Pokémon

C’è qualcosa di profondamente assurdo — e al tempo stesso perfettamente logico — nell’idea che un uomo possa costruire una truffa da 40.000 dollari usando bustine di spezie da 99 centesimi. Eppure è esattamente quello che avrebbe fatto Keith Wallis, 39 anni, Palm Beach, Florida: secondo le autorità statali, avrebbe selezionato mazzi di trading card nei reparti di diversi Target, li avrebbe portati alla cassa self-checkout insieme a pacchetti di taco seasoning, e avrebbe scansionato soltanto questi ultimi. Le card — potenzialmente Pokémon, ma anche Star Wars, Doctor Who o sportive — sarebbero finite online, rivendute su marketplace digitali per un totale stimato in quasi 40.000 dollari. Circa 75 furti in più contee della Florida, tra luglio 2025 e febbraio 2026.

L’uomo ora rischia fino a 90 anni di carcere per due capi d’accusa di furto organizzato, tre per ricettazione e uno per riciclaggio di denaro. Una pena che sembra sproporzionata, finché non si capisce il contesto.

Il caso Wallis non è una storia isolata — è il sintomo di un fenomeno che ha trasformato il collezionismo di carte in un mercato criminale strutturato. Negli ultimi mesi, solo in California meridionale, negozi specializzati sono stati presi d’assalto con metodi degni di un film: ladri che perforano i muri di notte, che si travestono da giocatori a tornei prima di fuggire con migliaia di dollari in carte, o che puntano pistole ai clienti. Le perdite accumulate in pochi mesi hanno superato il mezzo milione di dollari.

“Adesso per le carte Pokémon serve più sicurezza che per i diamanti”, ha dichiarato il proprietario di un negozio di Los Angeles. Non è iperbole: a New York, un negozio nel Lower Manhattan ha subito una rapina da almeno 110.000 dollari in un’unica notte. A Anaheim, i ladri hanno usato un trapano per bucare il muro di un magazzino e portarsi via 180.000 dollari in carte.

Per capire perché si ruba a mano armata per avere dei cartoncini colorati, bisogna tornare al 2020. Durante i lockdown, il mercato del collezionismo è esploso: i prezzi medi delle carte sono aumentati del 500% in meno di due anni. Nel 2021, una singola carta Pokémon viene battuta all’asta per oltre 5 milioni di dollari — non in un museo, non a un campionato, ma su una piattaforma di vendite online. Quel momento segna il punto di non ritorno: da quel giorno, investitori esterni, fondi e creator entrano nel mercato come se fosse una borsa valori.​

Il meccanismo è semplice: The Pokémon Company ha storicamente sfruttato la scarsità artificiale, stampando tirature limitate di carte “speciali” che alimentano hype e speculazione. Il risultato è un prodotto ad altissimo valore, facilissimo da rivendere su eBay o su marketplace live, difficile da tracciare, e piccolo abbastanza da portarsi via in una borsa. L’asset ideale per un criminale.​​

Quello che colpisce di questa storia — e che va ben oltre il singolo caso di Florida Man con le spezie — è che il collezionismo di trading card ha smesso da tempo di essere un hobby per bambini o appassionati nostalgici. È diventato un mercato finanziario parallelo, con le sue bolle speculative, i suoi grader certificati (PSA), i suoi scalper professionisti e ora i suoi crimini organizzati.

In Giappone, persino ad Akihabara — epicentro culturale del fenomeno — il mercato dell’usato ha visto crolli del 20-30% nel 2024, con carte passate da 12 milioni di yen a 1 milione nel giro di pochi mesi. La bolla, insomma, mostra crepe. Ma nel frattempo, negli Stati Uniti, i furti continuano — e il caso del “ladro con le spezie” è probabilmente solo l’esempio più bizzarro di una tendenza che non accenna a fermarsi.

La domanda che rimane aperta è quella più scomoda: fino a che punto The Pokémon Company è corresponsabile di un ecosistema che ha reso i propri prodotti un bersaglio per crimini violenti?

Autore

r.kovalskiy@havocpoint.it

Un non troppo giovane appassionato di tutto quel che ruota attorno alla cultura POP. Vivo con la passione nel sangue e come direbbe Hideo Kojima "Il 70% del mio corpo è fatto di film".

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