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A Plague Tale: Innocence – Recensione

Michele “Azzie" 29 Maggio 2019Recensioni . Videogiochi Articolo

Non si può certo dire che A Plague Tale: Innocence sia uno dei giochi più attesi di questo 2019, ma il suo stile, la sua ambientazione e la promessa di una narrazione profonda hanno attirato l’attenzione di un buon numero di giocatori. Non essendo immune a tale curiosità, mi sono immerso in questa avventura, e devo ammettere di essere rimasto molto sorpreso…

Guai su guai su guai…

A Plague Tale: Innocence è ambientato nel medioevo francese, durante una misteriosa epidemia che decima i villaggi che scampano agli orrori della guerra contro l’Inghilterra. Come se non bastassero guerra e malattia, a tormentare i poveri francesi ci si mettono anche i ratti, e non una normale infestazione, ma una vera e propria marea, un fiume in piena nero, affamato e dai denti aguzzi.

Amicia ed Hugo sono i protagonisti, due rampolli di una famiglia della nobiltà francese, la prima è un’adolescente energica, molto legata al padre e con un vero talento con la fionda (quella di David, non quella di Bart Simpson) il secondo, preda di una misteriosa malattia, non è mai uscito di casa e per tutta la vita è stato seguito dalla madre che cercava di curarlo. Hugo conosce a malapena la sorella, così, dopo essere costretti a scappare dalla loro dimora, Amicia ed Hugo dovranno trovare un equilibrio, imparare a conoscersi ed a fidarsi l’una dell’altro.

La banda dei bambini

Durante il corso dell’avventura altri personaggi si uniranno ai due fratelli, ognuno con un talento particolare da sfruttare, meccanica grazie al quale A Plague Tale non viene relegato ad essere un mero gioco di scorta sulla falsariga di Resident Evil 4 ed Ico. I ragazzini del “party” di Amicia sapranno sfruttare conoscenze alchemiche, sotterfugi da ladruncoli e forza bruta. Persino il piccolo Hugo col tempo imparerà a sfruttare un talento “particolare”.

Alchimia batte medicina

Per essere un gioco con la parola “peste” nel titolo, in A Plague Tale di ammalati ce ne sono ben pochi, e questo è legato forse all’unica piccola vera delusione riguardo questo titolo; non si tratta di un’opera storica, e fin dall’inizio è presente un pizzico di soprannaturale. Il paragone corretto è Game of Thrones nel quale prodigi magici e draghi erano solo di contorno nelle prime stagioni, mentre man mano, con l’avanzare della storia, si guadagnavano un ruolo sempre più prepotente. In A Plague Tale succede esattamente lo stesso. Non è assolutamente un male di per sé, semplicemente potrebbe essere deludente per coloro che preferiscono una narrazione più verosimile.

Un videogioco “di formazione e crescita”

Uno dei temi più interessanti è invece il concetto di crescita. I protagonisti sono in fin dei conti solo dei ragazzini finiti loro malgrado in una storia più grande di loro, e si comportano esattamente come ci si aspetterebbe da giovani costretti a crescere velocemente, circondati dalla morte. Ognuno di loro ha una storia, delle radici e delle motivazioni che talvolta li porteranno a scontrarsi tra loro, ma anche a formare indissolubili legami. I personaggi, in particolare gli eroi, sono ben scritti e memorabili, e sono certo che riusciranno a coinvolgere emotivamente molti giocatori.

Non si tratta neppure di personaggi statici: Amicia cambia molto dall’inizio alla fine della sua avventura, e passa dall’essere una ragazzina spaventata che si angoscia per essere stata costretta ad uccidere, ad una spietata sopravvissuta pronta a tutto pur di proteggere la sua famiglia ed i suoi amici. Anche lo scenario e l’approccio cambiano con i personaggi, si può dire che A Plague Tale offre un gameplay piuttosto vario, che riesce a non annoiare per tutta la sua durata, ma se dovessi spiegarvi perché e percome, finirei nel campo degli spoiler.

Un nero fiume di ratti

Fin dal primissimo impatto, A Plague Tale colpisce con la sua bella grafica, che rende giustizia sia alle incantevoli campagne che ai tetri manieri che esploreremo nel corso dell’avventura. Le animazioni sono buone ed i ratti… beh, i ratti sembrano usciti direttamente dall’inferno. È vero che a ben guardarli da vicino, prendendoli singolarmente, si distinguono solo sgorbietti rigidi con due una animazione in croce, ma in questo “Racconto di Peste”, i ratti si contano in migliaia di unità, tutte a schermo, tutte in movimento, e tutte affamate.

Sfuggire a queste bestie occuperà una buona metà del gioco, mentre per l’altra metà sarà nostro compito sgusciare attraverso villaggi ed edifici pattugliate da guardie poco amichevoli, ed in questo è racchiusa la duplice natura del gameplay di A Plague Tale: molto stealth, un po’ rompicapo e con una buona dose di azione. I ratti, purtroppo e per fortuna, non sono del tutto normali; si muovono e sbucano dal terreno come i Tremors, occupando ogni centimetro di spazio non illuminato. Quest’orda nera infatti teme solo una cosa: la luce; c’è infatti una netta distinzione tra le sezioni giocate durante il giorno e quelle notturne. Di notte dovremo sfruttare strategicamente l’ambiente ed i nemici per attraversare i livelli, ad esempio, camminando vicinissimi alle spalle di una guardia munita di lanterna per farci scudo con la luce che irradia, sfruttando torce e bracieri e via dicendo.

Come ci si aspetterebbe in un gioco in cui la luce svolge un ruolo così vitale, l’illuminazione e le ombre sono rese benissimo. A Plague Tale dà il meglio quando ci sfida ad affrontare la minaccia dei ratti e delle guardie contemporaneamente, sfruttando al meglio le meccaniche di luce/buio a nostro vantaggio, soprattutto per fare in modo che i roditori divorino le guardie nemiche.

Amicia contro Golia

Come ho già detto, Amicia è un asso con la fionda; tale abilità le permette di distrarre i nemici con il suono dei sassi che colpiscono il metallo, lanciare uno dei molti tipi di reagenti alchemici oppure semplicemente ammazzare un nemico con un colpo alla tempia ben assestato, quando è possibile. La raccolta di risorse sarà un punto centrale del gioco. Andando avanti, man mano scopriremo nuove ricette alchemiche in grado di accendere o spegnere fuochi, attirare ratti in un punto specifico, fondere gli elmi che proteggono i nemici, o distruggere i ratti in un baleno incandescente. L’abbondanza di risorse tiene lontano A Plague Tale dal genere survival (anche se una modalità “sopravvivenza” con meno ingredienti in giro sarebbe stata molto interessante), ma facendo abuso delle formule più potenti, ci precluderemo la possibilità di potenziare il nostro equipaggiamento, la fionda e l’efficacia dei composti.

Forma e contenuto

Tecnicamente, non c’è nulla di cui lamentarsi. Il gioco carica all’inizio di ogni capitolo per uno o due minuti, ma poi ci lascia liberi e senza interruzioni, limitando anche il tempo di caricamento tra il game over e l’ultimo checkpoint. Non è doppiato in italiano, ma raccomando le voci in francese, sia per la bravura degli attori, sia per una questione di immersione nell’ambientazione. Anche i collezionabili saranno un’aggiunta importante, visto che dopo la loro raccolta sbloccheremo interessanti nozioni storiche sulla vita dell’Europa medievale.

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Tags: A Plague Tale: Innocence

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