Kraken Mare: quando l’Europa conquista il manga giapponese

Kraken Mare è un manga che ha già nella sua genesi qualcosa di straordinario: è il primo lavoro di due autori europei — lo sceneggiatore francese Guillaume Dorison, noto come Izu, e il disegnatore italiano Massimo Dall’Oglio, noto come Hagane — serializzato direttamente sulle pagine di Monthly Afternoon, la prestigiosa rivista seinen di Kodansha da cui sono nati titoli come Vinland Saga e Blame!. Star Comics lo ha finalmente portato in Italia, e devo dirtelo? Not bad.

Siamo nell’anno 4922. L’umanità è stata quasi annientata dal risveglio del Kraken, un mostro primordiale di proporzioni cosmiche che giaceva sopito all’interno di un buco nero — fino a quando le operazioni di estrazione mineraria condotte in quegli stessi buchi neri non lo hanno destato. Dopo la catastrofe, le estrazioni sono state ufficialmente vietate. Ma in un universo dove le risorse scarseggiano e la sopravvivenza è sempre più difficile, c’è chi continua a sfruttare i buchi neri in segreto, sfidando le autorità e rischiando di scatenare nuovamente il mostro. E poi c’è chi, dalla disperazione, ha fatto del Kraken un dio — un culto nato dalla paura e alimentato dall’assenza di alternative. Al centro di tutto questo, la giovane protagonista e l’equipaggio della nave Pulsar.

Le premesse sono solide e il worldbuilding è costruito con intelligenza — anche grazie alle schede di approfondimento tra un capitolo e l’altro, scelta saggia che evita di appesantire la narrazione con spiegoni interni. La religione, come spesso accade nelle distopie fantascientifiche migliori, gioca un ruolo cruciale e il villain di turno è riconoscibile fin da subito — noi lettori siamo spettatori esterni che molte cose le sanno già, e Dorison lo sa.

In alcuni punti si avverte forse un po’ troppo lo scudo che protegge la protagonista, e le scene d’azione — pur buone — avrebbero beneficiato di una gestione più incisiva sia in sceneggiatura che nei disegni: qualche momento manca di mordente, altri di chiarezza. Difetti minori, ma presenti.

Sul piano visivo, Massimo Dall’Oglio è una gioia fin dalla prima vignetta. Il suo tratto è graffiante, veloce, potente — come un brano grunge suonato in uno scantinato, ma sempre equilibrato e pieno di energia. Sa trasmettere emozioni con precisione, costruisce le tavole con dinamismo autentico e dimostra una padronanza del linguaggio manga che non si improvvisa. Il ritmo complessivo è sostenuto e non concede pause inutili: non ci sono momenti morti, e questo è già un merito non scontato.

Kraken Mare è un esordio convincente, frutto di una collaborazione europea che ha saputo conquistare il mercato giapponese. Con qualche affinamento nelle scene d’azione e nella gestione della protagonista, potrebbe diventare qualcosa di davvero notevole.

Kraken Mare
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