Ci sono giochi che riescono a conquistare già dalle prime immagini. Ayasa: Shadows of Silence appartiene a questa categoria: un mondo devastato, creature inquietanti, architetture in rovina e una protagonista apparentemente indifesa, costretta ad attraversare ambienti ostili senza avere la possibilità di affrontare direttamente le minacce. La premessa richiama immediatamente alcuni dei più apprezzati platform narrativi degli ultimi anni, da Limbo a Inside, passando per Little Nightmares. Il problema è che evocare grandi modelli non significa necessariamente riuscire a raggiungerli.
Sviluppato da Aya Games, Ayasa: Shadows of Silence è un’avventura platform in 2.5D che affida gran parte della propria narrazione alle immagini e all’esplorazione. Non aspettatevi dialoghi esplicativi o una storia raccontata attraverso lunghe sequenze cinematografiche: il gioco preferisce suggerire, lasciare indizi nell’ambiente e accompagnare il giocatore attraverso una realtà ormai collassata. Foreste oscure, città distrutte e presenze mostruose compongono un universo che sembra voler raccontare qualcosa sulla natura umana, sulla perdita e sulla degenerazione morale.
L’intenzione è interessante, soprattutto perché il viaggio attraversa ambientazioni associate a concetti come Fede, Speranza, Avidità e Indifferenza. Ogni luogo prova a trasformare un’idea astratta in uno spazio da esplorare, utilizzando creature, architetture e simboli per comunicare il proprio significato. È un approccio coerente con la natura allegorica dell’avventura, ma non sempre efficace: alcune immagini colpiscono immediatamente, senza però lasciare molto spazio all’interpretazione. Si percepisce il tentativo di costruire un discorso più profondo, ma raramente i singoli elementi riescono a comporsi in un racconto davvero incisivo.
La direzione artistica rimane comunque uno degli aspetti più riusciti. Gli scenari hanno una forte componente suggestiva, il lavoro sulle luci contribuisce a creare un’atmosfera costantemente opprimente e le creature incontrate durante il percorso sembrano provenire da un incubo. Non si punta tanto sugli spaventi improvvisi quanto sulla sensazione di trovarsi in un mondo sbagliato, dove ogni ombra potrebbe nascondere qualcosa di pericoloso. Anche la colonna sonora, con le sue composizioni minimali e malinconiche, accompagna bene l’esplorazione, sebbene il comparto audio non sia sempre altrettanto curato negli effetti ambientali e nelle interazioni.

È proprio quando si passa dalle suggestioni visive al controllo della protagonista che emergono le difficoltà maggiori. Il gioco alterna sezioni platform, esplorazione, enigmi ambientali e momenti stealth. Ayasa non può combattere: deve osservare gli spazi, individuare percorsi alternativi e nascondersi dalle creature che popolano questo universo. Una scelta che funziona sulla carta, perché rafforza la vulnerabilità della protagonista e rende ogni incontro potenzialmente pericoloso.
Per sostenere questa impostazione, però, servirebbero controlli precisi e una comunicazione molto chiara delle regole di gioco. Purtroppo, non sempre è così. La prospettiva tridimensionale applicata a un impianto bidimensionale introduce una profondità che può rendere complicato valutare correttamente le distanze. Alcuni salti richiedono di allinearsi con precisione lungo l’asse della profondità, ma il movimento non restituisce sempre la sensazione di controllo necessaria. Durante le prime fasi, questa incertezza può trasformare anche un semplice attraversamento in una sequenza di tentativi.
Il problema non riguarda soltanto il platforming. Anche le sezioni stealth, che dovrebbero generare tensione attraverso l’osservazione dei nemici e la ricerca del momento giusto per avanzare, possono risultare frustranti. Invece di imparare progressivamente il comportamento delle creature e comprendere come sfruttare l’ambiente, capita di dover ripetere più volte una sezione senza avere la certezza di aver capito cosa sia andato storto. La difficoltà, in questi casi, non nasce tanto dalla pericolosità degli avversari quanto dall’incertezza delle regole che governano gli incontri.
