Silence – Recensione

Correva l’anno 2009 quando la software house tedesca sfornò quel piccolo capolavoro qual è The Whispered World. Un’avventura grafica bidimensionale disegnata interamente a mano e con dei personaggi tanto divertenti quanto interessanti e talvolta tristi. La sua forza era racchiusa anche in un finale per niente scontato e molto evocativo, mentre la sua creazione era un turbinio di problemi. Per fortuna dopo quel primo passo Marco Hüllen ha potuto continuare a fantasticare sul mondo magico e avvolgente che tanto ci ha colpito, sfornando Silence, il sequel diretto uscito su PC, Playstation 4 e Xbox One.

Silence

Si torna a casa

Prima di procedere con la recensione ci piacerebbe raccontare qualcosa di The Whispered World, ma comprendiamo che rincorreremo in qualche spoiler brutale, rovinando la partita a qualcuno. Cerchiamo però di comprendere che Silence ha molti riferimenti del primo capitolo e che se la vostra conoscenza di questo crea già di per se il giudizio prima del finale. La storia ci porta nel bel mezzo di un freddo inverno, in un paese travagliato dalla guerra, che non risparmia nessuno e non ha pietà nemmeno per i bambini. I protagonisti sono Noah (che abbiamo conosciuto inizialmente come Sadwick nel primo capitolo) e la sua sorellina Renie. La bambina è ancora troppo piccola per comprendere l’enormità e la gravità della loro situazione e sembra che non pensi alle conseguenze delle bombe cadute e dei morti. Come potrebbe. Infondo è solo una bambina. Noah durante i momenti di crisi cerca di darle conforto raccontandole di Silentia e delle avventure di Sadwick, ma durante uno dei bombardamenti i due perdono i sensi e finiscono catapultati proprio in quel magico, ma terrificante mondo.
Da una parte avremo Noah, che da fratello maggiore cercherà sempre di proteggere l’unico famigliare rimasto in vita, Renie. Dall’altra abbiamo Renie. Questo personaggio è a tutti gli effetti però il vero protagonista della storia. La sua innocenza e bontà saranno il fuoco consolatorio dopo che ci verrà spiegata una cosa molto particolare. A metà della storia avremo infatti ben chiaro l’andamento della trama, ma non il suo finale. Tra i grandi ritorni abbiamo anche il simpatico bruco Spot, capace di modellare il proprio corpo aiutandoci con gli enigmi. I dialoghi del gioco funzionano a meraviglia, ma il doppiaggio poteva essere sicuramente di fattura migliore (ma infondo nemmeno il primo capitolo brillava da quel punto di vista). Purtroppo la longevità è abbastanza breve e in cinque ore circa il gioco lo si finisce senza problemi, ma la rigiocabilità è parecchio elevata. La durata ha però dalla sua che non lascia spazi vuoti o momenti di silenzi, ma è cadenzata da un ritmo serrato e deciso.

L’evoluzione dell’avventura grafica

Svecchiare un genere non è una cosa malvagia di per sé. Pensiamo a tanti generi videoludici che nel corso degli anni hanno subito dei cambiamenti necessari per adeguarsi ai tempi. Perché il gioco oltre che per i fan di vecchia data è fatto anche per le nuove generazioni. Da questo punto di vista Silence non ha rappresentato chiaramente l’evoluzione vera e propria del termine in quanto sono già tanti titoli che utilizzano un sistema meramente simile, ma rappresenta pur sempre il futuro. Non abbiamo più l’inventario in cui riporre tutto ciò che troviamo nel gioco e mischiarlo per risolvere i puzzle. Ogni cosa è adesso più intuitiva e non c’è nemmeno la possibilità di scelta presenta in certi titoli come Deponia o Maniac Mansion. Quando saremo vicini a un oggetto ci verrà presentata un’unica scelta da eseguire. Ciò semplifica enormemente la risoluzione degli enigmi. È però molto bello vedere il nostro personaggio con un oggetto tra la braccia mentre avanza e non più in una tasca infinita.

La grande bellezza

The Whispered World aveva dalla sua la meravigliosa realizzazione grafica, fatta completamente a mano e digitalizzata successivamente. Non era difficile perdersi nell’enorme tavolozza dei colori vivi che componevano il quadro finale. In Silence è tutto cambiato, ma rimasto ugualmente splendido. I fondali ora sono pre renderizzati in 2.5D, mentre i personaggi sono realizzati completamente in 3D. Ciò che si nota da subito è nuovamente la delicata scelta dei colori, che da soli possono dirci già molto riguardo alle atmosfere. Come la giovane protagonista, ogni colore ha una certa leggiadria e la composizione finale lascia letteralmente a bocca aperta. Non potevamo aspettarci davvero niente di meglio da questo seguito. I volti dei personaggi, nonostante i contorni cartoon hanno quella potenza nel trasmetterci delle emozioni tipica delle fiabe che funzionano.
Anche la colonna sonora gioca una parte fondamentale all’interno della storia e guida il giocatore dall’inizio alla fine, con le ultime note cariche di malinconia. La scelta dei suoni e degli strumenti risulta sempre azzeccata, come è giusto che sia per un’avventura grafica cosi tanto attesa.

[stextbox id=”alert” caption=”COMMENTO FINALE”]Silence è il continuo dell’avventura grafica The Whispered World e ha tutta la sua delicatezza narrativa. I personaggi si muovono in un mondo onirico e spaventoso, ma la piccola Renie conquista grazie a quell’innocenza e ingenuità tipiche della sua età. Il gameplay è come quello delle avventure grafiche non tradizionali e pecca forse in troppa semplicità, ma il comparto grafico fa il resto, creando una sensazione particolarmente dolce.[/stextbox]

Sull'autore

Rostislav Kovalskiy

Un giovane appassionato del mondo videoludico e di tutto ciò che lo circonda. Cresciuto con i videogiochi e libri tra le mani ha deciso di unire la sua passione per la scrittura con quella per i videogiochi ed ecco perché si trova qui.

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