Dopo un’esaltante Limbo, Playdead studio torna su Xbox One con un nuovo gioco partorito esattamente dalle stessi menti utilizzate ben sei anni fa. Sarà riuscito Inside a convincerci?

La follia prende forma

Inside fa scorrere davanti i nostri occhi le stesse meccaniche di Limbo, perciò possiamo dimenticarci più della metà dei tasti del nostro pad perché per tutta l’avventura gli unici che useremo sono il tasto A e X, il primo per saltare mentre il secondo è per interagire con gli oggetti. Come si dice? Squadra che vince non si cambia? Bene, Playdead ha preso alla lettera la cosa, dato che propone, nuovamente, un platform in 2D. Attenzione però perché fare una cosa del genere può tranquillamente rivelarsi controproducente, ma qui no. Qui funziona. Inside ci catapulta in un mondo malato, contorto e complicato da comprendere, in cui non ci sono incipit né tutorial, si viene solamente catapultati nell’avventura e l’unico scopo che abbiamo è attraversare le mille insidie che ci troveremo davanti. Non sappiamo perché siamo lì né cosa sta succedendo e l’unico modo in cui viene raccontato è attraverso i meravigliosi scenari che vedremo dietro il nostro piccolo eroe.

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Una vita grigia e pericolosa

A conti fatti parlare di Inside è più complesso di quello che si possa pensare, ogni istante passato nel gioco è un susseguirsi di emozioni e istinti personali, non c’è qualcosa di ben definito sta tutto alla fantasia del giocatore interpretare ciò che vede e dargli un significato ben preciso, il gioco quindi è in grado di narrare una storia che è sì uguale per tutti ma in realtà ha sfaccettature ben diverse per ogni persona che lo gioca. Ciò che ci ha fatto impazzire del gioco è il livello artistico raggiunto dal team: La cura per i dettagli è quasi maniacale e anche le animazioni di qualsiasi personaggio sono rappresentate in modo fedele e fluido, anche le ambientazioni, se pur non troppo varie, sono davvero ottime e sempre ben gestite, con un contrasto di colori scuri che riesce ad immergere in modo davvero ottimale.

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Solo e male accompagnato

Non è un mistero che Playdead faccia dello stile cupo un suo punto di forza, e qui effettivamente viene ricalcato nuovamente questo modus operandi, ma c’è una cosa che vi accompegnerà per tutta la durata del gioco: il senso di vuoto, che vi porterà a voler giocare assiduamente al titolo, per scoprire cosa vi deve succedere e cosa può succederci intorno, è perfetta la ritmica data al gioco che alterna con una semplicità estrema puzzle ambientali con un’esplorazione davvero ben riuscita. Non vi fate spaventare però dalla difficoltà del titolo, Inside è un gioco semplice e quelle volte che richiede più impegno è solo una questione logica che vi terrà impegnati per poco tempo non andando mai a risultare frustrante, cosa che con qualsiasi puzzle potrebbe succedere molto facilmente. Alla fine di tutto però Inside vi terrà compagnia per un massimo di 3-4 ore con una rigiocabilità minima dato che le uniche interazioni secondarie che il gioco ha da offrire sono la ricerca di piccole capsule di metallo da rompere che vi consegneranno immediatamente un obiettivo, seppur alcune siano abbastanza difficili da trovare, difficilmente la ricerca vi terrà impegnati per più di un paio d’ore. A giustificare in modo più che onesto la scarsa longevità del titolo ci pensa il prezzo, dato che su Xbox Live il gioco è disponibile a poco meno di 20 euro, soldi che attualmente è davvero difficile investire in modo migliore per un indie che ci ha particolarmente colpiti e che sicuramente per tanti giocatori lascerà un segno molto importante. Una piccola perla.

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[stextbox id=”alert” caption=”COMMENTO FINALE”]Playdead è finalmente tornata e Inside è la conferma che questo team è davvero talentuoso, un gioco malinconico malato e contorto che riesce ad immergere in modo incredibile acompagnato da meccaniche semplici ma che difficilmente stancano il giocatore, preparatevi ad un viaggio che, seppur corto, saprà incantare per tutta la sua durata, Inside o lo si ama o lo si odia. Noi lo abbiamo amato.[/stextbox]

Autore

spinelloster@gmail.com

Già da piccolo mangiavo biscotti a 8 Bit, l'amore per i videogames si è espansa in me tramite il Sega Mega Drive, attualmente continuo a coltivare la mia passione principale affiancata a quella dei giochi di società.

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