Il giro del mondo in 80 giorni – Recensione

Ci sono scrittori immortali che ognuno di noi ha letto almeno una volta nella vita. Qualora non si trattasse di un libro, allora poteva essere un film oppure un fumetto. In questo caso parlo del grande Jules Verne, famoso, talentuoso e dalla ferrea immaginazione capace di trascinarci per tutto il globo in svariati modi. In passato vi ho parlato di quest’autore con 20.000 Leghe sotto i mari edito da Star Comics per la collana “I Maestri dell’Avventura”. Ora torniamo da Tunué, che ha ripubblicato un suo grande classico riguardante Verne, Il Giro del mondo in 80 giorni. Il romanzo originale, edito nel 1873, ebbe un grande successo, creando una linea narrativa d’avventura che ancor’oggi è presente e che mi ricorda sempre Grand Tour (in particolare i vari speciali). Un racconto tanto divertente quanto interessante e capace di sondare l’animo umano e in particolar modo, quello di un avventuriero nato in un epoca sbagliata.

Ricordo che da piccolo adoravo questo racconto sia in forma cartacea che quella che vediamo nel film d’animazione veramente poco famoso e passato un po’ in sordina. La storia di Phileas Fogg e della sua avventura attraverso il globo racchiude al proprio interno un processo di crescita personale e di scoperta dell’animo umano. Il signor Fogg è un uomo con la precisione svizzera. Vive secondo l’orologio e quindi trovare un domestico capace di rispettare a secondo ogni regola non è un’impresa facile. Il francese Passepartout, appena arrivato al servizio, sembra però intenzionato a restare e a servire fedelmente Fogg. Non passa nemmeno un giorno dal suo arrivo che i due sono costretti a partire per un giro intorno al globo della durata massima di 80 giorni e tutto per via di una scommessa. Un viaggio che porterà i due ad avvicinarsi leggermente e che ci permetterà di comprendere lo spirito di entrambi.

Phileas Fogg sembra un uomo rude e votato unicamente alla precisione, ma durante il viaggio impariamo a conoscerlo meglio per quel che è realmente, un uomo con degli altissimi valori. Si tratta di un essere umano e come tale ha i suoi difetti, ma non è quell’uomo freddo che la prima impressione fa credere erroneamente. Fogg è un uomo che vive secondo un suo codice morale ed etico e secondo un suo dettame temporale e ciò personalmente lo trovo lodevole sotto molti aspetti. Lo sceneggiatore Loïc Dauvillier ha saputo mettere all’interno della storia tutta la passione e soprattutto l’amore per una storia cosi bella e particolare e forse immortale. I personaggi sono come li ricordavamo e sono state lasciate anche delle piccole semplicità narrative del caso. Ogni cosa è stata messa al posto giusto e la godibilità è alta per un adulto e ovviamente per un bambino.

I testi sono poi coadiuvati dai disegni di Aude Soleilhac. Uno stile votato alla precisione con il tratto che regala diversi scorci parecchio evocativi. I dettagli che ci si presentano sono tanti e tutti molto variegati. Le espressioni facciali giocano un ruolo fondamentale, dando vita ai personaggi su carta. La costruzione delle vignette tipicamente francese è abbastanza cinematografica, ma non tanto da farci desiderare di vedere un film. Oserei dire che il tratto offre una grande delicatezza, che poi si sposa perfettamente con i colori caldi e un po’ spenti.