Epomaker HE68 Lite recensione: la tastiera magnetica compatta alla prova

Epomaker HE68 Lite

Il mondo delle tastiere cerca continuamente di adattarsi a mille utilizzi, senza perdere quel tocco di creatività che le rende riconoscibili. Quella di oggi è una piccoletta magnetica di casa Epomaker che, devo dire, è riuscita a stupirmi in positivo. Ringrazio l’azienda per avermi inviato la Epomaker HE68 Lite da testare per questa recensione.

Parto subito con un difetto che qualcuno potrebbe trovare fastidioso: il layout è tedesco, con alcuni tasti in posizioni leggermente diverse da quelle a cui siamo abituati. Quando si lavora o si gioca, per carità, la cosa si dimentica in fretta, perché i tasti li impariamo a memoria. Però lo so, a qualcuno darà noia. Essendo una tastiera magnetica, sostituire i copritasto non è difficile e il problema si aggira senza troppa fatica.

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Cosa ha sotto il cofano

In una tastiera meccanica classica, quando premi un tasto due contatti metallici si toccano e il segnale parte, con un punto di attivazione fisso deciso dal produttore. Nella HE68 Lite, invece, ogni switch lavora con un magnete e dei sensori che misurano in ogni istante quanto il tasto è sceso, e questo permette di regolare il Rapid Trigger fino a 0,01 mm e di portare la zona morta a zero tramite il software Epomaker, compatibile con Mac e Windows. Il polling a 8.000 Hz porta i comandi al computer in appena 0,125 millisecondi, mentre la scansione a 128 kHz per tasto cattura con precisione anche le sequenze più rapide. Ci sono poi funzioni pensate per il gaming, come lo Snap Key (SOCD), che dà priorità all’ultimo tasto premuto quando schiacci due direzioni opposte così il personaggio non resta bloccato, le macro programmabili e l’anti-ghosting. Con il Dynamic Keystroke e il Mod Tap, infine, un singolo tasto può attivare fino a 4 azioni diverse in base a come lo premi, per un vero input analogico utile in FPS, MOBA e giochi ritmici.

Per quanto riguarda il resto, il formato è un 65% da 68 tasti per soli 0,6 kg di peso, con memoria interna per layout, macro e sensibilità dei trigger e porta USB staccabile, quindi è plug-and-play su Windows, Mac e Android. I keycap sono in PBT, resistenti al grasso e ben leggibili anche con poca luce, e l’illuminazione A-RGB a doppio strato riesce a unire la retroilluminazione fissa e l’effetto dinamico dei tasti che si accendono alla pressione, cosa che con l’RGB tradizionale devi scegliere se avere o no. Lo switch lineare magnetico è lubrificato di fabbrica, e dentro la scocca c’è un design acustico a 5 strati composto da PRO Sandwich Foam, IXPE Switch Pad, PET Sound-Enhancement Pad, Switch Socket Pad e Bottom Foam, pensato per dare una digitazione morbida e un suono cremoso, senza il rumore fastidioso delle tastiere non smorzate.

Alla prova dei fatti

Ho iniziato con lunghe sessioni di scrittura, che mettono a dura prova le dita. La tastiera si è comportata egregiamente per tutto il tempo, senza cedimenti. Il suono, delicato grazie allo smorzamento, regala una sensazione piacevole che è difficile da spiegare.

Ma se durante le ore di lavoro non dà segni di cedimento, come se la cava nel gaming? Visto che in questo periodo mi sono buttato su platform e action adventure, ho scelto questi generi. Poter misurare la pressione del tasto è un gran bel vantaggio, e in un certo senso simula i trigger analogici dei pad per console. In alcuni platform questo si traduce in un controllo più fine sul personaggio e sull’ambiente. Negli FPS, invece, viene in soccorso il bassissimo input lag, che può aiutare parecchio nelle partite online. Ho provato l’immortale Counter-Strike e, nonostante fossi parecchio arrugginito, ho portato a casa un paio di uccisioni niente male. In giochi di questo tipo, una reattività così diventa quasi vitale.

Il punto che ho adorato di più è il suono: morbido, avvolgente e mai troppo alto. L’unica cosa che ancora non capisco è il laccio da attaccare al lato sinistro, perché difficilmente la porterai in giro come una borsetta.

La parte più giocosa, invece, sta nei colori. I LED sono super luminosi, con tante funzioni e una marea di tonalità da personalizzare a piacimento, e questo trasforma sia il gaming che la scrittura in un vero gioco di stile.

Il vero neo, secondo me, è un altro: la tastiera funziona solo via cavo, perché non ha un modulo wireless. Un peccato, soprattutto per chi vorrebbe usarla per lavoro e liberarsi dei fili sulla scrivania.

Alla fine, la HE68 Lite è una di quelle tastiere che ti fanno dimenticare in fretta i suoi difetti. Si scrive bene, si gioca meglio, e quando la sera spegni tutto ti accorgi che le dita non sono nemmeno stanche. Per essere una piccoletta, ha parecchio da dire.

Di Rostislav Kovalskiy

Un non troppo giovane appassionato di tutto quel che ruota attorno alla cultura POP. Vivo con la passione nel sangue e come direbbe Hideo Kojima "Il 70% del mio corpo è fatto di film".