Dylan Dog è uno di quei personaggi che ti entra nel cuore e ci resta a lungo, se non per sempre. Ho imparato ad apprezzare ogni lato dell’indagatore, anche quello più inutile o che difficilmente apprezzo in un essere umano. L’edicola, nonostante la sua caduta libera, resta il mio rifugio per comprare il nuovo numero mensile, ma qualcosa stava cambiando un anno fa. Il nome di questo cambiamento è “Il Ciclo della Meteora”. Si trattava di una run vera e propria collegata da un filo logico e questo rappresentava una novità incredibile per la serie. Ammetto che un po’ di paura c’era, questo è vero e cosi ho deciso di non parlare di nessun numero fino a questo momento, il numero 400. Con la fine del ciclo e con il reboot (preferisco chiamarlo cosi), ho pensato di dire un po’ il mio pensiero senza soffermarmi su un numero particolare, ma piuttosto viaggiando a mente aperta, ma tornerò sul numero 400.

Il mondo di Dylan Dog è sotto pressione per colpa di un meteorite che dovrebbe portare alla fine del mondo. Questo ovviamente crea dei problemi politici in tutto il mondo e in 12 numeri abbiamo visto la lotta contro alcune aziende desiderose di arricchirsi, contro un popolo in rivolta e ovviamente contro alcune vecchie apparizioni. Infatti abbiamo visto alcuni vecchi personaggi tornare in scena e poi salutarci. Questo perché i 12 numeri della meteora dovevano pur riempire uno spazio abbastanza lungo.

Alla fine però eccolo, il numero 400. Un numero che al livello storico-narrativo dovrebbe esplodere e farci sognare, ma no. Il numero in questione tenta di farci dire addio a Dylan e lo fa nel modo più sciocco possibile: attraverso un viaggio meta-referenziale. La narrazione prosegue in modo continuo parlando al lettore attraverso un disegnatore e alla fine ci mostra il creatore della serie, Tiziano Sclavi. Un vero villain pronto a far fuori chiunque, ma no, alla fine a morire è proprio lui. Questo simboleggia probabilmente proprio la fine di un’epoca e l’inizio di una nuova. Sarebbe stato possibile farlo senza questa grossa mossa che qualcuno chiamerebbe “di cattivo gusto”.

Oltre quello, abbiamo anche una serie di riferimenti alle opere cinematografiche, fumettistiche e letterarie famosi. Il problema è che si tratta di “easter egg” cosi evidenti, da sembrare dei monoliti. Alla fine della lettura sembrano solo dei riempitivi per poter terminare il volume, che altrimenti avrebbe una decina di pagine.

Insomma, il Ciclo della Meteora è stata una “run” abbastanza inutile, ma forse mi sbaglio. Non si tratta di forse nemmeno di una run vera e propria per come la intendiamo noi. Il legame tra i volumi è la caduta della meteora, ma le storie sono sempre autoconclusive. Un reboot poteva essere portato in modo diverso e più consono al personaggio, all’editore e ai fan. Consideriamo anche le storie, che nel bene o nel male non urlavano di originalità o bellezza. I dubbiosi dell’attuale gestione non saranno sicuramente i lettori del futuro, ma sappiamo tutti che ogni persona di spicco e successo ha i suoi hater e i fan, che continueranno a comprare i volumi. Personalmente, sono curioso di vedere la prossima run, ma non correrò in edicola il giorno d’uscita.

Troverete le prossime recensioni post meteora su HavocPoint, ma non so per quanto ancora. Dire questo crea un senso di dispiacere in me, perché con questo personaggio ho attraversato alcuni momenti difficili della mia vita e mi sono emozionato spesso.

Autore

r.kovalskiy@havocpoint.it

Un non troppo giovane appassionato di tutto quel che ruota attorno alla cultura POP. Vivo con la passione nel sangue e come direbbe Hideo Kojima "Il 70% del mio corpo è fatto di film".

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