The Evil Within 2 – Recensione
Redazione 26 Gennaio 2018Videogiochi ArticoloDopo il primo capitolo uscito nel 2014, le avventure di Sebastian Castellanos ritornano senza la mano del maestro Shinji Mikami a guidarle, presente solo in veste di produttore esecutivo di The Evil Within 2. Il prequel aveva ottenuto il consenso di pubblico e critica, per una trama discretamente godibile e un gameplay di tutto rispetto, che prende spunto dai colossi del genere horror (Resident Evil in primis, per forza di cose). I ragazzi di Tango Gameworks hanno promesso al lancio di The Evil Within 2 delle importanti novità, soprattutto in ambito esplorativo. Vediamo insieme se hanno detto la verità.
Un lieto ritorno nell’incubo
Comincio subito con l’anticiparvi che chiunque non abbia giocato il primo capitolo, farebbe meglio a stare alla larga da The Evil Within 2, dato che i due titoli sono strettamente legati a livello dell’intreccio narrativo. Il protagonista Sebastian è un uomo ormai privo di speranze dopo la morte della sua adorata bambina Lily. Non tarda però ad arrivare, appena cominciata una nuova partita, la comparsa di una vecchia (e sexy) conoscenza, di nome Julie Kidman, affiliata alla Mobius (i cattivi all’origine di tutti i vostri problemi nel primo capitolo, per intenderci) e pronta a offrirvi un crudele accordo.
La donna vi rivelerà infatti che la figlia del detective Castellanos è ancora viva, prigioniera della Mobius e utilizzata come Nucleo per rendere stabile il mondo interamente “celebrale” creato tramite lo STEM. Quest’ultimo è un sistema malato, realizzato per connettere le menti di diversi individui. Sappiamo com’è andata a finire in The Evil Within, immaginate cosa vi aspetta quando verrete subito a sapere che Lily, il Nucleo, è scomparso, portando caos e morte nello STEM così rimasto privo di controllo, alla mercé di psicopatici e assassini.
Il protagonista viene così incaricato di partire alla ricerca di sua figlia nel mondo di Union (qualcuno coglie il chiaro richiamo al primo Silent Hill?), così è stata denominata la cittadina statunitense immaginaria pensata dalla Mobius, una utopia che si rivelerà ben presto un inferno.

Shinji Mikami ci presenta gli orrori conturbanti di Union, ambientazione che fa da sfondo a The Evil Within 2
Sangue e putridume, la candida Union
Neanche il tempo di rendermi conto dove mi trovo e vengo quasi subito catapultato in un mondo inquietante, intriso di sangue, putridume e cadaveri. L’aria “sana” che respiro sembra tutta ispirata alla saga di Silent Hill, con una Union dove passiamo continuamente, in modo quasi frenetico, da strade cittadine infestate da creature immonde a corridoi e strutture quasi claustrofobiche, dove nulla è reale. Incamminandoci in un qualsiasi edificio ad esempio, vedremo porte e stanze letteralmente scomparire (o comparire) dinnanzi ai nostri occhi. La mia impressione è stata subito quella di essere oggetto di qualche perverso disegno, orchestrato da una delle menti malate che hanno avuto campo libero dopo la scomparsa di Lily.
Questo concetto non resta relegato a “pura idea”, ma si concretizza in un design ispirato, dove ambientazioni e addirittura i mostri assumono un aspetto estetico corrispondente alle proprie turbe psicologiche e tormenti interiori. Praticamente il sogno di ogni fan dell’horror d’autore. Le ambientazioni esterne sono abbastanza variegate e pregne di particolari, mentre quelle interne sono piuttosto povere di dettagli, eccezion fatta per alcuni “elementi scenici” atti a immergerci nel plot orrorifico. Inoltre, il sistema di luci è giostrato a dovere e gli effetti particellari sono ottimi. Da brividi (in senso positivo) il comparto sonoro, con delle musiche di sottofondo da Oscar del genere horror, in sintonia con quel che accade intorno ai noi e, soprattutto, con gli scontri. Se aggiungiamo pure il velo affatto sottile di noir che avvolge il tutto, potete capire quanto l’atmosfera creata da Tango Gameworks sia coinvolgente ed evocativa.

