L’uscita di Stardew Valley ha portato alla ribalta una marea di giochi che hanno provato a replicarne le potenzialità e quell’aria rilassante che abbiamo imparato ad amare. Alcuni ci sono riusciti più o meno, ma diciamocelo: l’atmosfera di Stardew è unica, e personalmente ci ho speso una sessantina di ore. Eppure, tra i tanti titoli usciti, ho trovato ottimo e interessante anche Graveyard Keeper, secondo capitolo compreso.
Il seguito, Graveyard Keeper 2, arriva in un momento in cui si sente un po’ la mancanza di un nuovo esponente del genere. Prende il buono del primo gioco e lo espande, e ne viene fuori un titolo ancora più fuori di testa, divertente e a tratti macabro. Ha anche una narrazione più complessa, che non è da sottovalutare. Però, attenzione: la storia c’è, ma ti lascia giocare la tua run con calma, senza l’ansia di doverti sbrigare per qualche motivo.
A colpire fin dalle prime battute è il comparto grafico, molto più fluido nelle costruzioni rispetto al primo capitolo. Personaggi, edifici e mondo non puntano al realismo, ma l’asset grafico è stato ripensato da zero e si sente: sembra quasi di respirare una ventata di modernità mentre giochi.

Visto che è un titolo simile al primo (e in generale agli altri giochi del genere), non mi metto a spiegarti ogni meccanica. Però, se arrivi dal primo capitolo, qui troverai del pane per i tuoi denti. L’albero delle abilità è stato migliorato e ampliato, ma a fare davvero la differenza sono le automazioni e un grosso salto di qualità nella costruzione. Il primo poteva sembrare meccanico, poco fluido e a tratti noioso; qui questi problemi sono quasi spariti.
Arriva anche il combattimento, che non è solo un’aggiunta per allungare il brodo: diventa parte del gioco e della sua narrazione. Va detto che per arrivare alle prime lotte ci vuole un po’ di tempo, ma ogni momento di costruzione è, come sempre, ben speso.
Come guardiano del cimitero, il tuo compito è il solito: curarlo, costruire le tombe e portare avanti i tuoi loschi affari. Migliorare le strutture sblocca nuove tecnologie e potenzia gli oggetti, ed è qui che entra in gioco la chiesa. Rimetterla in sesto ti permette di professare la tua religione con le preghiere e, migliorandola, di aumentare la tua fede. La fede si spende per potenziare le abilità di tagliare, scavare ed estrarre pezzi di cadavere, e anche per i viaggi rapidi.
E sì, ovviamente dovrai seppellire i cadaveri che ti consegnano, ma non prima di aver trafficato un po’, da veri malati di mente. Puoi estrarre teschio, pelle, grasso, sangue e così via. Questi pezzi servono per ricette e oggetti, ma non solo: volendo, puoi rivenderli al mercato nero, da bravo samaritano.
Ultimo punto, importante per molti: il doppiaggio. Graveyard Keeper 2 ha il doppiaggio completo di tutti i personaggi principali, una chicca che mancava nel primo capitolo e che ho trovato davvero piacevole. Se non ti convince, puoi disattivarlo e tornare ai vecchi bla bla bla incomprensibili.
Alla fine, Graveyard Keeper 2 non vuole essere il nuovo Stardew, e fa bene. Prende l’idea del gestionale rilassante e la porta dalle parti del macabro, con un tocco di umorismo nero. Se cerchi un gioco in cui costruire, ottimizzare e ridere dei tuoi stessi crimini, il cimitero ha un posto per te. Io intanto ho ancora qualche cadavere da seppellire. O da vendere.