Gli enigmi ambientali soffrono di una debolezza simile. Le idee legate alla luce, alle ombre e al posizionamento degli elementi potrebbero offrire soluzioni interessanti, ma non sempre vengono sviluppate con sufficiente varietà. Molte situazioni si risolvono attraverso operazioni piuttosto semplici, mentre altre diventano più macchinose del necessario per via della gestione degli spazi. Anche la varietà complessiva delle attività è limitata: evitare una creatura, attraversare un’area pericolosa e risolvere un problema ambientale sono situazioni che tornano frequentemente, senza una vera evoluzione delle meccaniche.
A questo si aggiunge una progressione che non riesce sempre a mantenere alta l’attenzione. Il gioco sembra chiedere al giocatore di procedere lentamente, osservare e avere pazienza, ma non sempre trasforma questa lentezza in una scelta significativa. In alcuni momenti l’atmosfera riesce a compensare la scarsità di interazioni; in altri, invece, si ha la sensazione di attraversare ambienti suggestivi senza trovare un motivo abbastanza forte per farlo. La storia rimane volutamente criptica, ma il confine tra mistero e mancanza di informazioni è sottile, e Ayasa non sempre riesce a mantenerlo.
La componente tecnica finisce per aggravare problemi che, in un’esperienza di questo genere, avrebbero richiesto particolare attenzione. Collisioni poco affidabili, superfici che sembrano percorribili ma non lo sono, animazioni difettose e interazioni incoerenti possono interrompere frequentemente l’immersione. In alcune occasioni la protagonista può rimanere bloccata nell’ambiente o essere costretta a ripetere una sezione dopo un errore tecnico. Anche i caricamenti successivi alla morte risultano piuttosto lunghi, spezzando ulteriormente il ritmo. Quando il gioco si basa sulla tensione e sulla continuità dell’esperienza, queste interruzioni pesano più del solito.
Il confronto con Limbo, Inside e soprattutto Little Nightmares è praticamente inevitabile. Sono opere che hanno dimostrato quanto sia importante rendere invisibile il sistema di controllo: il giocatore dovrebbe concentrarsi sul pericolo, non sul modo in cui impartire un comando. Ayasa condivide parte di quel linguaggio visivo e narrativo, ma non raggiunge la stessa fluidità. Anche Bramble: The Mountain King rappresenta un termine di paragone interessante per la capacità di costruire un mondo coerente e accompagnare il giocatore attraverso una progressione più leggibile.

Questo non significa che il progetto sia privo di personalità o di idee. Al contrario, si avverte una sincera volontà di raccontare qualcosa attraverso le immagini e di costruire un’esperienza riconoscibile. Il problema è che l’ambizione artistica non trova un sostegno altrettanto solido nel design e nella realizzazione tecnica. La direzione visiva suggerisce un’identità che il gameplay non riesce ancora a consolidare, mentre la narrazione simbolica introduce temi che rimangono spesso in superficie.
Va anche considerato che Ayasa: Shadows of Silence rappresenta il primo progetto significativo di Aya Games. È comprensibile che un debutto indipendente possa mostrare qualche fragilità, soprattutto quando sceglie di confrontarsi con un genere nel quale precisione, ritmo e coerenza sono fondamentali. Questo contesto aiuta a comprendere alcune delle difficoltà incontrate, ma non le cancella. Il gioco deve essere giudicato per quello che offre, non soltanto per ciò che il suo studio potrebbe realizzare in futuro.
Alla fine, Ayasa: Shadows of Silence lascia una sensazione agrodolce. Il mondo che mette in scena è affascinante, alcune soluzioni artistiche funzionano e l’atmosfera riesce occasionalmente a catturare l’attenzione. Tuttavia, controlli incerti, enigmi poco sviluppati, sezioni stealth frustranti e una realizzazione tecnica non sufficientemente rifinita impediscono all’avventura di esprimere tutto il proprio potenziale. Non è un’opera da liquidare come un fallimento, ma nemmeno un’esperienza che riesca a distinguersi davvero tra i tanti titoli che hanno già esplorato questo territorio.
Aya Games dimostra di avere qualcosa da raccontare. Il prossimo passo sarà imparare a trasformare queste suggestioni in un gioco capace di sostenerle fino in fondo.