Sebastian Castellanos contro un terrificante nemico
Combattimenti e fase esplorativa: il cuore di The Evil Within 2
Aggirandomi per le strade di Union, ho quasi subito avuto una leggera sensazione di già visto o provato. Innegabile è infatti il modo in cui il titolo richiama alla mente del giocatore le ronde cittadine di The Last of Us, celebre titolo Naughty Dog in cui muoversi furtivamente è essenziale per sopravvivere. In The Evil Within 2 questo concetto è riproposto prepotentemente: muoversi senza far rumore, evitare il più possibile gli scontri e uccidere i nemici senza farsi scoprire è fondamentale. Grazie all’introduzione di un’importante novità, uno strumento chiamato “comunicatore”, potremo restare in contatto con gli altri personaggi, contrassegnare obiettivi primari e secondari sulla vasta mappa di Union e, infine, assistere a conversazioni ed eventi avvenuti nel passato.
Tutto ciò è inserito in un contesto che rende il giocatore molto più libero rispetto al prequel, tenendo presente però che siamo “confinati” nella nostrà libertà. Lo spazio a disposizione è vasto ed esplorare i differenti scenari ci permetterà di raccogliere importanti risorse (cure e munizioni prevalentemente), ma soprattutto numerosi file tramite cui ricostruire gli eventi che hanno portato il caos a Union. Dunque un sistema che strizza l’occhio all’open world, ma senza abbracciarlo appieno.
Per quanto concerne invece il combattimento, sono state introdotte col nuovo capitolo una serie di inedite mosse e reazioni che rendono più reali gli scontri, ma nulla di trascendentale. Le armi sono selezionabili tramite un pratico menu a raggiera, con tanto di comandi veloci personalizzabili. Sarà possibile inoltre potenziare il nostro arsenale presso un apposito banco di lavoro, mentre per livellare le caratteristiche del nostro personaggio, non immaginate l’immenso “piacere” nel dovermi sedere su una “rassicurante” sedia a rotelle per incrementare salute, stamina e altro. Il tutto avviene in compagnia di un’altra vecchia conoscenza, la nostra infermiera Tatiana.
Il tema del survival horror non è affatto trascurato in favore di un’impronta più action ma anzi, sono stato piacevolmente cullato da una difficoltà tutt’altro che trascurabile nel corso delle mie partite. Le munizioni ci sono eccome, ma sono abbastanza risicate, e va benissimo così. Importante sarà saper amministrare le proprie risorse, per questo guardarsi intorno in cerca di “escamotage” ambientali aiuterà moltissimo. Se vedete un invitante barile di carburante tutto da rovesciare, non esitate a dargli un calcio e aspettate il momento giusto per far “scattare la scintilla”. Il risultato? Un bel falò di zombie e tante munizioni risparmiate. La stessa cosa però non si può dire dei combattimenti coi boss, per certi versi troppo semplici da superare.
[stextbox id=”alert” caption=”COMMENTO FINALE”]The Evil Within 2 è un’esperienza in grado di soddisfare i palati più fini degli amanti dell’horror. Un’atmosfera malata, decadente e pregna di visioni e incubi vi terrà incollati allo schermo. I ragazzi di Tango Gameworks ripropongono un concetto partorito originariamente dal maestro Mikami, catapultandoci in un mondo orrorifico più libero ed esteticamente ispirato. Nonostante non si tratti di un vero miracolo videoludico, The Evil Within 2 alterna magistralmente combattimenti sanguinosi a fasi esplorative ricche di tensione, il tutto accompagnato da una colonna sonora degna di tal nome e una trama non banale. Un enorme tributo ai grandi classici del genere. Non fatevelo scappare, sarebbe un grave errore.[/stextbox]
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