Continua questa narrazione altalenante, tra l’ambiguo passato ed il macabro futuro, che ha coinvolto una piccola e semplice comunità isolana. La strana capacità che permise in origine a Yoshikazu, chiamato Giuseppe dai vecchi abitanti dell’isola, di farsi largo nella sua bigotta e retrograda comunità resta ancora un mistero. Le apparizioni e gli oracoli che gli diedero quel vantaggio tattico, facendolo apparire come il profeta di Dio, sembrano basati su di una strana e raccapricciante magia. Le visioni appaiono come una gigantesca immagine della Vergine Maria ma con la testa di un caprone, chiaro simbolo satanico, ed interagiscono con “Giuseppe” rivelandogli segreti con i quali poter ammaliare le masse ed ottenere ciò che desidera.

Quiete prima della tempesta

Appare evidente come questi volumi gettino le fondamenta per la fase finale dell’intera vicenda. Tutto è pronto, i confini sono stati ben delineati, il contesto è stato dispiegato in otto volumi e i personaggi che volevamo morissero se ne sono andati (più o meno tutti), le uniche cose che ci restano da scoprire sono: la fonte di quelle apparizioni contorte ma apparentemente onniscienti e chi trionferà tra i superstiti di entrambi gli schieramenti.

Occhio critico

Paragonando il primo volume con quest’ultimo analizzato possiamo notare una certa coerenza nei disegni, la quale afferma la volontà dell’autore di disegnare certe parti del corpo in determinati modi. I lobi delle orecchie, fin dall’inizio, hanno una forma alquanto caratteristica o per meglio dire: deforme, come se le avessero maciullate ad ogni singolo personaggio e poi fossero guarite prive delle giuste attenzioni mediche. Un altro elemento che esula dal concetto stesso di anatomia sono le fasce addominali scolpite dei ragazzi, che separandosi al centro (con la classica tartaruga) arrivano fino ai fianchi tralasciando completamente quei muscoli laterali che a noi permettono di restare in posizione eretta, mentre ai protagonisti permettono di apparire come se indossassero costantemente un giubbotto a “bomberino”; se a questi due elementi estetici fosse stata impiegata la stessa cura usata per disegnare le interiora o i visi, sui quali si può notare il progredire del digiuno, Freak Island non avrebbe avuto pecche estetiche così evidenti da disturbare la lettura.

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