi alla prova con il livello “Difficile” o addirittura “Folle”.
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Pad alla mano, Gears of War: E-Day mi ha subito trasmesso quelle sensazioni tipiche della serie. Le prime fasi ambientate in città mi hanno ricordato, per certi versi, il primo The Last of Us, ma anche Raccoon City nel remake di Resident Evil 3: Nemesis. Ci troviamo di fronte a una città viva, con persone che corrono disperatamente in cerca di una via di fuga, terrorizzate e braccate dalle Locuste.
È come tornare alle origini, con quel pizzico di horror e splatter che contraddistingueva i primi capitoli della serie. Ci sono momenti davvero cruenti, tra corpi smembrati, teste mozzate e sangue sparso praticamente ovunque. Insomma, un ritorno al passato che ho apprezzato particolarmente, soprattutto considerando che, negli ultimi capitoli, questa componente sembrava essersi un po’ persa. Colori troppo accesi e un’illuminazione spesso eccessiva finivano infatti per smorzare quelle atmosfere cupe e quel senso di terrore che avevano caratterizzato gli esordi della saga.
I primi atti sono piuttosto lineari, proprio come nei capitoli che hanno fatto la storia della serie. Progredendo nel corso dell’avventura, però, il gioco si apre e lascia al giocatore maggiore libertà di esplorazione. Attenzione, non stiamo parlando di un vero e proprio Open World con mappe enormi da esplorare, ma di una struttura più vicina a un’Open Map, con diverse aree da visitare alla ricerca di collezionabili come piastrine, poster e documenti. Il tutto avviene in maniera piuttosto naturale, senza costringere il giocatore a percorrere chilometri e chilometri o a perdere troppo tempo in esplorazioni dispersive.
Girando per la mappa avremo a che fare con missioni secondarie. Si tratta di semplici missioni in cui consistono nel salvare innocenti uccidendo le locuste oppure semplicemente di liberarne la zona. Una volta completata la missione, la nostra ricompensa consisterà nell’ottenere le Mod da applicare alle armi.
Oltre ai vari collezionabili, sono presenti anche le casse che sono anch’esse segnate nella mappa e anche queste daranno diverse ricompense.
All’interno della città troviamo i Depositi di Rifornimenti, fondamentali per personalizzare e potenziare il nostro equipaggiamento. Sarà possibile intervenire anche sulle armi attraverso diverse modifiche, così da adattarle alle proprie esigenze di combattimento. Proseguendo nella storia si avrà accesso anche all’Equipaggiamento tattico, uno strumento ricaricabile che permette di attaccare i nemici oppure fornire vantaggi al protagonista e ai suoi compagni di squadra, aggiungendo così ulteriori possibilità strategiche durante gli scontri.
In termini di gameplay posso affermare che è stata migliorata la corsa. Se prima correvano accovacciati con una telecamera un pò traballante oggi risulta più “naturale”. Presenti ovviamente le classiche coperture, in certi momenti capiterà di avere una copertura più da sdraiato. Il sistema della ricarica delle armi è rimasto pressochè invariato, una volta caricato al momento giusto ci sarà la possibilità di fare più danno con l’arma.

MULTIMASSACRI – IL MULTIPLAYER DI GEARS OF WAR E-DAY SCRITTO DA: MAX HELLDORADO NOVELLI
Uno dei punti di forza della saga, sin dagli esordi, è il Multiplayer. Carnale, impietoso, coinvolgente. Sono lontane le stanze libere del primo capitolo, le partite senza alcuna possibilità di fare gruppi di chat. Molte amicizie nate mentre si parlava in attesa di rientrare a fine turno. Era diverso anche il modo di giocare e affrontare la sfida con l’altra squadra. Le partite erano strategiche, permeate dalla dolce paura di essere il primo a rimetterci la pelle. La collaborazione con i membri del team era fondamentale. Tutto questo nonostante un sistema orribile di connessione tra i giocatori: niente server, ma un host che creava la stanza a cui tutti si connettevano. Il risultato era che chi ospitava la partita era quasi imbattibile e bisognava sudare parecchio per vincere contro il temibile “pompa dell’host”.
Oggi non siamo più a quei livelli, eppure spesso si ha il dubbio che lo gnasher funzioni un po’ come vuole il fato. Una caratteristica che sembra essere immanente nel dna del gioco. Ma andiamo con ordine.
