Mortal Kombat è un franchise che continua a vivere una vita piuttosto florida, specialmente sul fronte videoludico, dove resta uno dei massimi esponenti del genere picchiaduro. Il primo film del 2021, diretto sempre da Simon McQuoid, aveva deluso le aspettative — e quindi era difficile aspettarsi qualcosa di particolarmente riuscito dal sequel. E invece, Mortal Kombat 2 è sorprendentemente piacevole.
La storia riprende da dove avevamo lasciato, portando sul grande schermo la minaccia di Shao Kahn e il suo tentativo di dominare il Regno della Terra. A difenderlo ci sono i campioni già visti nel primo capitolo, stavolta affiancati da un’aggiunta d’eccezione: Johnny Cage, interpretato da un Karl Urban perfettamente a suo agio nel ruolo di attore sopra le righe con più ego che senso del pericolo. Al loro fianco tornano Jessica McNamee, Josh Lawson, Ludi Lin e Mehcad Brooks, mentre Hiroyuki Sanada riprende i panni di Scorpion e Joe Taslim quelli di Bi-Han. La sceneggiatura è firmata da Jeremy Slater, basata sull’iconico videogioco creato da Ed Boon e John Tobias.
Se ti aspetti una trama elaborata o personaggi con chissà quale profondità psicologica, sei fuori strada. Qui ci troviamo davanti a battute sciocche, violenza spaccabudella, Fatality e tanto, tanto divertimento. Le coreografie funzionano bene, con un ritmo mai eccessivo — abbastanza fedele a quello del gioco, il che è già un risultato. C’è anche una scelta legata alla lore che potrebbe far storcere il naso ai fan più veterani, ma è una licenza poetica che si può concedere.

Visivamente il film è nella media. Non fa gridare al miracolo, ma ormai è raro che un blockbuster lo faccia davvero. La fotografia di Stephen F. Windon e la colonna sonora di Benjamin Wallfisch svolgono il loro compito senza infamia e senza lode. Qualche tema interessante prova comunque a fare capolino: la voglia di ribellarsi a un destino già scritto, e quel bisogno di sentirsi ancora importanti in un mondo che non ti vede più come un eroe ma come un cimelio pieno di polvere. Spunti suggestivi — che però restano esattamente dove sono, sullo sfondo, senza che il film abbia alcuna intenzione di approfondirli.
Ed è giusto così. Perché Mortal Kombat 2 è esattamente quello che deve essere: un film d’intrattenimento da guardare con una birra in mano, una maglietta vecchia e un bel rutto d’accompagnamento. Niente di più, niente di meno. E a volte, onestamente, è quello di cui si ha bisogno.


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