Avatar: The last Airbender – La promessa – Recensione

Ci sono tantissime serie anime entrate nel nostro immaginario collettivo grazie a dei personaggi spettacolari come Goku, Monkey D. Rufy oppure Naruto (solo per citarne alcuni di più famosi). Anche l’occidente ha però realizzato qualche anno fa una serie d’animazione che è stata capace di riunire gli appassionati dell’action, quella di Avatar: The Last Airbender. La serie animata ha conquistato l’occidente, ma anche l’oriente. Si tratta infatti di una saga che grazie ai suoi personaggi, ai risvolti narrativi e allo stile grafico ha saputo darci qualcosa di particolarmente profondo coperto da un velo di semplicità.

Tra le varie opere supplementari della serie, ci sono ovviamente anche i fumetti, tra cui l’ultimo uscito, La Promessa. L’albo, edito da Tunué è stato sceneggiato da Gene Luen Yang e disegnato da Gurihiru. La storia  segue le vicende del gruppo dei dominatori dopo la restaurazione della pace e dopo la sconfitta del padre di Zuko, che ora è ufficialmente il nuovo Signore del Fuoco.

Dopo la pace, arriva un trattato che obbliga agli abitanti di tutti i territori di abbandonare la zona che non gli appartiene. Ovviamente, questo vale in primis e soprattutto per i dominatori del fuoco. Dopo un secolo di convivenza sui territori nemici, però, delle volte si era creato un rapporto molto profondo tra gli invasori e gli invasi. Questo ovviamente accade anche nel mondo reale, dove delle volte le colonie diventavano città multiculturali. Il desiderio di dividere tutti i territori andrà quindi con la difficoltà del decidere cosa sia realmente giusto per le popolazioni e non solamente per un mero pretesto politico.

In questa storia vedremo nuovi scontri tra Aang e Zuko, che sembrerà tornare sui propri passi come il Signore del Fuoco.

La storia scritta da Gene funziona dal primo all’ultimo istante grazie a un’ottima conoscenza della lore e soprattutto all’ottima caratterizzazione. La storia tocca dei punti molto importanti anche per il mondo reale in modo leggero e delicato, ma facendo capire quel che vuole davvero dire. La sensibilità degli argomenti proposti tocca l’adulto, ma ovviamente ha un effetto ancora più grande sui ragazzi.

I disegni sono firmati dal duo Gurihiru e non deludono in nessuna vignetta. Potrei dire piuttosto che questi rafforzano l’effetto della serie d’animazione sullo spettatore. Il tutto grazie all’ottimo tratto che emula in tutto lo stile della serie animata. I personaggi risultano essere molto espressivi e dotati di un’ottima dinamicità.  L’elemento narrativo e quello grafico vanno a braccetto, regalandoci una storia interessante, matura e che potrebbe essere tranquillamente una miniserie d’animazione.