Il classico multiplayer a squadre pvp è allo stato attuale limitato a poche mappe e alle sole modalità non competitive. Oltre tutto ci sono solo due modi per cercare partite e modalità:
– Partita veloce: dove sono proposte tutte le modalità presenti. Il classico “Deathmatch a squadre“, la modalità “Conquista”, “Piede di guerra”, una curiosa variante di conquista con la zona che si sposta mano mano, “Prova del fuoco” dove bisogna tenere il nucleo dentro un’area designata per un intervallo di tempo, “Demolizione” di sicuro la meno divertente e poco pensata.
– Piede di Guerra: La sola modalità con le zone da conquistare che si muovono mentre le si conquista.
Il gioco è fluido, stupefacente come oggi questi ingombranti e mastodontici personaggi riescano a muoversi con tale agilità e animazioni assolutamente magistrali. Reattivi veloci, una vera gioia per gli occhi, tanto quanto le dettagliatissime mappe di gioco. Simmetrie e spazi come da copione, tra coperture, armi da conquistare e altezze vantaggiose da gestire. Su PC non si avverte quasi l’adeguamento qualitativo che spesso si rileva passando da gioco in singolo a multiplayer.
Purtroppo come velatamente anticipato restano le problematiche legate all’efficacia a volte dubbia delle armi: o troppo potenti o blande. Le connessioni non sempre offrono stabilità e non palesare al giocatore i ping o la qualità della propria banda non è affatto accettabile nel 2026.
Al netto di questo, gli scontri sono divertenti, nel solco della tradizione ma con diverse qualità e accenni di novità. Alcune armi sono divertenti e folli, altre sono praticamente immutate, come il sempiterno cecchino.
In attesa di classificate e contenuti vari che arriveranno, va il plauso al team per aver scelto di mantenere il gioco senza bonus o perk da attivare, gli elementi sbloccabili sono esclusivamente estetici. Va però criticato il costo eccessivo di alcuni pacchetti opzionali, veramente fuori luogo otto euro per un banner, un loghetto e una skin per le armi.
Il PVE cambia e si aggiorna, divenendo un ibrido esplorativo, inglobando il tower defense tipico della modalità “orda”. Qui ci sono mappe aperte, eventi e ben tre squadre a collaborare per debellare il nemico. Un florilegio di eventi secondari, missioni principali dove l’orda classica torna pesantemente nella difesa dei “rig”. Riuscendo a difendersi dalle ondate, ci sii “esfiltra” combattendo fino all’arrivo dell’elicottero, completando la missione. Ogni giocatore può scegliere una classe, le armi da portare, all’inizio poche o nessuna alternativa. Giocando si sbloccano dei bonus personali e nelle mapper dei bonus per tutta la squadra: tutto il bottino è condiviso e si può interagire con altri giocatori di altre squadre. È affascinante, un po’ caotica e sinceramente poco calibrata. Alcuni scontri sono troppo ostici anche per tutte le squadre presenti e richiederanno di sicuro più esperienza. Inoltre la durata di tutto l’arco di missioni necessarie a decretare la riuscita delle missioni eccessiva. Di sicuro un mondo parallelo magari da affrontare post campagna, le potenzialità sono davvero ottime.

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IL LATO TECNICO DI XBOX SERIES S – QUALCOSA DI INCREDIBILE!
Per una console uscita letteralmente 6 anni fa, devo dire che il team The Coalition è riuscito ad ottimizzare bene il titolo. Non stiamo parlando chiaramente della sorella maggiore quale Xbox Series X che ha una maggiore potenza ma, devo dire che graficamente anche su Series S ha il suo dire.
Gli screen (effettuati proprio da Series S) non rendono giustizia ma, l’illuminazione, i colori, il sangue dei corpi è stato realizzato davvero con una cura maniacale. Anche le espressioni dei personaggi sono qualitativamente di ottima fattura. E non è tutto: quando ci sparano e ci ripariamo dietro un’auto, i nemici prendono di mira anche i vetri, mandandoli in frantumi. Sono dettagli tutt’altro che secondari!
C’è un però, purtroppo in diverse occasioni ho notato diversi scatti nel corso dell’avventura. Scatti sia durante il gioco che durante i filmati. Non solo, mi è capitato assenze di mezzo secondo a livello audio. Nulla che comunque vada a compromettere l’intera esperienza di divertimento che il titolo offre. Probabilmente il team rilascerà qualche patch per sistemare anche questi piccoli difetti.
Le parole restano il cuore della nostra recensione, ma questa volta abbiamo scelto di accompagnarle anche con un voto finale: 9.0
