Voglio iniziare questa recensione con un piccolo racconto. Durante la lettura di Gideon Falls #2 avevo tutte le luci di casa spente e le finestre aperte per via del caldo. Fuori un piccolo gruppo di gatti camminavano fuori facendo un po’ di rumore, ma ovviamente nel cuore della notte questi sembravano amplificati. Ebbene, la sensazione finale era molto particolare. Pur non credendo in niente e nessuno, nella mia mente si faceva sempre più chiaro l’immagine dell’Uomo che Ride dell’albo. Alla fine mi sono addormentato grazie al mio gatto, che si addormentò al mio fianco. Questo serve solo per farvi capire che un buon racconto può funzionare sulla mente di ogni persona.

Il secondo numero prosegue con la fine del primo. Norton è un uomo che in preda ai problemi psichici ha finalmente trovato la porta del fienile nero, ma non avrà la possibilità di aprilo subito. Un veloce ricovero da parte dei medici lo costringerà ad affrontare lo strano e spaventoso uomo ridente che in questo numero riceverà delle piccole spiegazioni, ma ancora lontane per essere capite al 100%. Dall’altra parte abbiamo il parroco Wilfred che a Gideon Falls continua una ricerca che non sembra avere fine. Il fato vuole, però, che alcuni importanti tasselli inizieranno a mettersi al posto giusto con un collegamento tra i personaggi delle due ambientazioni.

Togliendo per un attimo un fatto come la mia ammirazione per il lavoro di Jeff Lemire, posso dire che l’autore canadese possiede una potenza narrativa incredibile. Il racconto prosegue in modo verticale verso l’alto, ma ovviamente si ferma con la fine del numero due. I personaggi acquisiscono un’importanza sempre maggiore e riempiono un mondo che sembra vivo solo entro i limiti della cittadina. Abbiamo pochi personaggi sullo sfondo e ancor meno proferiscono parola, ma ovviamente questo permette una massima immersione in quelli che già conosciamo ed è questo il vero punto di forza di Gideon Falls.

Andrea Sorrentino continua a lavorare sulla parte artistica con il suo tratto distintivo, caratterizzato dalle linee sottili, abbozzate e un po’ caotiche. Allo stesso tempo però regna la precisione che alla fine dipinge un quadro preciso, fatto di personaggi ben definiti e distinguibili con una grandissima facilità. Tra le altre cose, “L’uomo che Ride” fa davvero paura e rappresenta una delle parti più horror dell’albo. Ora non ci resta che aspettare il secondo per sapere come finirà la storia.

Autore

Un non troppo giovane appassionato di tutto quel che ruota attorno alla cultura POP. Vivo con la passione nel sangue e come direbbe Hideo Kojima "Il 70% del mio corpo è fatto di film".

Articoli correlati

Folk Hero

Folk Hero – Recensione

Folk Hero, sviluppato da Chudo-Yudo Games e distribuito da Targem Games e Smart Space Solutions, è un roguelite d’azione in prospettiva isometrica...

Leggere tutti
Captain Tsubasa 2: World Fighters

Captain Tsubasa 2: World Fighters – La Recensione

Chiunque sia cresciuto con i manga e gli anime di Yoichi Takahashi conserva il ricordo indelebile di rincorse infinite su campi dalla...

Leggere tutti
Mafia: Terra Madre

Mafia: Terra Madre – Uomo d’Onore – Recensione del DLC

Un anno fa vi avevo parlato di un gioco che mi era piaciuto parecchio. Un titolo che magari non brillava sotto alcuni...

Leggere tutti
Farlands

Farlands – Recensione

I videogiochi d’avventura e simulazione spaziale legati alla vita contadina cercano spesso una strada originale per distinguersi, e Farlands prova a farlo...

Leggere tutti
Omniscient Reader's Viewpoint

Omniscient Reader’s Viewpoint – Recensione

Il mondo dei fumetti coreani sta letteralmente esplodendo negli ultimi anni con tantissime pubblicazioni, tante storie e alcune volte con delle trasposizioni...

Leggere tutti
Sword Art Online: Echoes of Aincrad

Sword Art Online: Echoes of Aincrad – La Recensione

I videogiochi tratti da Sword Art Online hanno sempre convissuto con una sorta di maledizione: restare intrappolati nel fan service per accontentare...

Leggere tutti